Ripartire dalla CED per un esercito europeo eviterebbe l'immobilismo
- Antonio Nicolosi
- 4 giu
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Aggiornamento: 4 giu
di Antonio Nicolosi*

La recente recensione di Domenico Moro al libro di Federico Fabbrini L'esercito europeo [1], argomentata in modo estremamente solido sul piano storico-giuridico, tende però ad allungare per alcuni versi, un'ombra sulla questa prospettiva, di cui si discute oramai da alcuni anni. Ed è qui, paradossalmente, che si avverte il "contrasto" con la realtà che si è sviluppata dal febbraio 2022, cioè dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, e dal rischio che ne è conseguito: l'immobilismo. Infatti, secondo Moro, se ho interpretato correttamente il suo pensiero, la ripresa della CED è anacronistico, anche se si tratta dell'unico schema già negoziato. Anzi.
L’analisi sostiene che la CED è superata, perché prevede il comando SHAPE USA a sostituzione degli eserciti nazionali. Ebbene proprio perché la CED è già scritta, negoziata e ratificata dalla Germania, è importante valorizzarla. Rifare tutto ex novo oggi significherebbe 10 anni di trattative mentre la minaccia è ora. La CED andava rivista sì, ma rivedere è più veloce che ricreare. Anche i Trattati UE sono nati e poi modificati, e non riscritti.
L’arma nucleare francese e il comando NATO sono problemi da protocollo aggiuntivo, non da cassonetto.
La tesi teme l’esercito integrato perché è “accentrato”. Come sosteneva Spinelli per la CED era “più facile andare oltre che tornare indietro”. Un esercito federale senza autorità politica unica è un problema, ma è anche il motore che costringe a crearla. Storicamente funziona così: leggasi USA 1787 con l’esercito continentale prima e la Costituzione dopo. Oppure la Germania nel 1871 (Zollverein) ed eserciti degli Stati che confluiscono. Se parti solo da “sussidiario/multilivello” rischi di restare sempre a livello di battaglione Eurocorps: utile per le missioni, inutile per la deterrenza strategica. La deterrenza vera nasce da comando unico, logistica unica, bilancio unico.
Francia e Italia non ratificheranno mai. Ma il 2022 ha cambiato i vincoli politici. La tesi punta sulla posizione di Rassemblement National in Francia e maggioranze instabili in Italia, ma il rischio è politico, perché la guerra che si combatte dal 24 febbraio 2022 ha spostato l’asticella di ciò che è accettabile.
Siamo come prima del 24 febbraio 2022? La Germania ha fatto la Zeitenwende da miliardi di euro. La Svezia e la Finlandia sono entrate nella NATO. La Francia stessa oggi parla di scudo europeo e deterrenza estesa. Un referendum spaventa, ma spaventa di più spiegare agli elettori perché l’Europa dipende ancora al 70% dagli USA per la difesa aerea. Il costo politico del “non fare” è salito. E l’Italia non ha mai votato la CED nel ‘54 non per ostilità, ma perché la Francia non ratificava. Se Parigi si muove, Roma ha la scusa per muoversi.
La Germania con l’estrema destra di AfD nei Länder è un ostacolo su difesa è competenza federale? La tesi: i Länder con un forte partito di destra bloccherebbero la ratifica? La ratifica dei trattati internazionali in Germania è competenza del Bundestag e Bundesrat, non dei Landtag. L’AfD è prima nei sondaggi regionali, ma nei governi federali resta esclusa da tutte le coalizioni. Sul tema difesa c’è convergenza CDU-SPD-Verdi-FDP. Il rischio AfD c’è se l’UE non dà risposte di sicurezza: l’insicurezza alimenta l’estremismo. Una difesa europea credibile toglie argomenti all’AfD, non il contrario.
L’unità minima senza capacità è illusione? La tesi chiude: serve unità, la CED creerebbe divisioni. L’unità senza capacità militare è solo dichiarazione di intenti. La guerra in Ucraina ha mostrato che “unità politica” senza scorte di munizioni, senza difesa aerea, senza comando unico non basta. Gli USA nel 2024 hanno bloccato aiuti per 6 mesi: l’Europa ha capito che l’autonomia non è opzione federalista, ma una necessità strategica. Se aspettiamo l’unanimità perfetta, non partiamo mai. Meglio una “coesione rafforzata” a 9-12 paesi come prevede l’art. 44 TUE, piuttosto che immobilismo a 27.
Sintesi. La tesi proposta ha ragione su un punto: la CED ‘54 va aggiornata e il percorso politico è rischioso.
Ma sbaglia se conclude che sia meglio accantonarla. Oggi il dilemma non è più federalismo contro Stato-nazione. È “autonomia contro dipendenza".
Un esercito sussidiario è utile per il Sahel, non per contrastare la Russia. Per questo serve integrazione reale, anche graduale. La CED, con tutti i difetti, è il telaio su cui costruire, anziché ripartire da zero.
Ultimo punto. L’Europa senza esercito proprio è un gigante economico con stampelle americane?
Le stampelle reggono, finché chi te le presta vuole. Dopodiché si deve decidere se si vuole correre un rischio interno all'Unione Europea o percorrere la strada che ci conduce all'impotenza strategica sul piano militare.
*Segretario Generale UNARMA Carabinieri
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