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Una Giornata per la leadership al femminile

di Mercedes Bresso

Questo 8 marzo 2023 potremmo definirlo quello della “leadership al femminile”. Anzitutto nel nostro paese: per la prima volta una donna Presidente del Consiglio e, per la prima volta, una segretaria del Partito Democratico. In entrambi i casi donne che si sono imposte per le proprie capacità politiche. Come se la caveranno? Saranno i prossimi anni a dircelo ma intanto è successo e questa è una nuova tappa verso la rottura del tetto di cristallo. E, in questo stesso periodo, sono sempre di più le leader donne in tanti paesi del mondo, donne straordinarie, capaci anche di dimettersi (la prima ministra neozelandese Jacinda Arden), per rivendicare il proprio diritto a una diversa scelta di vita (quanti leader uomini hanno avuto il coraggio di farlo?).

In Italia il percorso delle leadership al femminile è cominciato con le donne sindaco, presidenti di Provincia e di Regione, tutti casi in cui l’elezione diretta ha dimostrato che le donne non solo non perdevano voti, ma spesso erano preferite dagli elettori, perché considerate più concrete e più oneste.

Erano intanto caduti gli ostacoli per le donne ministro (la prima fu Tina Anselmi, cattolica, democristiana, partigiana), presidenti della Camera e del Senato, presidenti della Corte Costituzionale e di quella di Cassazione, Rettrici di Università. Poche, certo, ma per ogni barriera abbattuta abbiamo dimostrato che eravamo capaci come e meglio degli uomini di ricoprire quei ruoli. Manca solo, ora, una donna Presidente della Repubblica per completare un percorso iniziato tanti anni fa.

Oggi, per ricordare le donne pioniere, quelle a cui dobbiamo moltissimo, permettetemi di farvi conoscere una persona straordinaria, una piccola semplice donna del sud, che ci ha aperto la strada con un percorso di lotta e di sofferenza: Vincenza Castria, vedova nel ‘49 di Giuseppe Novello, un manifestante delle lotte contadine per l’occupazione delle terre, ucciso dai carabinieri, lucano di Montescaglioso, come lei.

Dopo la morte del marito la tradizione avrebbe voluto che lei si chiudesse in casa ad accudire al figlio piccolo, invece, spinta da Giorgio Amendola, uno dei leader più autorevoli del Pci, e dalle donne dell’UDI (Unione donne italiane, vicina al PCI) ebbe il coraggio di parlare, partecipando e parlando a tante manifestazioni, diventando membro della direzione provinciale del PCI, e della Assemblea dell’UDI, oltre che collaboratrice del periodico Noi Donne. Proprio lei che aveva fatto le scuole elementari grazie alla maestra per cui sua madre lavorava e che durante la guerra aveva svolto (unica donna alfabeta del paese) la funzione di scrivana pubblica, per le donne che volevano scrivere ai mariti al fronte e alle quali leggeva poi le risposte.

Nel suo instancabile lavoro per i diritti delle donne e dei braccianti del sud, Vincenza dimostrò grandi e vere doti di leader, malgrado le accuse che il Vaticano le rivolgeva per essere comunista e per osare parlare in presenza di uomini, invece di tenere gli occhi bassi e tacere, come si addiceva a una donna, per di più vedova. E fece tutte le campagne per le donne: divorzio, aborto, eguaglianza di diritti. Chi fra noi donne di oggi non ritrova, in questo coraggio indomito, la condizione delle donne iraniane e afghane, che lottano per il diritto all’istruzione e per potere decidere della propria vita? Sono passati circa 70 anni da allora, da quando la condizione delle donne in Italia e ancora di più nel Sud era simile alla loro: con l’eccezione del nostro unico, grande, baluardo, la nostra Costituzione che riconobbe alle donne il diritto di voto e che conteneva, in nuce, tutti i diritti che abbiamo via via rivendicato e ottenuto.

Vincenza si risposò con il sindaco di Montescaglioso, Ciro Candido, con rito civile perché per la Chiesa Cattolica i comunisti erano scomunicati, ebbe ancora due figli e continuò le sue battaglie per tutta la vita. Oggi i suoi tre figli, con l’aiuto di tante persone della Lucania, hanno raccolto i suoi scritti, commovente testimonianza della capacità di riscatto che per tante donne la cultura ha avuto, in un libro che colloca il personaggio di Vincenza Castria nel suo tempo e nella storia delle lotte contadine del Mezzogiorno. Libro che viene presentato oggi, 8 marzo, alle 17 a Chivasso, presso il Teatrino Civico, a testimonianza del fatto che la leadership al femminile nasce anzitutto dentro di noi e dalle lotte che sapremo continuare a intraprendere.





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