ELEZIONI 2022 - L'Italia ha virato a destra

Aggiornamento: 26 set

di Michele Ruggiero

Antonio Gramsci scriveva che "la Storia è maestra, ma non ha scolari". Si potrebbe chiosare che non si tratta sempre e soltanto di rarefazione della materia prima (gli scolari), quanto della qualità, che sui banchi di scuola normalmente si traduce in attenzione, concentrazione, disciplina allo studio. Ma, nel commentare i risultati elettorali che hanno premiato il centro destra, e in particolare la destra di Fratelli d'Italia (primo partito in Parlamento) e la sua leader Giorgia Meloni, si ha la sensazione che uno dei più grandi pensatori del Novecento, almeno per questa volta, non abbia del tutto ragione.

Gli scolari italiani hanno frequentato le lezioni - ieri forse meno del previsto, con l'astensionismo pericolosamente in crescita, 9 punti in meno in percentuale rispetto al 2018 sono una enormità - e non hanno mostrato di negare alla Storia il suo ruolo di maestra. Anzi. Tra loro ci sono scolari ricchi di coraggio, fantasia ed eclettismo che dalla Storia hanno accolto gli insegnamenti derivati da una data fondamentale nella storia d'Italia, quella del 25 aprile del 1945, il giorno della Liberazione.

Ma è altrettanto vero che una parte di quegli scolari oggi ha deciso di fare un parziale appunto alla Storia, dichiarandosi indisponibile - anche in virtù di una capacità di aggregazione premiante - a equiparare il governo prossimo venturo più a destra della storia repubblicana con quello fascista che scaturì esattamente un secolo fa con la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, che portò al potere Benito Mussolini, il futuro Duce, il tiranno che fece sprofondare l'Italia nelle macerie della Seconda guerra mondiale.

Un giudizio che apparentemente contrasta con tutto ciò che Giorgia Meloni ha nel suo albero genealogico politico. Non è un mistero, anzi, che la prima donna che andrà a occupare Palazzo Chigi e a guidare il Paese su incarico del Presidente della Repubblica, si sia nutrita dell'ideologia fascista o post fascista o neo fascista (a secondo delle valutazioni del momento) e si consideri l'erede spirituale e politico di Giorgio Almirante, esponente di rilievo del Partito fascista della Repubblica di Salò e fondatore del Movimento sociale italiano, il partito che raccolse la fiamma del pensiero mussoliniano. Ma il superamento dello schematismo che mira a confondere Politica e Storia e che ha impedito all'Italia di avere fino a oggi una destra moderata e propositiva può passare anche dalle contraddizioni estreme.

Ora, nel meccanismo dei vasi comunicanti (nei prossimi giorni si potrà avere un quadro esatto delle migrazioni e dei flussi da un partito all'altro) che contraddistingue il blocco sociale del centro destra (Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia) il verdetto che fuoriesce dal voto - complice anche una sciagurata legge elettorale che riflette la mediocrità della classe politica - è chiaro: dopo Berlusconi e Salvini, oggi tocca a Meloni dare una linea politica conservatrice al Paese. E a nessun altro che non sia diretta espressione del voto popolare, come non ha mancato di puntualizzare con legittima soddisfazione Giorgia Meloni.

Dunque, nello scegliere una donna (conservatrice, il che impone il mea culpa a chi si è sempre dichiarato progressista) a Palazzo Chigi, nell'indicare la volontà di una rinuncia a governi usciti dal cilindro di strane alchimie e mediazioni politiche, gli "scolari" italiani hanno mostrato di avere appreso più lezioni, di quanto si possa supporre, che la Storia ha portato in cattedra, soprattutto dal 1992 ad oggi, perché sarebbe limitativo circoscriverla soltanto all'ultimo decennio.

Se gli effetti di quelle lezioni non sono stati però quelli sperati e attesi dalla parte politica opposta, è doverosa una riflessione su quanto il tatticismo esasperato - che risale fin dai tempi dell'esordio di Berlusconi - e le "furbizie" strategiche - successive alla prima sconfitta di Berlusconi - non abbiano anche svuotato lo spirito e l'identità del centro sinistra. In questo caso, la colpa non la si può addossare indistintamente agli scolari che oggi più di ieri sono chiamati a vigilare per evitare radicalizzazioni e tendenze autoritarie che amputino la democrazia, i diritti civili, sociali nel Paese e le sue scelte di paese sovrano, laico e europeista.

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