top of page

CIG in aumento: spia di fragilità non sempre congiunturale

L'evidenza dei dati e la preoccupante scissione tra occupazione e Pil


di Gian Paolo Masone


Il significativo aumento della Cassa Integrazione Guadagni (CIG), sia nella sua forma Ordinaria collegata a eventi transitori, sia in quella Straordinaria che segnala crisi aziendali e ristrutturazioni profonde, è un chiaro indicatore di un peggioramento delle condizioni economiche in Italia e, in particolare, in Piemonte, regione storicamente a forte vocazione industriale.

Il maggior ricorso alla Cassa era stato, peraltro, “preannunciato” dalla scissione tra l'aumento dell'occupazione e la stagnazione del Prodotto Interno Lordo (PIL). Questo decoupling indica che la crescita occupazionale è avvenuta prevalentemente in settori a bassa produttività e basso valore aggiunto, spesso al di fuori dei grandi circuiti manifatturieri o in forme di lavoro povero (working poor) e, quasi sempre, senza prospettive di sviluppo che possano consolidarsi.


Le cause immediate: le crisi settoriali interconnesse

Le ragioni immediate dell’accentuato ricorso agli ammortizzatori sociali sono dovute a forti shock esogeni e settoriali:

  • Crisi dell'Automotive: Il settore auto, trainato dal Piemonte, è al centro di una duplice transizione (ecologica verso l'elettrico e digitale) che sta richiedendo investimenti e riconversioni massicce, generando un impatto occupazionale immediato e doloroso.

  • Contrazione manifatturiera diffusa: la sofferenza si estende ad altri settori manifatturieri chiave (Metallurgia, Tessile/Abbigliamento, Chimica).

  • Effetto domino tedesco (e i nuovi dazi): il marcato rallentamento economico tedesco – il principale partner commerciale italiano - agisce come un freno alle esportazioni e agli investimenti interconnessi e ha innescato una contrazione a catena nella filiera produttiva.


Oltre l’impatto economico quello psicologico

Le famiglie monoreddito interessate dalla Cassa sono, more solito, costrette a una drastica rimodulazione delle spese essenziali. Ma gli importantissimi aspetti economici non dicono tutto sulla crisi che investe i cassintegrati per i quali rilevano sempre più altri fattori, tra cui il passaggio dalla lotta alla sconfitta personale. In passato, l'alto tasso di sindacalizzazione e il senso di comunità operaia trasformavano lo sconforto in una volontà di lotta collettiva e di rivendicazione. All'opposto, oggi viviamo nell’Era dell'Individualizzazione: in una società fortemente atomizzata (ben dipinta da sociologhi del calibro di U. Beck o Z. Bauman), ma che riserva ancora al lavoro una parte importante del prestigio sociale, di conseguenza la perdita o la sospensione dell’attività viene percepita spesso come un fallimento personale, anziché come una crisi sistemica.

Questo risvolto psicologico rende indispensabile affiancare al mero sostegno economico (l'assegno CIG) anche una nuova attenzione agli aspetti psicologici che derivano dalla forzata inattività e dall'incertezza. Il quadro suggerisce di progettare un supporto olistico che tenga insieme programmi di reskilling e upskilling, servizi di orientamento professionale e supporto psicologico per prevenire l'isolamento e favorire la ricollocazione.


Uno sguardo all’impatto sociale

La fruizione prolungata di ammortizzatori sociali è tra i fattori che spingono dal Dissenso alla Divergenza Sociale. Mentre il Dissenso, per quanto aspro, non mette in discussione il contesto di appartenenza ma nutre la speranza di cambiamento ed è funzionale alla dialettica democratica, la Divergenza abbandona questi tratti. Il cittadino/lavoratore che approda alla divergenza perde fiducia non solo nel presente o in una situazione contingente, ma coltiva una radicale sfiducia, difficilmente reversibile, nella stessa prospettiva di una palingenesi sociale.

L’area della Divergenza, che già raccoglie larga parte degli ultimi immigrati e nutrite fasce giovanili, alimenta a propria volta, sia pure in modo non meccanicistico, prima l’area del populismo, poi quella del non voto e, in alcuni casi, agevola anche lo scivolamento verso la Devianza.


