Osservando i nostri tempi
- Domenico Cravero
- 16 ore fa
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I cambiamenti, numerosi, nel diventare madre
di Domenico Cravero

Dopo la sconvolgente trasformazione adolescenziale, non c’è altro periodo in cui il corpo-mente umano muti così profondamente come nei cambiamenti fisici, psicologici e sociali della matrescenza (Lucy Jones). Le nuove mamme ammettono di non avere parole per descrivere e meno ancora per comprendere il trasformazione che le ha cambiate: un vero cambiamento di stato. “Il mio corpo non è tornato com’era prima e nemmeno io” (L. Jones). La gravidanza e la prima maternità comportano dei cambiamenti drastici nel corpo della donna. È sufficiente il prendersi cura dei neonati perché il corpo-mente ne sia modificato, anche per chi, come la madre adottiva o, se pur in misura minore, il padre, che non vivono la gravidanza e il parto.
I processi neuronali e biologici dell’accudimento di un neonato sono ben più vari e complicati di quanto la retorica della maternità e la poesia della genitorialità possa far immaginare. Nella neo mamma il senso dell’olfatto si accentua, la pelle si popola di acni, il bisogno di mangiare aumenta. La nausea, fastidiosa e insopportabile, sembra una difesa naturale per proteggere il feto dalle tossine. La gravidanza modifica le basi neurali dell’io: il nucleo accumbens, l’amigdala e la corteccia prefrontale. L’ipofisi si allarga e crescono i recettori dell’ossitocina nel cervello e nell’utero. Aumenta il bisogno di compagnia e di coccole, diminuisce l’impulso sessuale. Gli ormoni in subbuglio smuovono il fondale della coscienza e possono anche provocare un misto di ansia, senso di colpa, mancanza di controllo, terrore, bisogno affettivo, senso di trascendenza. Si può diffondere un vago senso di frattura del proprio Io. Molti cambiamenti avvengono, infatti, nei processi della percezione di sé. La maternità è associata a un miglioramento della abilità che introduce a un periodo intellettualmente stimolante e creativo. Il corpo dei figli esercita una costante attrazione magnetica, come s’instaurasse una condizione di entanglement (di “sesto senso”) permanente.
Il cambiamento di stato riguarda anche la visione intera della vita. Con la nascita, i bisogni della famiglia passano davanti a tutto. S’instaura una nuova morale. Se avidità, merito, carriera, guadagno e autorealizzazione sono gli imperativi della società individualista, ora nella modificazione dello stato mentale della maternità-paternità quelle prospettive di vita diventano fuori luogo, appaiono addirittura insensate, immorali. Anche fare qualcosa per sé, può essere vissuto come torto. Si sogna, si immagina una vita assolutamente priva di egoismo. Messa a confronto con l’intensità emozionale della nuova maternità, appare persino “incomprensibile la scelta di non volere figli” (ib).
Il pensiero del neonato accompagna la mamma permanentemente. La neomamma sa che dovrà tornare al lavoro e vuole includere l’attività professionale nella sua vocazione di donna, ma trova molti dubbi interiori, ai quali dovrà resistere, nel vedersi totalmente dedita al lavoro. Una parte di sé pensa di dover stare con il bambino. Rifiuta comunque l’idea di lavorare fino allo sfinimento. Ha bisogno di altro: la vita della natura, l’armonia interiore, l’essenziale della vita che il figlio le rivela. Capisce, infatti, che il suo pensiero sarà sempre i suoi figli, pur riconoscendo (a fatica) che crescendo essi non saranno più sotto il suo influsso diretto. Sarà allora che dovrà affrontare tutta se stessa: rivedere la propria infanzia, ritrovare le sue radici, ristrutturare la sua coscienza.
La neomamma, anche quando sostenuta dalla collaborazione del papà, tende ad assumersi la piena responsabilità delle cure fondamentali. Il periodo di isolamento forzato e le difficoltà fisiche e psichiche del post-partum incidono sulla possibilità dell’insorgere di stati mentali depressivi e ansiosi in quell’ampio spettro di disagi che risponde ai criteri burnout. È una fatica sopportare sentimenti difficili e opposti: serenità intima e stress costante; meraviglia minuto dopo minuto (“Mio figlio fatto dagli stessi atomi dell’universo, delle stesse molecole dei viventi della terra! E cresce, di giorno in giorno!”) e imbarazzo (“È nata/o da me ma non è me!) senza esserne travolti.
Diventare madri, entrare nella paternità sono tappe essenziali del diventare umani, non solo per quella donna e quell’uomo ma per la comunità. Affrontare la denatalità è indagare nuove strade per la rigenerazione del mondo.













































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