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"Voci", festival n. 23 di Passepartout: voce stentorea della provincia astigiana

di Silvia Giordanino


@Franco Rabino
@Franco Rabino

Ventitré candeline: sono quelle che ha spento fino ad oggi Passepartout, il festival della cultura di Asti, organizzato dalla Biblioteca Astense, che si è aperto lunedì 1° giugno, per concludersi domenica prossima.

Ventitré edizioni che si traducono in esperienza sostenuta da un grande successo di pubblico e da una crescente rilevanza mediatica, maturata attraverso la presenza di ospiti illustri del mondo del giornalismo e della cultura.

Il titolo di quest'anno è “Voci”. Non a caso, perché è un invito diretto al pubblico ad ascoltare opinioni, valori e contenuti espressi dal palco. E proprio nell'anno che segna un anniversario importante per il nostro paese: la nascita della Repubblica che pose il primo tassello per realizzare una moderna costituzione, dove a contare fu proprio la pluralità di identità e di visioni della società italiana uscita dalla dittatura e dalla ferita profonda di una doppia guerra, mondiale e civile.

"Ascoltare non è quindi solo un gesto", ma è una scelta che schiude il primo atto di ogni libertà. E come scrivono gli organizzatori “Voci” è un titolo che porta con sé il doppio respiro della libertà e della sua negazione. Ci sono le voci ascoltate, che diventano espressione di dialogo e partecipazione. E ci sono le voci dimenticate, inascoltate, che restano ai margini e chiedono spazio. Ci sono le voci che resistono, che cantano, che si fanno musica, arte e poesia.

Roberta Bellesini,            Presidente Biblioteca Astense      @Franco Rabino
Roberta Bellesini, Presidente Biblioteca Astense @Franco Rabino

Evento gratuito, e non è scontato, caricato in un secondo momento su You tube, porta con sé i valori della provincia, di quelle piccole realtà che sono altrettanti piccoli motori che sommati tra di loro rivelano ai più, e tra lo stupore di molti, una carica di amplificazione stentorea. Passepartout entra di diritto nel novero di queste con la sua semplicità di fare cultura e trasmetterla, affrontando temi scomodi, in una società in cui l’urlo se prima era segno di prevaricazione, oggi è diventato elemento di “distinzione” che fa da anticamera alla prepotenza del Potere. Ed ecco che, come è stato scritto, “ogni voce porta con sé una storia, un’emozione, un frammento di verità. Metterle in relazione significa accogliere una pluralità che non è rumore, ma coro di umanità”.

Tra gli ospiti, segnaliamo le presenze di Benedetta Tobagi, don Luigi Ciotti, lo storico Giordano Bruno Guerri e fuori programma, venerdì 12, la partecipazione di Domenico Quirico.


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