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Cattolici e politica, sarà la volta (buona) dei giovani?


Il Cardinale Repole si confronta partendo dai ragazzi con gli amministratori cristiani


di Luca Rolandi


I cattolici in politica, o meglio i cristiani in politica, recitava il titolo dell’incontro promosso dalla Pastorale sociale e del lavoro diretta da Alessandro Svaluto Ferro, nell’ambito del percorso di dialogo tra la chiesa torinese con l’arcivescovo e cardinale Roberto Repole e gli amministratori politici che si richiamano alla fede. Tema sempre caldo, anche in prospettiva elettorale e dopo il passaggio referendario, ma assai diverso da un passato remoto o anche recente. La fine delle ideologie, la conclusione dell’esperienza della Democrazia Cristiana e poi il timido tentativo del nuovo Partito Popolare, scontano ormai il quarto di secolo. Da allora la diaspora cattolica, tra destra, sinistra, opzioni liberali e socialiste, progressiste e conservatrici ha segnato un passaggio che oggi possiamo indentificare in una dimensione di subalternità nei confronti di altre culture. Quali verrebbe da chiedersi? E qui è stato il cardinale Repole ha rispondere con decisione, affermando che la cultura cattolica, nella sua dimensione rispettosa della laicità della politica, ha ancora davvero molto da dire e da fare. Partendo da queste considerazioni, in un sala piccola e con qualche vuoto, si sono dati appuntamenti amministratori in primo piano la presenza del sindaco Stefano Lo Russo, di ieri e di oggi, della città e della provincia di tutte le parti politiche. Questa volta gli amministratori hanno ascoltato e hanno interagito solo attraverso domande inviate al palco con i giovani: due ragazzi delle scuole dei licei di Lanzo, il Sociale, un rappresentante di una iniziativa a Chieri e soprattutto con il sindaco trentenne di Castelmaggiore vicino a Bologna, protagonista di una singolare esperienza di giovani capaci di cambiare la narrazione politica tradizionale. Oltre a queste voci naturalmente alte e preziose sono state le analisi di Lorenzo Pregliasco di You Trend non solo esperto di flussi elettorali che ha fatto alcuni affondi storici di rilievo. E poi la voce, il pensiero e la proposta rispettosa ma molto pregnante del cardinale Repole.


Dalla mattina del Sociale è emerso un tratto inedito, tutto da valutare nel lungo periodo, il “fattore giovani”. I giovani, oggi minoranza nella nostra società, cercano di emergere vogliono contare, non si accontentano più di spazi di parola per poi tornare all’anonimato, in attesa di diventare adulti. E i giovani che hanno parlato a nome di una generazione fragile sono alla ricerca di uno spazio nell’attuale dibattito politico caratterizzato da una feroce polarizzazione e dall’erosione della partecipazione democratica. Non è più il tempo dello scontro intergenerazionale dei decenni del passato o dei più recenti  rottamatori, si percepisce, al contrario, una prospettiva tutta da costruire che si inserisce nel dibattito politico anche dopo l’irruzione dei giovani sul risultato del Referendum sulla giustizia.

Riemergono nella loro autenticità le parole profetiche di Papa Francesco sul cambio d’epoca siano metabolizzate dalle nuove generazioni, perché oltre i sogni, le speranze e gli ideali le richieste formulate sono piene di concretezza in cui emergono temi come: la difesa della democrazia, il senso della partecipazione da protagonisti, il lavoro, l’ambiente e i diritti ed un  ritorno al senso di comunità. C’è anche una critica profonda dall’effimero mondo dei social nel quale i giovani sono immersi, ma che iniziano ad interpretare con una coscienza critica e civica molto matura. Finito il tempo della decostruzione, archiviate le meta narrazioni delle ideologie, incalza cardinale Repole, bisogna risalire ad una svolta politica credibile contro la solitudine cattiva di quello che oggi presenta la società.

Aprire una  nuova fase, con chi e verso cosa?  I giovani chiedono un cambiamento, basata sulla competenza e il merito, senza espressioni di utopiche, dentro ad un processo democratico che superi alcune liturgie desuete della forma partito e della rappresentanza politica tradizionale, spesso fondata sulla ricerca del solo consenso e del potere. Sono appassionati della politica cittadina e nazionale e i loro interessi sono orientati a realizzare una corresponsabilità tra l’azione amministrativa e quella dei corpi intermedi della società civile. I cristiani in politica percepiscono, nella loro dimensione plurale, che il protagonismo giovanile debba essere colto e interpretato. In sala nessuno cita leader politici attuali di destra o sinistra, sullo sfondo emerge la Costituzione e i due nomi importanti del cattolicesimo democratico Alcide De Gasperi e Giorgio La Pira, che i giovani non conoscono, ma che nel loro pensiero possono identificare. La classe dirigente avrà la forza di cambiare paradigmi anche sulla spinta di questa freschezza giovanile? Una sfida che la politica non potrà ignorare già dalle prime verifiche con i turni elettorali del 2027.

 


1 commento


Henry
Henry
5 ore fa

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