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"Fraternità Massi", un rifugio carico di poesia

di Tiziana Bonomo

Le tensioni recenti tra Francia e Italia sui migranti, ultime di una serie irrisolta di controversie ai confini che testimoniano anche la debolezza dell'Europa e il prevalere di interessi puramente (e miseramente) elettorali [1] a scapito della vita di migliaia di diseredati in fuga da fame, terrore e guerre[1], riportano la nostra attenzione su coloro che i migranti li salvano, anziché lasciarli morire, con grande senso di umanità e di abnegazione nel silenzio più totale o quasi dell'informazione che predilige occuparsi delle stilettate di chi i migranti li usa appunto come elettorale. L'ennesima vergogna! E tra coloro che s'impegnano verso il prossimo c'è la Fondazione Talità che gestisce un punto di prima accoglienza nel territorio del comune di Oulx, in una struttura messa a disposizione dai padri Salesiani.

La struttura, il “Rifugio Fraternità Massi”, ha iniziato ad operare dall’autunno del 2018 e nel corso del 2021 è passata da una apertura solamente notturna ad un presidio h24. Il fenomeno migratorio è stato caratterizzato, nel corso del 2021, da alcuni elementi che hanno messo alla prova il sistema di intervento attuato: 1) il transito crescente. Si è arrivati a richieste di ricovero notturno fino a 100 persone per notte sul territorio di Oulx; 2) i flussi migratori differenti: oggi assistiamo a una prevalenza di migranti in arrivo dalla rotta balcanica. Famiglie numerose, donne incinte o con bambini piccoli, soggetti deboli giunti dall’Asia stremati dopo un viaggio di mesi o anni, che necessitano di un supporto e assistenza sanitaria disponibile 24/7.

A dicembre del 2021, grazie al fondamentale contribuito della Fondazione Magnetto, la Fondazione Talità ha acquisito un nuovo immobile che permette di aumentare l’accoglienza fino a 70 posti [2]. Ce ne parla Tiziana Bonomo in un particolare reportage che somma, racconti, emozioni e fotografie, in cui ci si ritrova a discutere di comportamenti di altruismo della gente comune che contrasta con quelli degli Stati, come quelli utilizzati dai gendarmi croati al confine, che non esitano, secondo le testimonianze dei migranti, a sdoganare la tortura dal codice penale. Ma non sono i soli... Quando si tratta di offese all'umanità, la compagnia notoriamente si allarga. La Commissione europea sa e tace, mentre la presidente Von der Leyen, ad ogni sciagura, sembra un disco rotto de "una lacrima sul viso". Le elezioni sono alle porte. E il fine giustifica i mezzi, anche se dovrebbe essere l'opposto.

La Porta di Vetro



Milla, una volontaria di (Associazione di animazione interculturale), mi racconta la sua esperienza al Rifugio Fraternità Massi. La proposta di andare al rifugio parte proprio dall’associazione Asaiche scrive ai volontari “Chi vuole venire? Andremo a scoprire insieme la realtà del Rifugio Fraternità Massi ad OULX, che accoglie dal 2018 i migranti di passaggio in Alta Val di Susa che tentano di attraversare il confine con la Francia. Durante la mattina i volontari del rifugio ci racconteranno la loro testimonianza mentre nel pomeriggio parteciperemo alla passeggiata da Claviere al Monginevro, che ogni giorno viene compiuta dai migranti per attraversare la frontiera.”Così Milla va, ascolta, prende appunti, fotografa.

Mi racconta che quando arrivano al rifugio è Piero che – insieme a due donne volontarie – descrive le tante persone che arrivano disidratate, infreddolite, con segni di tortura, con segni invisibili che mai riusciranno a curare. La rotta balcanica ha molti intoppi e uno di questi è rappresentata dalla Croazia. Al confine, i croati per non far passare i migranti li umiliano, lasciandoli senza scarpe, senza vestiti, li bastonano sotto le piante dei piedi. Alcuni giorni fa sono arrivati otto minori di 16 anni di cui quattro dall’Afghanistan: hanno impiegato un anno ad arrivare fino ad Oulx. Ciò significa che sono partiti che avevano 15 anni. Quando arrivano in Francia finiscono in una struttura per i minori come prevede la legge europea che tutela i minori.

Dalle immagini che mi mostra raccolgo alcune impressioni. Sono i disegni che raccontano i migranti. Guardare le carte geografiche, i fogli disegnati, gli avvisi è come leggere un racconto poetico di Gabriel Garcia Marquez. Per un attimo si ha l’impressione che il mondo ci venga incontro con i suoi cammelli, i suoi fiori, le sue bandiere, le sue stelle. I nomi dei luoghi e dei ragazzi portano in Tunisia, Algeria, Marocco, Camerun, Costa d’Avorio, Sud Sudan, Burundi, Sahara, Iran e sono tanti Mohammed, Mostafa, Sana, Ilam, Fanouch, Malik, Sarra, Sirine, Gachita. Molti migranti non conoscono la montagna, non l’hanno mai vista a differenza di quelli che sempre più spesso arrivano dall’Afghanistan, dal Bangladesh, dal Pakistan.

Nei disegni nessuna traccia dei tanti orrori, difficoltà come a voler ricordare soprattutto ciò che fa bene e piuttosto di ciò che fa male. Un disegno descrive il lungo viaggio che qualcuno ha compiuto per arrivare in Italia: Marocco, Turchia, Albania, Grecia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia. Un viaggio che qualsiasi europeo in aereo può compiere in un massimo di 3 ore! Ragazzi che spesso non parlano nessuna lingua e lasciano alcune tracce disegnando con matite colorate la casa, le nuvole, la mamma “ti voglio bene. mi manchi tantissimo”.


Il rifugio Fraternità Massi dona ospitalità a chi è di passaggio con l’eccezione di alcune persone della Costa d’Avorio, scappati dalla Tunisia, di circa 40, 50 anni che al momento sembrano stanziali. Ci sono due operatori che lavorano sempre con turni di 12 ore, per accogliere chiunque bussi alla porta con bisogni diversi. Bisogni che cambiano in base a chi si presenta a chiedere aiuto. Ciò dipende dalla provenienza dei migranti, dallo stato psico-fisico in cui si trovano, dall’età, dall’entità dei problemi sanitari (scabbia, piedi distrutti…) e poi se sono famiglie, singoli individui, minori. Il bagaglio dei migranti è grande come una scatola da scarpe e qualche volta anche meno. Il rifugio è un luogo protetto e ufficiale che la prefettura conosce bene. Per i migranti è vitale il cellullare per un collegamento con chi è stato lasciato o con chi si deve raggiungere. E gli abitanti? Nessun segno xenofobo, alcuni lasciano dei pacchi con la promessa di essere dimenticati, alcuni fanno i volontari e altri gli indifferenti.

Mi immergo nel pensiero di Milla. Penso che la vera rivoluzione siano loro, siano proprio questi migranti con la loro forza e devastazione! Rivoluzionari che non si arrendono di fronte alla fatica, all’assenza di qualsiasi cosa, all’umiliazione, alla mancanza di cibo, alla ricerca di denaro, Rivoluzionari senza certezze come un motore assordante alla ricerca di una giusta velocità. In mezzo a tanti adulti anche tanti minori che lasciano traccia con le loro poetiche creatività sulla carta da disegno, da pacchi, da regalo. Noi possiamo guardare, ammirare, a fatica comprendere, ma sicuramente possiamo camminare, vedere, per capire il mondo che ci viene incontro. Il mondo si muove, come sempre è avvenuto. Non è mai stato fermo. Noi, la nostra storia, sono quei movimenti.



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