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La Posta della Porta di Vetro. Iran: le speranze della volontà e i dubbi su Trump e Netanyahu

Sul nuovo conflitto, nell'arco di appena otto mesi dai bombardamenti del giugno scorso, tra Iran, da una parte, e dall'altra Stati Uniti e Israele, che hanno sparato il primo colpo, mentre erano in corso negoziati a Ginevra[1] sul dossier nucleare, riceviamo a pubblichiamo.


Mentre scintillavano nei cieli dell’Iran e del Medio Oriente i missili portatori di morte e distruzione, soccorrevo con un’amica, la Deli, che era caduta in giardino nel tentativo di strappare a mano la gramigna. Ginocchia a terra, incapace di rialzarsi mi ha detto coi suoi occhi azzurri circondati da fitte rughe: Venite a stare in paese, noi qui siamo soli. Ci sono terre contese e terre dimenticate, terre attraversate dagli eserciti e terre che hanno visto le guerre dei nostri padri, le montagne dove ora lupi e cinghiali marcano il territorio. In queste terre quali eco delle nuove guerre potrà arrivare? Certamente arriveranno i rincari dell’energia che, con la chiusura dello stretto di Hormuz, colpiranno tutto il mondo comprese queste valli dimenticate.

Noi che stiamo scendendo in città facciamo fatica a mettere insieme le emozioni che l’attacco all’Iran ci procura. I corpi delle donne che reclamano una liberazione dalla dittatura dei Guardiani della Rivoluzione, le loro chiome brune scoperte, i veli agitati nel vento, le gambe che penzolano dalle forche, le braccia dei giovani iraniani ammanettate dietro alla schiena preludio a torture e sevizie si contrappongono all’immagine di due uomini più che maturi (hanno all’incirca l’età della Deli) che in quanto a soprusi e violenze, ne sanno qualcosa.

Questi due uomini in forte calo di consensi, nei loro paesi e non solo, hanno deciso ancora una volta di stupire l’umanità, di assestare un calcio al fragile equilibrio del mondo.

Si prospetta una guerra lontana, che i tempi della globalizzazione rendono assai vicina, sarà una guerra lampo, circoscritta che porterà a un nuovo assetto geopolitico in Medio Oriente, con l’instaurarsi di una classe dirigente più aperta ai diritti delle persone e del dissenso? O una guerra che non saprà sostituire politici bigotti, corrotti e crudeli?  O sarà una guerra che si estenderà oltre i confini del Medio Oriente e incendierà il mondo? Per noi che non siamo ancora attori di queste tragedie tutto pare possibile e poco prevedibile. Possiamo solo pensare che ora il petrolio a stelle strisce sarà il più accessibile ai nostri porti e che gli uomini soli al comando stanno dimostrando che gli equilibri geopolitici possono essere stravolti in una notte.

Mariella Fassino


Pongo una domanda semplice: se il piano di Stati Uniti e Israele è finalizzato a decapitare il regime Iraniano, presumo che non potrà che salire al potere un regime di loro gradimento. Con questo non voglio arrivare a sostenere che per gli iraniani sia come passare dalla padella alla brace, ma c'è da chiedersi se la volontà di chi oggi in quel paese manifesta a rischio della propria vita sia davvero rispettata e, soprattutto, quanti siano i favorevoli a Trump e Netanyahu, che non sembrano i soggetti più raccomandabili in materia di libertà e democrazia.

Mirko Ferretti


Note

[1] Ecco quanto diffuso in rete dalla Tv Svizzera il 27 febbraio: "Svolta diplomatica, ulteriori negoziati, oppure rottura e guerra. La comunità internazionale resta sospesa attorno a questi tre possibili esiti del delicatissimo negoziato USA-Iran, arrivato al terzo round a Ginevra. Il rappresentante dell’Oman, il ministro degli Esteri Badr al-Busaidi, dopo aver fatto da spola tra gli emissari di Washington e Teheran, ha parlato di “un’apertura senza precedenti a nuove idee” sul dossier nucleare ed ha dichiarato la sessione conclusa con “progressi significativi”, che porteranno a nuove consultazioni tecniche la prossima settimana a Vienna.

Anche il regime degli ayatollah ha parlato di “colloqui seri”, a cui ha partecipato anche il direttore dell’Aiea Rafael Grossi. “Delusione”, invece, è emersa ad un certo punto della giornata da Steve Witkoff e Jared Kushner, a dimostrazione che la strada resta in salita. A complicare le cose c’è l’insistenza degli iraniani a tenere fuori dalla trattativa il loro arsenale balistico, mentre per la Casa Bianca “questo è un problema”. E nel frattempo si rafforza il dispositivo militare USA nella regione, con la portaerei Gerald Ford diretta verso Israele.



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