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ITALIANI ALTROVE. Storie, stipendi e vite nuove di chi sceglie l'estero

di Ivano Barbiero


Non hanno più le valigie di cartone, ma partono lo stesso. La nuova emigrazione italiana è fatta di giovani qualificati, lavori internazionali e identità sospese tra due Paesi. Un fenomeno silenzioso che sta cambiando il volto dell’Italia e dell’Europa contemporanea.

C’è una nuova emigrazione italiana che non assomiglia più a quella raccontata nei libri di storia o nei vecchi film in bianco e nero. Non parte dai piccoli paesi del Sud con destinazione America o Belgio e non nasce quasi mai dalla fame. Eppure, continua a crescere, anno dopo anno, in un silenzio quasi sorprendente per la vastità del fenomeno.

Secondo i dati AIRE, gli italiani residenti all’estero sfiorano i 6 milioni e mezzo[1]. Una cifra enorme, che continua ad aumentare soprattutto tra i giovani e tra le persone altamente qualificate. Ma dietro i numeri, le statistiche e le tabelle demografiche si nasconde qualcosa di molto più profondo di un semplice spostamento economico. Sta cambiando il rapporto stesso tra gli italiani e il proprio Paese.


Per decenni emigrare significava partire con l’idea di tornare

Oggi, invece, molti italiani lasciano l’Italia senza sapere se quel ritorno avverrà davvero. Londra, Berlino, Dublino, Parigi o Amsterdam non sono più soltanto tappe temporanee di un’esperienza professionale: stanno diventando luoghi dove costruire una nuova identità, una nuova vita e spesso anche una nuova famiglia.

La motivazione economica resta centrale, naturalmente. I numeri, da questo punto di vista, parlano con estrema chiarezza. Un infermiere italiano che in patria guadagna mediamente tra i 1.600 e i 1.900 euro netti al mese può arrivare a percepirne oltre 3.000 nel Regno Unito o in Irlanda. Nel settore informatico il divario è ancora più evidente: un programmatore junior che in Italia spesso fatica a superare i 2.000 euro netti mensili può facilmente raggiungere stipendi compresi tra i 4.000 e i 5.000 euro nelle grandi città europee.

Anche il mondo universitario e della ricerca continua a spingere molti giovani verso l’estero. Un ricercatore precario italiano che in patria percepisce compensi spesso inferiori ai 1.700 euro mensili può superare i 3.500 euro in Germania, Irlanda o Regno Unito, con condizioni lavorative generalmente considerate più stabili e strutturate.


Secondo diversi rapporti europei sul lavoro e sul costo della vita, il problema non riguarda soltanto gli stipendi nominali, ma soprattutto il rapporto tra redditi, prospettive e possibilità di crescita. Molti italiani emigrati raccontano infatti che all’estero, pur affrontando affitti elevatissimi e costi spesso proibitivi, riescono comunque a costruire una stabilità economica e professionale che in Italia sembrava irraggiungibile.

A Londra una stanza in appartamento condiviso può facilmente superare le 900 sterline mensili, mentre a Dublino gli affitti hanno ormai raggiunto livelli tra i più alti d’Europa. Eppure, migliaia di italiani continuano a trasferirsi in queste città. Il motivo, spiegano molti di loro, è semplice: all’estero il lavoro sembra offrire ancora la possibilità concreta di migliorare la propria condizione, mentre in Italia cresce la sensazione di un sistema sempre più bloccato.

Il confronto emerge con particolare evidenza anche tra le nuove generazioni altamente qualificate. Secondo Eurostat, negli ultimi anni l’Italia ha continuato a registrare salari medi inferiori rispetto a molte economie dell’Europa occidentale, mentre il costo della vita nelle grandi città italiane è aumentato costantemente. È questo squilibrio che oggi spinge molti giovani professionisti verso il nord Europa, il Regno Unito o le capitali internazionali del lavoro digitale e della ricerca.


