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Legge elettorale sospesa tra astuzie matematiche e latino

di Rocco Artifoni


Una volta c’era il proporzionale e tutto era chiaro. I seggi parlamentari venivano assegnati in proporzione ai voti ricevuti. Nel 1993 il popolo italiano, stanco della troppo semplice proporzione matematica, attraverso un referendum ha optato per un sistema maggioritario al 75% e proporzionale al 25%. Dato che a questo punto si trattava di una matematica più complessa, si è passati all’utilizzo di parole latineggianti, come il “mattarellum”. Con la nuova legge sono state soppresse le preferenze e l’elettore di fatto non ha più potuto scegliere i candidati.

Nel 2005 la classe politica si era già stancata di una legge così complicata e ha deciso di tornare al proporzionale, ma senza preferenze e con il premio di maggioranza. La nuova normativa elettorale dagli autori è stata definita “porcellum”.

Nel 2014 il “porcellum” è stato dichiarato incostituzionale dalla Consulta in riferimento al premio di maggioranza assegnato alla coalizione più votata, senza una soglia minima da raggiungere affinché il premio scattasse, e all'impossibilità per l'elettore di fornire una preferenza.

Nel 2016 si cambia di nuovo e arriva “italicum”, che reintroduce il maggioritario attraverso il ballottaggio, ma l’anno successivo interviene nuovamente la Consulta che dichiara illegittimo proprio il ballottaggio e anche la possibilità di scegliere dove farsi eleggere per chi è stato eletto in più collegi.

Nel 2017 arriva il “rosatellum”, un sistema elettorale misto con il 61% proporzionale, il 37% maggioritario e il 2% riservato al voto degli italiani all’estero.

Nel 2024 la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha riconosciuto fondato il ricorso presentato dal politico radicale Staderini e da alcuni cittadini contro il “rosatellum”.

Anzitutto è stata sottolineata la ripetuta manomissione della legge elettorale in prossimità del voto che viola il principio della stabilità delle regole del gioco sancite dal Codice di buona condotta della Commissione di Venezia, a cui aderisce anche l’Italia, che vieta il mutamento delle regole nell’anno prima delle elezioni.

Inoltre, è stata segnalata la mancata possibilità di espressione del voto disgiunto nella scheda elettorale tra quota proporzionale e voto maggioritario, imponendo un automatismo che viola “il diritto dei ricorrenti di esprimersi liberamente sulla scelta del corpo legislativo in libere elezioni”.

Una terza questione, riguarda l’attuale impossibilità dei cittadini di produrre un “ricorso effettivo” presso i tribunali nazionali ai sensi dell’art.13 della Convenzione CEDU in caso di violazione del diritto a libere elezioni. Infatti i ricorrenti hanno dovuto ricorrere alla Corte Europea.

La palla è ora in mano al Governo italiano che entro il 25 luglio dovrà dare spiegazioni al tribunale di Strasburgo per cercare di dimostrare la legittimità delle procedure elettorali su cui si regge l’attuale maggioranza parlamentare che ha dato la fiducia al Governo in carica.

Vedremo cosa accadrà al tribunale di Strasburgo, ma certamente non occorre la pronuncia della CEDU per riconoscere una grave instabilità delle norme elettorali, una costruzione in perenne rifacimento, poiché gli architetti non progettano per costruire una regola condivisa, ma disegnano sulla base delle convenienze della maggioranza pro-tempore, visto che la legge elettorale è approvata con i numeri della legge ordinaria, pur avendo un valore fortemente connesso alle dinamiche costituzionali.

Nella proposta del “premierato” predisposta dall’attuale Governo era previsto l’inserimento in Costituzione di un premio di maggioranza del 55% dei seggi assegnati automaticamente ai partiti collegati col premier eletto, senza soglie minime. Questa soluzione era evidentemente incostituzionale, poiché analoga al meccanismo del “porcellum”. Di conseguenza sembra che il Parlamento sia intenzionato ad eliminare l’indicazione del 55% dei seggi in Costituzione. Anche in questo caso vedremo quale sarà il testo finale della revisione costituzionale relativa al premierato che verrà approvata dalle Camere.

Al termine di questo sintetico excursus sull’evoluzione (anzi, involuzione) delle leggi elettorali, si giunge ad una conclusione certa: siamo di fronte ad una classe politica che ha ampiamente dimostrato la propria incompetenza, faziosità e irresponsabilità. Latineggiando potremmo definirla un “latrinum”…

 

 

 

 

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