Crisi energetica all'italiana: sviluppo rinnovabili inversamente proporzionale all'aumento del debito pubblico
- Mercedes Bresso
- 1 giorno fa
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di Mercedes Bresso

Grandi dibattiti in questi giorni sulla solita Europa cattiva, che non vuole che il nostro paese, il più indebitato dell’Unione, faccia altro debito per aiutare i suoi cittadini a sopportare l’aumento dei prezzi di tutti i prodotti energetici. Ma è davvero così?
Anzitutto ricordiamo che il, moderato, controllo che l’Unione e la BCE intraprendono sull’indebitamento dei paesi che hanno aderito all’Euro (e anche degli altri che dovranno in prospettiva entrare nella moneta unica) è legato al fatto che la valuta ufficiale è per importanza la seconda al mondo e lo può restare se dà garanzie di solidità e di stabilità del valore. Quindi gli Stati Membri devono garantire di non fare pazzie con i conti e il debito. E noi siamo "l’allievo" peggiore tanto è vero che per entrare con i primi abbiamo dovuto fare i salti mortali e siamo da sempre sotto attenta osservazione.
Tuttavia l’Unione ha deciso di darci un po’ di fiato in un momento difficile, anche considerando che finora nel processo di rientro dal debito eccessivo siamo stati abbastanza bravi.
Ci hanno quindi detto in sostanza che potevano accettare un modesto ulteriore sforamento, ma purché le risorse fossero dedicate a investimenti per ridurre la nostra dipendenza energetica e potenziare il cammino verso l’incremento delle rinnovabili. Che per noi sono l’unica alternativa a petrolio, carbone, gas e anche nucleare perché, uranio compreso, non possediamo giacimenti significativi delle fonti tradizionali.
Abbiamo invece un grande potenziale, non ancora adeguatamente sfruttato di sole, vento, acqua, mare, geotermia, risorse nostre che con investimenti nelle tecnologie più avanzate in questi campi e in ricerca sulle prospettive future, potrebbe fare di noi il primo paese al mondo totalmente indipendente dalle fonti fossili, inquinanti, pericolose e per le quali dipendiamo dall’estero.
Sembra impossibile, ma non lo è, occorre prendere con coraggio la testa della ricerca e dell’innovazione in questi campi, anche per sostituire i materiali che non abbiamo con altri che possono essere trovati ma soprattutto coinvolgendo ricercatori, imprese, amministrazioni, cittadini nell’entusiasmo per una sfida che potremmo vincere.
Ci sono depositati e in attesa delle sempiterne autorizzazioni, migliaia di progetti sulle rinnovabili, perché non selezionare i migliori e forzare sul sistema autorizzativo anche con una forte decisione, per farli partire con un parziale finanziamento? Perché non togliere tutti gli ostacoli alla creazione delle comunità energetiche che possono rendere i dipendenti moltissime aree marginali del nostro paese? E non solo, perché potrebbero anche funzionare nei quartieri delle città.
Invece di ostacoli, creiamo premi, riconoscimenti, finanziamenti, mettiamo a gara il Paese per farcela, magari anche sollecitando qualche programma televisivo a dare visibilità a questa competizione per l’indipendenza energetica.
Allora i soldi saranno ben spesi, l’Unione ci porterà come esempio e le risorse forse verranno anche dall’annunciato Fondo Sovrano Europeo, che sembra essere il primo titolo di debito ordinario, dopo quelli fatti per il dopo Covid.













































Questo post della professoressa Bresso, a lungo Presidente della Regione Piemonte mi sembra una ottima osservazione. Perchè la sinistra invece di perdere tempo come sempre fa su tutto...con continue polemiche ad intra e ad extra, primarie, e non primarie ( che non gliene frega neinte a nessuno di queste cose..) non prende il toro per le corna e dice: ork, perfetto! se ci votate faremo questo!.. io allora la voterei subito e come me chissà quanti... Perchè mai nesdsun politico prende i problemi reali, li razionalizza, ne fa un bel pacchetto, li presente al pubblico degli elettori con chiarezza e poi si mette li a realizzare? sembrerebbe una cosa apparentemente semplice e concreta... ma ..nessuno ci riesce...grazie per avermi ascol…