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Sconfessiamo la guerra come unica risoluzione dei problemi

Mobilitazione per la Pace alle 18 di oggi, martedì 3 marzo, in piazza Castello a Torino. Nessuna solidarietà con la sanguinaria teocrazia iraniana, ma la violazione - oramai sistematica - della Carta dell'Onu è un atto che mira a distruggere per l'ennesima volta la convivenza civile a favore della prepotenza delle armi decisa dal Potere che annulla la forza della ragione e lo spirito di fraternità tra i popoli.


Un appello a partecipare ad un presidio per la Pace è stato promosso da Acli Torino, Cgil, Anpi ed altre associazioni e sigle. La manifestazione si terrà in piazza Castello alle 18. Per gli organizzatori, la nostra Costituzione è chiara nel ritenere che la guerra non possa essere la strada attraverso cui risolvere le controversie internazionali e per tanto oltre a chiedere che il governo italiano condanni l’aggressione all’Iran, chiediamo che le Nazioni Unite condannino l’intervento militare e intervengano immediatamente per proporre una tregua delle ostilità e aprire una fase di trattative.

A chi critica le posizioni pacifiste, con una torsione strumentale evidente tra il diritto internazionale e la giustificazione di ingerenza con la forza bruta, che provoca lutti e devastazioni, nella vita di altri popoli, si possono contrapporre le parole spese da Marco Mascia, Presidente Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” dell'Università di Padova e da Flavio Lotti, Presidente Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace: "Il regime iraniano – come tutti i sistemi autocratici e dittatoriali - va contrastato con coerenza dall’intera comunità internazionale e dalle Nazioni Unite con i numerosi strumenti del diritto, della legalità e della giustizia penale internazionale di cui oggi disponiamo. Basta con le crociate ideologiche e guerrafondaie. Dare centralità al ruolo delle Nazioni Unite rimane un imperativo ineludibile". E nel condannare l'iniziativa congiunta di Stati Uniti e Israele si osserva che "questa nuova guerra è l’ennesima violazione del diritto e della legalità internazionale. Costituisce un atto di aggressione ai sensi dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite e viola l’art. 2 che stabilisce che gli stati “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”. Ancora una volta vengono stracciati i principi e le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite e nel diritto internazionale dei diritti umani".


























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