L'insufficienza della sola produttività microeconomica

I risultati degli ultimi anni rendono evidente che la produttività interna alla singola azienda (riduzione dell'assenteismo, ottimizzazione dei tempi, flessibilità interna…) non è più sufficiente per assicurare la competitività in un contesto di concorrenza globale e rapidità tecnologica. Tra le cause profonde della sofferenza, si annovera la mancata crescita e il crollo della produttività totale dei fattori (PTF). La rilevanza degli impatti economici, psicologici e sociali deve indurre a “curare” la vera malattia del Sistema Italia che è unanimemente individuata nella mancata crescita che, a propria volta, trae origine dal continuo e pluriennale sprofondamento della Produttività Totale dei Fattori (PTF o, se preferite l’acronimo internazionale, TFP); da qui le crisi industriali sempre più frequenti e di non facile soluzione.

La PTF non è la “semplice” produttività del singolo lavoratore o della singola fabbrica, ma l'efficienza collettiva con cui vengono combinati il capitale (investimenti) e il lavoro per generare la crescita economica; essa è calcolata sottraendo il tasso di crescita del Lavoro e del Capitale dall’Output e misura, essenzialmente, il contributo all’efficienza aziendale del progresso tecnologico, delle innovazioni organizzative e della qualità delle istituzioni nonché di altri fattori immateriali.


Cambiare rotta e rapidamente

Se la PTF è bassa o stagnante, significa che l'Italia è in grado di produrre meno ricchezza con la stessa quantità di Capitale e Lavoro, rendendo il sistema industriale strutturalmente fragile e meno competitivo a livello internazionale.

In tempi di competizione globale occorre poter fare affidamento su un "ecosistema" più funzionale alla creazione di ricchezza, che includa i cosiddetti fattori esterni o esogeni alla singola fabbrica quali efficienza amministrativa e giudiziaria con maggiori semplificazioni burocratiche e velocità della giustizia civile, infrastrutture strategiche quali reti di trasporto (stradali, ferroviarie) e digitali/informatiche (banda larga e 5G) all'avanguardia, capitale umano, la cui valorizzazione richiama a  un sistema di formazione professionale e universitario in sintonia con le esigenze dell'industria, aggiornato per contenuti e metodologie.

Nelle regate, se ci si accontenta di inseguire i migliori, è sufficiente disporre le vele copiando l’inseguito ma se, invece, si vuol fare (o si è costretti a fare) una gara a sé, occorre avere idee nuove e trovare rotte innovative sfidando l’incognita di un vento di cui per primi si va a sperimentare la forza e la direzione.

Analogamente, l'Italia non può più permettersi di inseguire Paesi che nel frattempo hanno rallentato o che si sono chiusi (come l'attuale Germania o le economie protezionistiche), ma deve trovare rotte innovative e idee nuove sfidando l'ignoto.


L'opportunità europea in parte sprecata

Questo sforzo strategico è praticabile solo sulla base di una netta ripresa della Produttività Totale dei Fattori.

Lascio a chi ha la pazienza di leggere queste righe la valutazione circa l’appropriatezza, rispetto alla ripresa della PTF, degli investimenti provenienti dal PNRR che sono stati decisi e, in parte, attuati; opinione di molti è che l’occasione offerta dall’Europa sia andata, almeno in parte, sprecata.

L'obiettivo finale, il cui conseguimento ridurrebbe di molto le crisi industriali con tutti gli effetti negativi che comportano, non è più competere solo sul prezzo dei prodotti o dei servizi (insostenibile nel lungo periodo), ma sul valore percepito dai consumatori finali, basato sull'innovazione, la qualità del design, l’efficacia del marketing, la tecnologia incorporata nei prodotti, la velocità di consegna.

Senza sottovalutare il dramma di lavoratori che si trovano espulsi incolpevolmente, occorre sempre aver presente che il problema più grave non è dato tanto da una fabbrica che chiude quanto dalla circostanza che, accanto, non ne nasca una nuova in una atmosfera di crescita complessiva.

 

Commenti


L'associazione

Montagne

Approfondisci la 

nostra storia

#laportadivetro

Posts Archive

ISCRIVITI
ALLA
NEWSLETTER

Thanks for submitting!

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

© 2022 by La Porta di Vetro

Proudly created by Steeme Comunication snc

LOGO STEEME COMUNICATION.PNG
bottom of page