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Punture di spillo: ci piove addosso il debito, indossiamo l'impermeabile

Aggiornamento: 2 feb 2023

a cura di Pietro Terna

Mentre si discute di MES, o meglio si discuteva[1] sino a ieri, perché ora sembra dimenticato nella nebulosa del “più flessibilità per il PNRR, può darsi, chissà…, in cambio approviamo il MES”, ritorna in campo il Patto di stabilità, sospeso per la pandemia con la speranza di molti che poi ce lo si dimenticasse. Non solo torna in campo, ma ancora più minaccioso per noi. Al confronto, il MES – il fondo salva Stati – è roba da scuola materna; qui siamo al riformatorio o al carcere minorile, immaginando gli Stati come studenti di fronte alle regole del bilancio.


Di che cosa si tratta? Ripassiamo, utilizzando[2] l’Osservatorio conti pubblici italiani. Si inizia con il Trattato di Maastricht[3] (del 1992, istitutivo dell’Unione monetaria) che ha introdotto due regole per garantire la stabilità dei bilanci pubblici: il disavanzo non deve superare il 3 per cento del Pil; gli scostamenti sono ammessi solo in circostanze eccezionali che siano al di fuori del controllo delle autorità nazionali; il debito pubblico non deve eccedere il 60 per cento del Pil; se è maggiore deve ridursi con una velocità “soddisfacente”, non definita.


Nel 1997 il Patto di Stabilità e di Crescita[4] confermava le due regole e aggiungeva la procedura da seguire quando il disavanzo supera la soglia del 3 per cento del Pil. In tal caso, il Consiglio indica agli Stati interessati le opportune misure correttive e un termine, generalmente un triennio, entro cui riassorbire il deficit; l’inosservanza delle raccomandazioni può portare all’applicazione di sanzioni, dallo 0,2 fino ad un massimo dello 0,5 per cento del Pil.

Con la crisi del 2000 (la cosiddetta bolla dell’internet che si sgonfia) e poi la grande crisi del 2008, con la crisi dei cosiddetti subprime e il fallimento della banca Lehman Brothers (a lato la foto della sede), seguito dalla recessione mondiale, quelle regole sono state rese più morbide, ma senza abbandonarle. Anzi, complicandole in modo bizantino. Come detto, la pandemia ha portato alla sospensione del Patto di stabilità, che ridiventerà operativo a gennaio 2024.

Ora si discutono nuove proposte per il Patto e occorre che l’Italia sia super attenta, ai massimi livelli, cosa non particolarmente evidente. Si propongono tre gruppi di paesi, a seconda del livello del debito, con noi nel gruppo peggiore: d’istinto la classifico come una proposta pericolosissima. La regola del 3% è confermata. La riduzione del debito si traduce in una riduzione della “spesa netta”, cioè la spesa pubblica annuale al netto degli interessi sul debito e delle misure legate all’andamento del ciclo economico, ad esempio i sussidi di disoccupazione.

Lorenzo Bini Smaghi,[5] per molti anni nel board della BCE, protagonista di un duro scontro con Berlusconi per motivi istituzionali, non è esattamente un personaggio impulsivo. Recentemente[6] ha espresso serie preoccupazioni, affermando che «la discussione sulla riforma del Patto di Stabilità, avviata nei giorni scorsi in ambito europeo, rischia di mettere l’Italia in una posizione difficile. Sebbene vi sia un certo consenso sulla necessità di modificare il sistema vigente, che è stato temporaneamente sospeso con la pandemia, le proposte di riforma contenute nel documento della Commissione europea suscitano notevoli perplessità, dal punto di vista sia tecnico sia politico». In estrema sintesi: con i tre gruppi a seconda del deficit, noi saremmo i cattivissimi nel gruppo dei cattivi, tanto che il nuovo Patto di Stabilità rischia di essere applicato soprattutto all’Italia; alla

Commissione europea è attribuito il potere di definire, in base ad un algoritmo (formuletta, in parole semplici), il percorso di riduzione del debito pubblico in un periodo di 4-7 anni; l’imposizione di un tetto pluriennale alla spesa pubblica; infine, il rafforzamento del sistema di sanzioni, con la possibilità di bloccare l’erogazione dei fondi del Next Generation EU, che interessa principalmente l’Italia.

Dov’è il dibattito nazionale su questi temi? Il PD cerca la pietra filosofale e la destra maramaldeggia, dando fuoco alle polveri sui suoi temi preferiti. Usciamo dall’Europa? Per fortuna ci scoraggiano gli inglesi, in maggioranza pentiti, con l’adozione del neologismo breget, sintesi di brexit e regret (rimpianto).


Che cosa possiamo fare per fronteggiare la situazione difficilissima in cui saremo presto immersi? Ridurre la spesa è difficilissimo, si pensi agli enormi fabbisogni di recupero per la scuola e ancor più per la sanità. Su Mondo Economico, il 1° febbraio, è comparso l’articolo[7] “Sanità, l'Italia spende la metà della Germania: e non è una buona notizia”; un titolo che non richiede commenti!


Stabiliamo con forza che il PNRR sia un fatto acquisito e che non si debbano rincorrere proroghe che arriveranno perché tutti saranno in ritardo; negoziamo l’approvazione del MES seguendo il ragionamento[8] di importanti personaggi che suggeriscono di scambiare quel gesto con un congelamento praticamente sine die di una parte del nostro debito pubblico; ridiscutiamo le ragioni del Patto di stabilità, scritte sulla sabbia del terrore per l’inflazione e per il deficit pubblico di tedeschi e nordici, ricordando che con la crisi del 2008 e con la pandemia abbiamo attraversato due periodi di gigantesca espansione monetaria, senza inflazione; quella che patiamo ora è dovuta a una guerra e alla miopia dei gestori dei tanti anelli delle catene di fornitura, colpevoli di avere immaginato che il rallentamento produttivo sarebbe durato per molto tempo.


Troppo semplice come ragionamento? Può darsi, ma quando si inizia a negoziare è doveroso bluffare!


Seguiamo Paolo Conte[9] che con Gli impermeabili canta la difficoltà della rivalsa su un fallimento che per il protagonista non è solo professionale, ma umano:


Pioggia sulle insegne delle notti andate Devo pensarci su pensarci su Ma dipenderà dipenderà Quale storia tu vuoi che io racconti?


Scusami un attimo Passa una mano qui, così Sopra i miei lividi Ma come piove bene sugl'impermeabili E non sull'anima


Una metafora dei problemi e dell'atteggiamento del nostro paese… Ma poi, dice il consulente musicale degli spilli, arriva la melodia, e fa scordare la tristezza.


Note [1] https://www.laportadivetro.com/post/punture-di-spillo-what-a-mes-le-giravolte-della-presidente-meloni [2] https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-il-patto-di-stabilita-e-crescita-tra-ieri-e-oggi [3] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:C:1992:191:FULL&from=EN [4] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:31997Y0802(01)&from=DE [5] https://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Bini_Smaghi [6] https://www.corriere.it/opinioni/23_gennaio_27/riforma-patto-stabilita-quattro-motivi-preoccupazione-20b6d5d4-9e78-11ed-b818-21dee78ee2f7.shtml [7] https://mondoeconomico.eu/primo-piano/sanita-l-italia-spende-la-meta-della-germania-e-non-e-una-buona-notizia [8] https://www.laportadivetro.com/post/punture-di-spillo-questo-mes-non-s-ha-da-fare [9] https://youtu.be/UjyWWWbiB34

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