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Il taccuino politico della settimana: il senso di essere sindaco

a cura di Claudio Artusi |

Nella nota della scorsa settimana ho rappresentato una sorta di bussola per orientarsi nella scelta dei candidati sindaci e dei programmi elettorali cercando di sottrarci a logiche di scelte epidermiche e/o empatiche. Seguendo questo schema, è rimasto sullo sfondo un valore, forse il più importante di tutti, su cui oggi vorrei tornare, sempre nell’ottica di arricchire la base di riflessione e di scelte che ci approntiamo a fare alla vigilia del voto amministrativo. Un sindaco, da sempre, ma ancor più con la sua elezione diretta, è il vertice istituzionale più vicino ai cittadini. È il soggetto a cui in prima istanza ci si rivolge anche per le tante materie per cui non ha competenza e potere diretti. Il sindaco, oltre che un erogatore di servizi, oltre che una guida strategica, è soprattutto l’interprete dei bisogni e dei sentimenti più profondi della comunità che lo elegge. È quindi uno di noi, che ha la sensibilità di comprendere le emozioni e le ansie che vive la cittadinanza, e che le elabora e le traduce in istanze. Mi sono chiesto quale figura emblematica del passato potesse rappresentare per me al meglio questa immagine! Mi è venuto in soccorso un anniversario: settanta anni fa Giorgio La Pira fu eletto sindaco di Firenze. Figura unica nel panorama politico: il sindaco “santo”, il sindaco “visionario”, il “comunista cattolico”. Terziario domenicano e francescano, a chi gli obbiettava che “la politica era una cosa sporca ” (sic! settanta anni fa), rispondeva che al contrario era un “impegno di umanità e santità”. Personaggio scomodo e controcorrente anche nel suo partito, la Democrazia Cristiana, col suo carisma e la sua passione, fra l’altro, si oppose con successo alla chiusura in atto di alcune grandi aziende fiorentine: la Nuovo Pignone, la Galileo, le fonderie Le Cure. Storico sotto il profilo emotivo, e non è eccessivo definirlo tale, fu l’intervento pressante sul governo per risolvere la crisi della Nuova Pignone. La sua vita fu ricca di iniziative e di imprese nazionali ed internazionali al limite dell’impossibile, condotte quasi con impudenza, forte della consapevolezza che il bene del suo popolo venisse prima di qualsiasi considerazione razionale ed economica. Mi fermo qui, perché non sono capace, né voglio con questa nota fare un quadro di un personaggio così complesso. Chi si candida a sindaco studi la storia, si scelga un ideale a cui ispirarsi, lo tenga ben stretto nei momenti più difficili. Abbiamo tutti bisogno di affrontare la realtà, per quanto nuova e diversa da quella di cui abbiamo fatto finora esperienza, avendo una guida che non possiede soluzioni magiche, ma è capace di condividere lealmente e generosamente il nostro cammino.

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