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Un libro per voi: ”2 Giugno 1946-Storia di un referendum”

Aggiornamento: 3 giu

a cura di Piera Egidi Bouchard


La storia del referendum del 2 giugno 1946 – che ogni anno festeggiamo, e quest’anno, in particolare per gli ottant’anni anche del voto alle donne – è una storia estremamente complessa. A ricordarcelo nel suo libro [1] è Federico Fornaro che con una ricostruzione dei fatti va giustamente molto all’indietro, a quel 9 e 10 luglio 1943, quando le armate statunitensi e britanniche sbarcarono in Sicilia, salutate da un’annotazione profetica di Piero Calamandrei nel suo diario: “Questa avanzata del nemico sulla nostra terra ha l’aria di una liberazione.”

Ma la liberazione avverrà dopo anni di sofferenze per la popolazione, di guerra e di guerriglia, e di un intrico di scelte determinate da una situazione estremamente aggrovigliata, in cui agiranno diverse entità, oltre alle forze naziste, le potenze alleate, coi loro politici e servizi segreti, la monarchia italiana, il Vaticano, i diversi partiti radunati nel CLN che spesso faticheranno a trovare punti d’incontro nelle loro differenti strategie. Anni difficilissimi, che Fornaro, già senatore e ora deputato Pd, ripercorre minuziosamente nel suo saggio, con attenzione di storico e al tempo stesso con acume di politico. Una lettura coinvolgente e appassionante, veramente raccomandabile per capire le nostre radici, che si proiettano anche nel nostro presente.

Dal 25 luglio 1943, all'arresto di Benito Mussolini e alla formazione del governo del maresciallo Pietro Badoglio, seguì il 3 settembre, il cosiddetto “armistizio breve” di Cassibile, poi l’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre via radio, e la fuga del re, della corte, dei ministri militari e dei vertici delle forze armate verso Brindisi, abbandonando Roma e permettendo ai nazisti, divenuti i nemici, di far prigioniera grandissima parte del nostro esercito, rimasto tragicamente senza ordini, e di deportare nei lager circa 800.000 soldati e ufficiali, la cui “resistenza passiva" fino a fine guerra viene studiata e rivalutata solo ora dagli storici, dopo decenni di silenzio dovuto a molteplici ragioni, tra cui soprattutto il fatto che la Germania nella ricostruzione dell’Europa democratica del dopoguerra ridiventava alleata.

Sui patimenti e l’onore di quei nostri militari “internati”(termine deciso da Hitler, non considerati prigionieri di guerra e quindi sottratti alla tutela della Convenzione di Ginevra), giustamente il Presidente Mattarella ha istituito a partire da quest’anno il 19 settembre come giornata dedicata alla loro memoria.

Ritornando a quelle concitate fasi storiche in cui l'Italia è divisa in due e al centro nord opera una Resistenza che cerca anche il riscatto del Paese, sullo sfondo di un regime di occupazione instaurato dagli Alleati in Italia, Fornaro ripercorre in un denso capitolo le diverse strategie verso l’Italia e l’Europa da parte di Washington e Londra, che determinarono una loro competizione anche con l’istituzione di diverse agenzie di intelligence e con l’emergere di una “alleanza anticomunista” che avrebbe portato alla guerra fredda: “Non deve essere mai dimenticato che in nessun altro periodo della storia italiana, negli anni dell’immediato dopoguerra, la situazione internazionale  ha influito in modo così determinante nella politica italiana non soltanto estera, ma anche interna.”

Dopo il 25 aprile 1945, giorno della Liberazione, si apre così, in mezzo a discussioni e diverse ipotesi a cui rimandiamo il lettore, la questione politico-istituzionale, e il 16 marzo 1946 (con un decreto che scioglieva definitivamente i nodi dei poteri dell’Assemblea costituente e della scelta tra monarchia e repubblica) si convocarono i comizi elettorali per il 2 giugno. E si assiste anche al dibattito nei partiti del rischio di un’Italia spaccata in due, con il Sud a prevalenza monarchico e il Nord a prevalenza repubblicano.

Le donne votarono per la prima volta il 10 marzo alle elezioni amministrative, e con un decreto vennero equiparate nei diritti politici di elettorato attivo e passivo. In questa fase i partiti politici sono molto presenti sul territorio. Il 9 maggio il re Vittorio Emanuele III abdica a favore del figlio Umberto, e il 2- 3  giugno si tengono le elezioni (Italia ultima in Europa), con una partecipazione altissima e ordinata della popolazione, quasi a parità tra uomini e donne (89% circa). Le prime schede scrutinate furono quelle per l’Assemblea costituente, che confermarono la forza dei tre principali partiti di massa.

Invece la gestione dei flussi dei dati relativi al referendum fu molto travagliata, con la vittoria finale della repubblica, ma “con accuse da parte monarchica di brogli, mai peraltro certificati dalla magistratura. La cronaca di quei giorni ci restituisce un’Italia divisa e sull’orlo di una pericolosa crisi di sistema, a un passo dal ripiombare nell’incubo di una guerra civile”.

La Cassazione comunicò i risultati solo il 10 giugno (contestati dalla monarchia), e in un clima drammatico, con scontri di piazza e morti l’11 giugno a Napoli, il 13 giugno il re prese la via dell’esilio. Solo il 18 giugno la Cassazione, dopo aver respinto il ricorso dei giuristi, ufficializzava la vittoria della repubblica col 54,26 dei voti contro il 45,74 della monarchia. Il 1 luglio 1946 l’Assemblea Costituente poté così eleggere Enrico De Nicola capo provvisorio dello Stato.

Certo che con guerra e guerriglia partigiana in corso, tra problemi geopolitici, intromissioni di potenze estere, bracci di ferro tra le istituzioni dello Stato, divisioni e polemiche politiche di ogni genere, rileggendo i fatti di quella storia complessa e dolorosa a partire da quel lontano 25 luglio 1943, ora che facciamo festa per il 2 giugno di ottant’anni fa dobbiamo rallegrarci di non essere usciti tutti quanti con le ossa rotte. Tutto sommato siamo stati un gran popolo - donne e uomini- e tutto sommato ci sono stati grandi, avveduti e appassionati leader politici in tutti gli schieramenti. Si può ben sperare nelle risorse vitali del nostro futuro.


Note

[1] Federico Fornaro, 2 Giugno 1946 - Storia di un referendum, Bollati Boringhieri

 

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