Detto in pochissime parole... Inquietanti analogie muscolari degli Usa tra Iraq e Venezuela
- Indiscreto controcorrente
- 3 nov 2025
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di Indiscreto controcorrente

Petrolio è l'ultimo libro (incompiuto, ma profetico) di Pier Paolo Pasolini, di cui si è ricordato ieri, 2 novembre, il brutale assassinio a mezzo secolo di distanza. Nell'ultimo capoverso della lettera inviata all'amico Alberto Moravia, il poeta, scrittore, regista confida: "Questo romanzo non serve più molto alla mia vita (come sono i romanzi o le poesie che si scrivono da giovani), non è un proclama, chi, uomini! io esisto, ma il preambolo di un testamento, la testimonianza di quel poco di sapere che uno ha accumulato, ed è il completamento diverso da quello che egli si immaginava!". [1]
Dal web: "L'Iraq possiede circa il 9% delle riserve petrolifere globali, stimate in oltre 140 miliardi di barili, classificandosi al quinto posto a livello mondiale. Le riserve di gas sono anch'esse ingenti, collocate al decimo posto mondiale". Analisi consolidata da ricerche, inchieste e studi: "La guerra in Iraq del 2003 è stata giustificata principalmente dalla presunta esistenza di armi di distruzione di massa (ADM) possedute dal regime di Saddam Hussein. Tuttavia, né le ispezioni ONU precedenti all'invasione né quelle successive hanno mai confermato la presenza di tali armi nel paese, creando così una profonda divisione di opinioni e mettendo in discussione le motivazioni della guerra e il ruolo dell'amministrazione statunitense.[...] Molti si opposero all'invasione, sostenendo che la motivazione basata sulle ADM fosse infondata e che il principio della "legittima difesa preventiva" non fosse in linea con il diritto internazionale.[2]
Per un approfondimento del tema si rimanda al film Vice - L'uomo nell'ombra (2018) scritto e diretto da Adam McKay, che descrive il ruolo avuto nell'invasione dell'Afghanistan e dell'Iraq (e la conseguente deposizione ed esecuzione di Saddam Hussein) dall'allora vicepresidente Usa Dick Cheeney, già presidente del colosso petrolifero Halliburton (principali azionista di una società di mercenari impiegati nei teatri di guerra), durante il mandato di George W. Bush. Un'inchiesta di IrpiMedia ha rivelato una totale mancanza di trasparenza nel comparto petrolifero in Iraq che ha condizionato, nonostante le leggi emanate, la difesa dell'ambiente.[3]
Dal web: "Il Venezuela possiede le maggiori riserve di petrolio del mondo, stimate in oltre 300 miliardi di barili, con la maggior parte localizzata nella Fascia dell'Orinoco. Queste riserve sono considerate strategiche per il mercato globale, sebbene la produzione effettiva sia stata storicamente influenzata da problemi economici e sanzioni".[4]
Novembre 2025, articolo del New York Times: "Trump dice che la guerra con il Venezuela è improbabile, ma suggerisce che il tempo di Maduro è scaduto". Come è noto, il presidente americano, che ieri, 2 novembre, ha minacciato un intervento militare in Nigeria, nelle settimane scorse ha autorizzato la Cia ad operazione ombra nel paese sudamericano.[5] A sostegno della sua politica di aggreGli Usa hanno dispiegato una notevole flotta militare nel mar dei Caraibi, mentre la Casa Bianca, scrive The Wall Street Journal, afferma che l'approvazione del Congresso non è necessaria per gli attacchi letali alle barche dei pescatori venezuelani che, secondo una non ancora comprovata accusa, offrirebbero sponda ai narcotrafficanti. Scrive il quotidiano storicamente vicino ai repubblicani: "L'amministrazione Trump crede di poter continuare la sua letale campagna militare contro le presunte navi che trafficano droga nei Caraibi e nell'Oceano Pacifico orientale senza l'autorizzazione del Congresso, anche se i legislatori di entrambi i lati della navata sono sempre più frustrati dal fatto che l'amministrazione non abbia fornito una giustificazione legale per gli attacchi. L'amministrazione non crede che gli attacchi raggiungano il livello di "ostilità" coperto dalla War Powers Resolution, una legge del 1973 che richiede al presidente di terminare qualsiasi operazione militare dopo 60 giorni se non è autorizzata dal Congresso, secondo un alto funzionario dell'amministrazione.[6]
Non è ancora chiaro? Allora si legga I sei giorni del condor di James Grady, 1974; se si avesse difficoltà a reperirlo si passi alla più accessibile trasposizione cinematografica del 1975 I tre giorni del condor di Sydney Pollack, con Robert Redford e Faye Dunaway. Se si desidera integrare la questione con una lettura più strettamente italiana, rimandiamo a Il caso Mattei di Francesco Rosi, 1972, con Gian Maria Volontè, film sulla morte dell'allora presidente dell'Eni Enrico Mattei, uno dei tanti misteri opachi della nostra storia. Come la morte di Pier Paolo Pasolini.
Note
[1] Pier Paolo Pasolini, Petrolio, Garzanti, 2022













































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