Retribuzioni medie nette mensili (stime indicative)

Professione

Italia

Regno Unito

Irlanda

Germania

Infermiere

1.700 €

3.200 €

3.000 €

2.900 €

Programmatore IT

2.200 €

4.800 €

4.500 €

4.000 €

Ricercatore junior

1.600 €

3.500 €

3.200 €

3.400 €

Cameriere

1.300 €

2.400 €

2.300 €

2.100 €

Nonostante questo, sarebbe un errore ridurre tutto soltanto a una questione di denaro. Molti italiani che vivono all’estero raccontano una sensazione molto più difficile da quantificare: la percezione che in Italia il futuro si sia lentamente ristretto. La precarietà, la difficoltà di costruire una stabilità economica, i salari bassi rispetto al costo della vita e soprattutto la sensazione di immobilità sociale sono elementi che ritornano continuamente nelle testimonianze raccolte tra gli italiani emigrati negli ultimi anni.


I Paesi preferiti

Carrozza con cavallo davanti alla Cattedrale di Siviglia
Carrozza con cavallo davanti alla Cattedrale di Siviglia

Londra continua a rappresentare uno dei simboli più evidenti di questa nuova emigrazione. Nonostante la Brexit, il costo proibitivo degli affitti e una vita spesso frenetica e faticosa, la capitale britannica continua ad attirare migliaia di italiani. Alcuni arrivano per lavorare nella ristorazione, altri nelle università, nella finanza, nella comunicazione o nelle grandi multinazionali internazionali. Molti vivono inizialmente in stanze condivise, affrontano lunghi spostamenti quotidiani e ritmi lavorativi intensissimi. Ma quasi tutti raccontano la stessa impressione: nel Regno Unito gli sforzi sembrano produrre risultati più concreti e più rapidi rispetto all’Italia.

Anche Berlino e Dublino sono diventate mete sempre più importanti. Berlino attira giovani creativi, freelance, ricercatori, musicisti e professionisti della cultura. Dublino, invece, grazie alla presenza delle grandi aziende tecnologiche internazionali, è diventata una sorta di nuova capitale europea dell’emigrazione qualificata italiana. Ma dietro l’immagine brillante delle capitali europee emergono spesso anche la fatica dell’integrazione, la solitudine e una sottile sensazione di sospensione identitaria.

 

Dove emigrano oggi gli italiani

  • Regno Unito → lavoro internazionale e finanza

  • Germania → ricerca, industria, tecnologia

  • Irlanda → multinazionali digitali

  • Francia → cultura, università, servizi

  • Spagna → qualità della vita e turismo


Molti italiani che vivono all’estero raccontano infatti di sentirsi progressivamente divisi tra due mondi. Non completamente stranieri nei paesi dove vivono, ma neppure più totalmente italiani come un tempo. È una condizione nuova, molto europea, fatta di voli low cost, videochiamate quotidiane, ritorni brevi durante le vacanze e rapporti sempre più complessi con il proprio paese d’origine.

È forse proprio qui che si trova il cuore della nuova emigrazione italiana contemporanea. Non soltanto nel partire, ma nel lento trasformarsi di persone che continuano a sentirsi italiane pur vivendo altrove. Persone che spesso mantengono fortissimi legami emotivi con l’Italia, ma che allo stesso tempo iniziano a costruire radici nuove in altre città europee.

La nuova emigrazione italiana non sta soltanto cambiando la vita di chi parte. Sta cambiando anche l’Italia stessa. Perché mentre migliaia di giovani professionisti lasciano il Paese, si allarga sempre di più il divario tra chi resta e chi sceglie di cercare altrove opportunità, stabilità e prospettive future. Ed è proprio questo fenomeno, silenzioso ma continuo, che oggi sta ridisegnando il volto sociale dell’Europa contemporanea.


(2- Continua)


Note

[1] Il totale degli iscritti all'AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all'estero) al primo gennaio 2025 risulta 6,4 milioni. La ciffra comprende italiani emigrati recentemente, persone emigrate decenni fa e ancora vive, figli e nipoti nati all'estero ma con cittadinanza italiana, cittadini italiani residenti in oltre 190 Paesi del mondo.

I dati più significativi sulla nuova emigrazione sono questi: Dal 2006 al 2024 sono andati a vivere all'estero circa 1,64 milioni di cittadini italiani. Nello stesso periodo sono rientrati circa 827.000 italiani. Il saldo resta negativo per oltre 817.000 persone. Nel solo 2024 gli espatri registrati sono stati circa 155-156 mila, uno dei valori più elevati degli ultimi anni.

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