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Aria fresca al Salone del libro di Torino

di Maurizio Jacopo Lami


«Curia semper reformanda», motto latino riferito in particolare alla Curia romana ma che in senso più generale significa : «le strutture davvero importanti per funzionare bene devono sempre  essere aggiornate».

 « Ho ricevuto la telefonata sabato su Whatsapp: era un numero sconosciuto...».

Annalena Benini, scrittrice di Ferrara, apprezzata giornalista del Foglio, ha avuto la sua grande sorpresa il 1 aprile, ma non era un pesce: è stata nominata, senza che nessuno se lo aspettasse,  nuova direttrice del Salone del Libro di Torino. E il suo primo importantissimo accenno al futuro : «Sarò libera, me lo hanno promesso».

A chiederle al telefono come un sol uomo («parlavano in cor» ha raccontato divertita Benini) di accettare la direzione, incarico di grande prestigio, ma davvero foriero di pesanti responsabilità, i «tre cavalieri » che hanno deciso di agire compatti per togliere il Salone dall'incertezza: il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, Silvio Viale, presidente dell'Associazione Torino la città del libro, proprietaria del marchio del Salone e Alberto Cirio (presidente Regione Piemonte). Hanno meritatamente deciso di fare tutto in fretta e in segreto per chiudere una situazione complicata che rischiava di avvitarsi su se stessa.

Diciamo subito che questa notizia è positiva per il Salone, perché mette la parola fine alle tensioni che si stavano creando intorno alla nomina che aveva non pochi pretendenti (e soprattutto troppi sponsor che volevano avere voce in capitolo). Inoltre la Bernini ha una caratteristica davvero preziosa in questo complicato momento politico: viene considerata non «pasdaran» dalla Destra e non «orbace» dalla Sinistra. 

Raccontata così fa quasi ridere, ma veramente nei mesi scorsi a Torino si è assistita a una disputa intensa su come dovesse essere il nuovo direttore. Il Centrodestra affermava con convinzione che «è ora che la Destra possa dibattere serenamente al Salone» mentre dal PD replicavano  che non volevano «invasioni». In realtà al Salone tutte le idee sono state sempre bene accette, ma in un periodo di intensi cambiamenti, non è sembrato vero ai politici trovare un nuovo punto di scontro (come se non ne avessero abbastanza). Risultato: erano saltate tutte le candidature iniziali in particolare quella di Paolo Giordano, che in un primo tempo sembrava favorito. E insieme a lui tanti altri che si erano ritirati, sconcertati dalla bagarre. Naturalmente erano seguite le polemiche.

Su tutto la dichiarazione di fuoco del sindaco di Torino, Stefano Lo Russo: «Non siederò ad un altro tavolo se non con Silvio Viale e Alberto Cirio. Gli altri che hanno partecipato al Circo Barnum delle ultime settimane non hanno legittimazione a interloquire con la Città di Torino» Lo ha fatto davvero.

Circo Barnum, quello diventato leggendario nell'America dell'Ottocento per mostrare finti mostri, finti giganti, finte donne ragno... Un giudizio che dà bene l'idea di come lo scontro sulla direzione fosse al calor bianco. A differenza delle epoche passate i vari schieramenti si erano offerti in maniera aperta per la scelta. Il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano aveva addirittura chiesto di esprimere direttamente tre membri del futuro comitato editoriale del Salone. 

In più vi erano state numerose interviste di assessori che parlavano di candidature. Tutto assolutamente legittimo ma troppi davvero si stavano mettendo in mezzo. Benini, fine scrittrice autrice di libri come «La scrittura o la vita. Dieci incontri dentro la letteratura» e il libro «Annalena», da tutti descritta come persona di grande sensibilità porta un vento di novità che da' respiro al Salone, mette la parola fine a diatribe non leggere e soprattutto toglie tutto dalle pericolose secche dell'incertezza. Perché davvero lo scontro politico stava diventando pericoloso per la gestione stessa del Salone. 

Il fatto di essere estranea a tutte le candidature poste in precedenza le dà un ulteriore respiro, il vantaggio di chi è davvero nuovo e può ragionare senza schemi prefissati. Torna in mente quella sua prima frase: «Sarò libera, me lo hanno promesso»

 

 

 

 

 




 

 

 


 

 

 

 

 

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