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L'inflazione vista dal Wyoming: si danza attorno al totem del 2%

di Galeno

Il 22 agosto, tre giorni prima del tradizionale incontro delle Banche centrali a Jackson Hole, Wyoming, nella zona montagnosa occidentale degli States, il Nobel dell’economia Paul Krugman, cattivo ragazzo che proprio per questo mi sta simpatico, scriveva sul New York Times[1] “If the inflation target is wrong, why can’t we just change it?” (Se l'obiettivo di inflazione è sbagliato, perché non possiamo cambiarlo?). L’inflazione deve restare ancorata al 2% all’anno? Chi l’ha detto? Già l’inflazione, che è sia il fenomeno dell’aumento dei prezzi, sia la sua misura, è un artefatto degli economisti che produce effetti moltiplicativi perversi, con il prezzo della tazzina di caffè che aumenta perché il barista ha letto le previsioni sull’inflazione futura e “si porta avanti”. L’obiettivo del 2% è la sublimazione di quel costrutto artificiale.

La valle di Jackson Hole

Frenare ancora l’economia per ottenerlo, anche se l’esperienza ci dimostra che così il rischio della recessione si avvicina? Non ci si potrebbe attestare, argomenta Krugman, a quel 3% verso il quale la cosiddetta core inflation,[2] o inflazione di base sta naturalmente tendendo? Cambiare l’obiettivo nuocerebbe alla credibilità delle Banche centrali? Allora lo si faccia senza sbandierare il cambiamento.

Anche se sono nato nel II secolo e sono un medico, sono molto attento alle vicende economiche che riguardano i miei amici del XXI secolo e quindi ho atteso con grande curiosità la fine del 25 agosto per conoscere entrambi gli interventi[3] chiave di Jackson Hole: quello di Jerome Powell, banchiere e presidente della Fed, iniziato alle 8:05 (le 16:05 in Italia), e quello di Christine Lagarde, presidente della BCE, all’una del pomeriggio (le 21 in Italia).

Jerome Powell

Eccoli lì i due arbitri dei prezzi, con Powell[4] che afferma che “(…) la politica monetaria restrittiva avrà probabilmente un ruolo sempre più importante. Per riportare l'inflazione al 2% in modo sostenibile si prevede che sarà necessario un periodo di crescita economica inferiore al trend e un certo ammorbidimento delle condizioni del mercato del lavoro (ndr: un po’ di disoccupazione)” e Lagarde che fa da sponda, assicurando che[5] occorre “(…) mantenere la fiducia del pubblico nel fatto che, anche in un nuovo contesto, non perderemo di vista il nostro obiettivo. Dobbiamo e vogliamo mantenere l'inflazione al 2% nel medio termine”.

Ma se tra un po’ non ci credono neanche più i tedeschi, in cammino verso la recessione! Personalmente non c’entro, ma voi del XXI secolo li avete votati questi? E com’è allora che sono lì?


Note [1] https://tinyurl.com/3ny7keje [2] Calcolata senza tenere conto dei beni i cui prezzi sono più volatili, come energia e alimentari. [3] A https://www.kansascityfed.org/research/jackson-hole-economic-symposium/jackson-hole-economic-policy-symposium-structural-shifts-in-the-global-economy/ si trova l’agenda completa dell’incontro, con i testi degli interventi e anche il video di Powell. [4] (…) restrictive monetary policy will likely play an increasingly important role. Getting inflation sustainably back down to 2 percent is expected to require a period of below-trend economic growth as well as some softening in labor market conditions. [5] (…) to maintaining public confidence that, even in a new environment, we will not lose sight of our target. We must and we will keep inflation at 2% over the medium term.

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