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Istat 2022 impietoso, ora occorre un colpo di reni

di Vice



Denatalità, invecchiamento della popolazione, povertà, tutto in aumento: è la fotografia che ci restituisce l'Istat con il suo rapporto annuale 2022. L'Italia aumenta in tutto, ma non in ciò che le servirebbe per crescere. E i numeri parlano, tanto, più di quanto forse gli stessi italiani sono disposti ad ammettere. Rivelano i loro segreti, crucci, paure, tormenti, egoismi, egotismi e disegnano l'identità di una società che mira unicamente alla conservazione, con una parte della popolazione ancora maggioritaria che si culla nell'illusione della eternizzazione del presente con i privilegi annessi per quanto tendenti al ribasso.


Colpisce, per esempio, che si discuta ancora sul reddito di cittadinanza con 5,6 milioni di poveri (che non sono tutti fannulloni o diversamente attivi), meno sulla inesistenza di un piano industriale nazionale da associare alla programmazione delle priorità di interventi infrastrutturali necessari per la modernizzazione del Paese e per l'allargamento della base occupazionale. Si potrebbe anche aggiungere, quanto sia meno singolare che si discuta poco e male sull'affievolimento del coraggio dell'imprenditoria italiana, che non può essere unicamente riconducibile al cuneo fiscale...


Colpisce, per esempio, che si discuta e divida sulla proposta di legge dello Ius Scholae, che prevede di concedere la cittadinanza italiana agli stranieri minori di 18 anni che hanno completato un ciclo scolastico di almeno un quinquennio, mentre da indagini e sondaggi si scopre che gli stessi giovani stranieri, al pari dei loro coetanei italiani, sognano di andare all'estero. La ragione non è certo un arcano: il nostro Paese non ha appeal o se lo ha è scarso e comunque insufficiente per quanti sono disponibili a mettere in gioco il loro surplus di energia psicofisica, a costruire essi stessi nuove piattaforme di sfida nel presente e per il futuro.


Con queste premesse, l'Italia sembra proiettarsi più verso la china di un pericoloso autismo collettivo (frutto anche di una ridotta capacità individuale di comunicare) e di una insanabile frattura generazionale (in proposito, il culto della rottamazione di renziana memoria si è rivelato deleterio per la collaborazione e la comprensione tra persone di età diverse), mentre sarebbe auspicabile esattamente l'opposto, anche in virtù della straordinaria esperienza e longevità umane e professionali delle fasce d'età anziane. Siamo un Paese di vecchi, nessuno lo nega, ma abbiamo ancora chances per non interrogarci melanconicamente su che cosa siamo diventati...

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