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Israele invade il Libano: "Guerra rapida...", assicura Netanyahu

Come il presidente Trump, stesso tono, stesse parole, il primo ministro israeliano Netanyahu annuncia l'invasione del Libano, che sarà rapida, aggiunge, quasi che l'aggettivo possa ammorbidire il senso della distruzione, delle morti, del dolore che essa implica e produce tra la popolazione civile, costretta nuovamente all'esodo forzato.

Sulla stessa linea il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, a sua volta esplicito e chiaro nel riassumere i piani dell'esercito israeliano cui è stato ordinato "di avanzare e conquistare ulteriori aree di controllo in Libano per impedire il fuoco sugli insediamenti di confine israeliani", dopo un precedente dispiegamento di truppe al confine.

Ma si tratta non di un'operazione a terra (cioè un'invasione n.d.r.), ma di una misura "tattica", gli hanno fatto eco i vertici del ministero della Difesa di Tel Aviv, tra lo stupore di chi non riesce a vedere o a comprendere la differenza, quando si legge di nuovi raid aerei israeliani che hanno colpito alle prime luci dell'alba la zona di Haret Hreik, nella periferia meridionale di Dahiyeh, a Beirut, dopo almeno altri due attacchi alla periferia della città, come informa Al Jazeera, sui cui sito è possibile seguire il conflitto con aggiornamenti continui e tempestivi.[1]

L'agenzia con sede a Doha nel Qatar, aggiunge che Israele ha bombardato per il secondo giorno consecutivo la capitale libanese Beirut, mentre Hezbollah ha rivendicato un attacco a una base aerea nel nord di Israele. Il portavoce militare dell'IDF, il tenente colonnello Nadav Shoshani, ha spiegato che "i soldati nell'area di confine in punti aggiuntivi sono posizionati per difendere i nostri civili, al fine di impedire a Hezbollah di attaccarli".

Sulla misura "tattica" è intervenuto anche l'agenzia di stampa nazionale statale libanese, specificando che l'esercito libanese sta lasciando "posizioni avanzate" lungo il confine israeliano. Azione non slegata dagli avvisi "di sfollamento forzato per circa 59 aree del Libano, inclusi diversi quartieri di Dahiyeh, tradizionalmente abitato da una maggior parte della popolazione sciita, visto come base di supporto per Hezbollah".

In una nota, riportata dal quotidiano Haaretz, le forze armate ha annunciato di aver schierato forze di terra nel sud del Libano e hanno dichiarato che continueranno a evacuare i villaggi libanesi. Fonti libanesi hanno riferito che i militari israeliani hanno colpito diversi siti nei sobborghi di Beirut, incluse stazioni televisive e radio affiliate a Hezbollah.

I media libanesi osservano con preoccupazione che le operazioni di Israele, che da ieri colpiscono obbiettivi - almeno settanta - in tutto il Libano, in particolari nelle regioni meridionali e orientali, così come i sobborghi meridionali di Beirut. "approfondiscono i timori di un più ampio confronto regionale".

Di preoccupante c'è anche il tributo di sangue versato dal Libano. Da fonti governative, secondo il DailyStar Lebanon, almeno 52 persone sono state uccise e 154 ferite nell'ultima ondata di attacchi israeliani. Migliaia di persone sono state sfollate - circa 30mila - e il paese ora si trova ad affrontare la doppia sfida della tensione umanitaria e della pressione politica interna. In proposito, il Primo Ministro libanese Nawaf Salam ha annunciato un "divieto immediato" alle attività militari e di sicurezza di Hezbollah. Ha invitato il gruppo a consegnare le armi, segnando una delle posizioni pubbliche più forti assunte da Beirut contro Hezbollah negli ultimi anni. Ma, sottolinea sempre il DailyStar "Rimane incerto se tale direttiva possa essere applicata. Hezbollah mantiene una sostanziale rappresentanza politica e capacità militare, e i precedenti tentativi di limitare la sua presenza armata hanno affrontato ostacoli importanti".


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