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Economia di pace e non di guerra: il grido isolato di Papa Francesco

di Luca Rolandi


Chi ascolta ancora Papa Francesco. Stanco e con problemi di salute, la sua voce sempre più profetica e fuori dal coro, accolta come una rivoluzione dal mondo nove anni e mezzo fa ora è ignorata, ricusata e resa indifferente in un mondo che vive in un frullatore e senza un bussola di civiltà. Trasformare un’economia che uccide in un’economia della vita, in tutte le sue dimensioni”. È il grido di dolore e di speranza da Assisi, Bergoglio rivolge ai giovani di “The economy of Francesco”. “Una nuova economia, ispirata a Francesco d’Assisi, oggi può e deve essere un’economia amica della terra e un’economia di pace”, ha detto il Pontefice: “Ho apprezzato la vostra scelta di modellare questo incontro di Assisi sulla profezia. La vita di Francesco, dopo la sua conversione, è stata una profezia, che continua anche nel nostro tempo. Nella Bibbia la profezia ha molto a che fare con i giovani”, ha ricordato ancora il Papa: “Secondo le Scritture, i giovani sono portatori di uno spirito di scienza e di intelligenza. Ma, “quando alla comunità civile e alle imprese mancano le capacità dei giovani è tutta la società che appassisce, si spegne la vita di tutti”, è il grido d’allarme di Francesco che sottolinea la mancanza di creatività, di ottimismo, di entusiasmo.


“Una società e un’economia senza giovani sono tristi, pessimiste, ciniche”, la denuncia del Papa: “Ma grazie a Dio voi ci siete: non solo ci sarete domani, ma ci siete oggi; voi non siete soltanto il ‘non ancora’, siete anche il ‘già’, siete il presente. Un’economia che si lascia ispirare dalla dimensione profetica si esprime oggi in una visione nuova dell’ambiente e della Terra. Sono tante le persone, le imprese e le istituzioni che stanno operando una conversione ecologica. Bisogna andare avanti su questa strada, e fare di più. Questo ‘di più’ voi lo state facendo e lo state chiedendo a tutti. Non basta fare il maquillage, bisogna mettere in discussione il modello di sviluppo”.


“In questo ultimo anno voi avete lavorato sull’economia delle piante, un tema innovativo”, l’omaggio ai giovani: “Avete visto che il paradigma vegetale contiene un diverso approccio alla terra e all’ambiente. Le piante sanno cooperare con tutto l’ambiente circostante, e anche quando competono, in realtà stanno cooperando per il bene dell’ecosistema”. “Impariamo dalla mitezza delle piante”, l’invito: “la loro umiltà e il loro silenzio possono offrirci uno stile diverso di cui abbiamo urgente bisogno. Perché, se parliamo di transizione ecologica ma restiamo dentro il paradigma economico del Novecento, che ha depredato le risorse naturali e la terra, le manovre che adotteremo saranno sempre insufficienti.


La Bibbia è piena di alberi e di piante, dall’albero della vita al granello di senape. E San Francesco ci aiuta con la sua fraternità cosmica con tutte le creature viventi”. E poi la grande paura della guerra mondiale a pezzi, lo strazio per il conflitto di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina e l’interrogarsi, come dovrebbero fare tutti i leader politici, sul concetto di guerra giusta di difesa. Nessuno più parla di escalation dell’industria di morte come quella delle armi, del business che si realizza sulla vita degli innocenti. Solo Francesco, il papa venuto dalla fine del mondo. Il grido di Francesco è stato, ed è straziante, poiché lucidamente e preventivamente consapevole di non essere ascoltato. Tuttavia deve perseverare per il suo ruolo e la sua testimonianza cristiana Così, se da un lato si avverte il disperato bisogno di trovare una soluzione concordata che fermi l’escalation, dall’altro traspare invece la grave carenza di iniziative (o impegno) dei Grandi, che hanno in mano i destini dell'umanità, che riescano a dare una svolta decisiva per il buon fine dei negoziati che sono fermi.


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