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L’agenda politica della settimana. Riforme, Draghi “missing”

a cura di Claudio Artusi |

Sono molti decenni che si richiede a gran voce una politica di riforme. Vien da chiedersi: “riforme di che cosa e per che cosa”? Dei modi e delle regole con cui è normata la nostra convivenza di cittadini? Delle modalità di funzionamento dei vari apparati dello Stato? Della politica fiscale e con essa dei criteri di redistribuzione del reddito? Del rapporto fra giovani e mercato del lavoro? Della concorrenza e della cooperazione? Della istruzione? Della salute? Della giustizia? Dello stato sociale? Il termine riforma contiene implicito il valore del cambiamento. Ne consegue che a valle di qualsivoglia riforma vi è chi ne trae profitto e chi nocumento. Non sempre (ma spesso) una buona riforma ci porta verso una società più equa e più vivibile, ma ripeto, non per tutti. Un po’ a macchia di leopardo e con non poca farraginosità molte riforme sono state fatte negli ultimi decenni, ma mai così concentrate nel tempo e così pervasive come ci siamo impegnati a fare per ottenere i fondi del PNRR. Questa è anche la grande sfida del governo Draghi e delle forze che lo sostengono. Lungi da me iniziare il conto alla rovescia rispetto a questo traguardo, ma un po’ di ansia non riesco a nasconderla. La riforma della giustizia penale, amministrativa, civile è nelle nebbie. Sulla scuola non vi sono discontinuità nel corpo insegnanti, nell’organizzazione dei corsi, nei programmi. Il codice degli appalti è ancora lì con le sue complessità. Sulla salute (che non è solo lotta alla Covid) varie regioni si stanno muovendo apparentemente senza una linea guida nazionale. Sul fisco vi sono dei numeri aggregati, ma sono ignoti i modi con cui gli stessi agiranno su persone ed imprese. È probabile che Draghi giochi a carte coperte: magari a qualcuna di queste ha rinunciato, per altre sta preparando un blitz. Me lo auguro! Basteranno le poche settimane che ci separano dalla elezione del Presidente della Repubblica per “chiudere” alcune partite significative in modo irreversibile? Se così non fosse, è lecito sospettare che chi vuole Draghi alla Presidenza della Repubblica punta ad interrompere il processo riformistico. Su questo timore mi sia lecito sperare che il candidato prescelto non sia Draghi.

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