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La morte del Cardinale Severino Poletto

di Vice


Le sue condizioni si erano aggravate nel giugno scorso con il ricovero d'urgenza nell'ospedale di Asti, città in era stato a lungo vescovo, prima che Papa Giovanni Paolo II lo nominasse nel 1999 vescovo di Torino, successore del cardinale Giovanni Saldarini.

Da giugno sono seguiti sei mesi di altalenanti bollettini medici, fino al commiato dalla vita terrena, oggi 18 dicembre, nella sua casa di Testona, frazione di Moncalieri, a pochi mesi dal compiere 90 anni. Con il cardinale Severino Poletto scompare una figura che per un decennio ha incarnato ancora il Principe della Chiesa, una Chiesa al servizio del suo gregge, ma che non intendeva abdicare al suo ruolo "politico" di interlocutore delle istituzioni.

E Severino Poletto, classe 1933, originario del Polesine, trasferitosi in Piemonte con la famiglia, si espresse chiaramente in quella veste nel giugno del 2000, organizzando gli Stati generale della Città, un appuntamento di grande richiamo cui presero parte le istituzioni locali per dialogare sul futuro di Torino. Un metodo per guardare al futuro unito a un costante richiamo al presente con uno stile pastorale che il suo successore, l'arcivescovo Cesare Nosiglia, ha saputo riproporre sul piano sociale, in una delle fasi più difficili e amare sotto il profilo economico e di diseguaglianze galoppanti per la comunità torinese.

Severino Poletto è stato anche il presule di scelte controverse. In primis, la costruzione fortemente voluta della Chiesa del Santo Volto, una "cattedrale" nella periferia nordovest di Torino, che se da una parte è risultata il prodotto di un forte impegno per il recupero di un'area deindustrializzata, dall'altra ha fatto emergere nel tempo elementi di ridondanza stridenti con la visione della Chiesa a favore dei poveri.

In secondo luogo, una parte consistente dei fedeli gli ha rimproverato, all'inizio del Duemila, la sua "tiepidezza" di fronte alla disintegrazione dell'Ordine Mauriziano, un ordine secolare tutelato dalla Costituzione, che all'interno di un'economia per alcuni versi ancora "curtense" rappresentava un punto d'orgoglio della città per i suoi interventi in campo sociale, sanitario e culturale. Il passaggio dei suoi ospedali alla sanità pubblica, letta come una svendita, rimane un vulnus mai cicatrizzato, riapertosi con le sentenze della magistratura contabile e alcuni provvedimenti dell'attuale Giunta Cirio.[1]

Con Severino Poletto si chiude un'epoca per la Chiesa torinese che dal cardinale Fossati a padre Michele Pellegrino, al cardinale Ballestrero e ancora a Giovanni Saldarini, aveva trasmetto e conservato anche nella relazione con la laicità una forte caratterizzazione sul piano culturale e intellettuale che rispondeva oltre che ai bisogni, anche alle ambizioni di Torino.



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