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Voglia di Pace: domani manifestazione davanti al Municipio di Torino

Aggiornamento: 21 gen 2023


Domani, sabato 21 gennaio, alle 11, si terrà davanti al Municipio di Torino, in piazza Palazzo di Città, il 47° presidio contro la guerra (le foto sono relative a quello di sabato scorso, in piazza Carignano). Al balcone municipale sarà appeso lo striscione per l'approvazione del Trattato che chiede di abolire le armi nucleati. L'iniziativa vuole celebrare il secondo anno - 22 gennaio del 2021 - dall'entrata in vigore del Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, primo trattato internazionale che si impegna ad eliminarle. Nell'occasione si inviterà per l'ennesima volta che Governo e Parlamento italiano sottoscrivano il trattato che Città di Torino e Regione Piemonte hanno già recepito.


13 mila bombe nucleari nel mondo

L'impegno è stato sottoscritto dalla conferenza dell'Onu il 7 luglio 2017 ed è entrato operativo a 90 giorni dalla ratifica di almeno cinquanta Stati. Nel mondo vi sono oltre 13mila bombe atomiche e oltre duemila test hanno causato vittime di 1a, 2a, 3a generazione e danni ambientali. E con la guerra in Ucraina, che vede la Russia minacciare l'uso della bomba atomica, minaccia reiterata ieri in contemporanea dell'ex presidente russo Dmitry Medvedev e indirettamente dal Patriarca russo Kirill, certo che "qualunque desiderio di distruggere la Russia significherà la fine del mondo, l'abolizione delle armi nucleari è una priorità.

La posizione dell'Italia

L'Italia non ha firmato né il Trattato, né lo ha ratificato. Il 7 luglio del 2017, il nostro Paese era governato da una maggioranza di centro sinistra, presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, oggi commissario europeo per gli affari economici e monetari nella Commissione von der Leyen. Il 22 gennaio del 2021, sedeva a palazzo Chigi Giuseppe Conte, oggi leader dei Cinquestelle che si dichiara paladino della Pace.

Tra i firmatari del Trattato vi è la Santa Sede, in coerenza con la posizione da sempre assunta dalla Chiesa Cattolica e da Papa Francesco.

In un documento, le Acli hanno ricordato che nelle nostre basi militari "di Aviano (Pordenone) e di Ghedi (Brescia), sono presenti una quarantina di ordigni nucleari (B61). E nella base di Ghedi si stanno ampliando le strutture per poter ospitare i nuovi cacciabombardieri F35, ognuno dal costo di almeno 155 milioni di euro, in grado di trasportare nuovi ordigni atomici ancora più potenti (B61-12). Il nostro Paese si è impegnato ad acquistare 90 cacciabombardieri F35 per una spesa complessiva di oltre 14 miliardi di euro, cui vanno aggiunti i costi di manutenzione e quelli relativi alla loro operatività".















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