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Uomo, animali esotici e virus: un rapporto da definire

di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi |


È di questi giorni la decisione del Consiglio dei Ministri che, dopo mesi di richieste della LAV Lega anti vivisezione), ha mosso un primo passo importante per i diritti di milioni di animali esotici selvatici e ibridi tenuti in Italia, approvando tre schemi di decreti legislativi proposti dal Ministro della Salute in applicazione del Regolamento europeo 426/2016 e della Legge di delegazione europea 53/2019.

Il problema si pone sia in termini di tutela degli animali sia per le conseguenze sulla salute dell’uomo che viene esposto a nuovi potenziali rischi difficili da conoscere e da diagnosticare ed i cui pericoli non possono essere più sottovalutati. I confini del problema

L’Italia è il quinto Paese europeo dopo Olanda, Cipro, Lussemburgo e Belgio a intervenire in questo delicato settore attraverso un emendamento approvato lo scorso anno dal Parlamento firmato da politici di molti schieramenti che hanno capito l’importanza di lasciare gli animali selvatici nel loro habitat naturale. Sono note le immagini del wet market cinesi e le ripetute esortazioni del saggista e giornalista David Quammen che nel suo libro “Spillover” (che è stato pubblicato negli USA nel 2012 e in Italia nel 2014) ha previsto come il salto di specie fra animale e uomo sia da evitare, fermando ex ante i mercati di animali esotici e la distruzione del loro habitat. Essenzialmente Quammen metteva in guardia rispetto a una possibile pandemia generata da un virus proveniente da un animale. La genesi del Coronavirus è esemplare: il virus proviene da un pipistrello sviluppatosi a Wuhan in Cina. In base ai dati disponibili, la pandemia ha origine nei pressi di un mercato specializzato nella vendita di animali esotici e scarsamente controllato dalle autorità perché rispondente a tradizioni storiche e consolidate nella popolazione. Già 10 anni fa gli scienziati stavano studiando questo fenomeno del passaggio (spillover) della malattia da animali selvatici a esseri umani, a volte tramite animali domestici o altri animali intermedi. Globalizzazione e WTO

Gli elementi per prevedere una possibile infezione causata da un virus influenzale o un coronavirus erano conosciuti da tempo. Purtroppo è accaduto: un animale selvatico, probabilmente un pipistrello, ha infettato tutto il modo sconvolgendo i già fragili assetti economico sociali. La globalizzazione era un processo in fieri, con regole tutt’altro che definite, specie per quanto riguarda le normative del commercio internazionale, nonostante i tentativi perseguiti dal WTO – World Trade Organization – per governare il sistema del commercio mondiale. Ma l’internazionalizzazione dei commerci avrebbe richiesto un sistema di disposizioni di base per garantire un corretto funzionamento dei commerci. Ma così non è avvenuto. I meccanismi per coordinare gli scambi tra gli operatori delle diverse nazioni avrebbero dovuto ridurre le incertezze definendo ex ante regole certe attraverso forum di negoziazione, anticipando e risolvendo i possibili contenziosi. Le relazioni commerciali implicano però interessi contrastanti e la salvaguardia di questi ha spesso preso il sopravvento sugli interessi generali. I principi generali, quali la non discriminazione, la liberalizzazione graduale degli scambi e la trasparenza, devono ora fare i conti con l’esigenza, diventata imprescindibile con lo scoppio della pandemia, della tutela della salute. La mancata conclusione dei negoziati multilaterali, noti come Doha Round, ha avuto gravi conseguenze sul benessere generale non solo in termini commerciali, ma di igiene degli alimenti e di tutte le sostanze che possono presentare danni per la salute degli individui (non si può dimenticare il commercio di giocattoli con vernici radioattive). Le distorsioni al commercio, irrisolte, si aggravano oggi con gli effetti della cosiddetta crisi del grano provocati dalla guerra in Ucraina, che sicuramente faranno abbassare ulteriormente l’attenzione al problema. In attesa degli interventi del legislatore

L’interesse del legislatore alla materia pare quanto mai appropriata per cui l’emanazione di provvedimenti ad hoc costituisce un importante risultato non solo per tutela degli animali ma per la salute umana agendo sincronicamente sulla prevenzione verso le epidemie e pandemia come quelle Covid-19, Sars, Mers e il virus Nipah di cui si parla pochissimo, ma che causa gravi malattie, anche mortali. Oggi nel nostro Paese sono tenuti dai privati un numero non definito di serpenti, grandi felini, scorpioni, ragni velenosi, pipistrelli della frutta (i più importanti per la trasmissione dei coronavirus) che non rientrano nei cosiddetti animali “da compagnia”. I provvedimenti del Consiglio dei Ministri dovrebbero intervenire con la definizione di alcune decisioni di rilievo, in particolare: l’istituzione di un registro nazionale al quale animali e proprietari devono essere iscritti con l’obbligo di custodirli nel rispetto delle loro caratteristiche; formazione degli operatori, restrizioni alla vendita di animali selvatici e domestici; divieto di vendita di animali alle fiere e nei mercati; norme più severe contro il traffico di cuccioli e verifica della destinazione degli animali invenduti. Nei prossimi mesi gli schemi dei decreti legislativi su questa materia che coinvolge la salute pubblica, saranno esaminati dalle commissioni parlamentari e dalle Regioni per poi tornare in Consiglio dei Ministri e diventare poi una Legge con i successivi decreti attuativi. Sarà ancora un percorso lungo e accidentato (molti interessi economici ruotano intorno agli animali selvatici e domestici), ma se si vuole tentare di creare una convivenza civile fra l’uomo e la natura, e non ricadere una seconda volta nell’incubo appena vissuto, occorre rispettare tutti gli esseri viventi e l’ambiente perché Covid-19 e le sue sottovarianti non sono finite e ci aspetta un autunno, si spera, mitigato dall’introduzione e commercializzazione di un nuovo vaccino già da ottobre. L’Europa ha sottoscritto l’accordo con Pfizer e Moderna per l’approvvigionamento dei nuovi vaccini, ma rimane quanto mai aleatoria l’estensione della campagna vaccinale nel resto del mondo con la preoccupazione che larghe fasce di popolazione siano state escluse e possano diventare terreno fertile per nuove varianti.

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