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Il PIL e le stelle… nel giorno di Draghi

di Pietro Terna|

Che cosa c’è di più opprimente di un comunicato che certifica la variazione negativa del PIL? Eppure la notizia, quasi passata in secondo piano, è di quelle che danno un po’ di fiato: anno su anno il PIL è sceso dell’8,9% (oppure 8,8% se non si tolgono dal conteggio i due giorni lavorativi in più del 2020 rispetto al 2019): è una buona notizia rispetto alle profezie di disastro completo raccolte l’anno scorso. Non per caso, il Sole 24 Ore del 3 febbraio titola “L’industria argina il crollo economico”, con buona pace dei catastrofisti in servizio permanente effettivo, anche vicini allo stesso quotidiano. Per il 2021, il comunicato dell’Istat1 ci dice che la variazione acquisita è +2,3%: per garantire quel risultato è sufficiente che, trimestre su trimestre, non ci siano variazioni2. Aggiungo: si tratta di un risultato che è possibile superare, secondo previsioni autorevoli3. Con qualche vanità, chi scrive rimanda all’articolo “Prodotto interno lordo e aritmetica” di settembre, qui nella Porta di Vetro4, con la valutazione di una caduta del PIL 2020 del 6-7%, mentre tante prefiche strillavano -12% o peggio, inducendo un grave pessimismo in chi doveva in quel momento compiere scelte economiche. La seconda ondata della pandemia, con i provvedimenti di frenata delle attività che ne sono conseguiti, ha portato alla perdita di un altro 2%, da cui il risultato complessivo. Un altro risultato numerico importante è arrivato ieri. Ricordiamo tutti il jingle un po’ ossessivo, diventato famoso per un altrettanto famoso Carosello, “Le stelle sono tante, milioni di milioni, ecc.”: sono certo che i milioni di voti andati ai candidati “5 stelle”, e al comico del “vaffa”, che ora strilla fuori tempo “siamo fedeli a Conte”, non ci saranno più. Quelle persone che hanno sprecato il voto sono concittadini con cui discutere in modo costruttivo, come si deve fare tra tutti, per superare le tante barriere degli ultimi anni, nocive a una vera democrazia. Chi ha aiutato l’Italia in modo determinante, in questi anni così complessi, è il presidente Sergio Mattarella, che ora ha spiegato con chiarezza esemplare perché al momento è indispensabile, e subito, un governo di alto profilo. Qualche sciocco strilla al golpe. Sciocco, perché il Parlamento ha piena sovranità, come sempre, anche in questo momento: se non dà la fiducia a Draghi, si va a votare. Se non lo fa, significa che la sua maggioranza la pensa come Mattarella (più qualche pensiero meno nobile). Annoto anche che gran parte di quelli che strillano al golpe hanno anche votato allegramente per la riduzione del numero dei parlamentari. La notizia forte di ieri, che ha mandato in secondo piano il risultato non del tutto terrificante sul PIL, è che si è accertato che la commedia è finita. La pandemia ha coperto la debolezza di una conduzione politica nazionale inaccettabile, in tanti dei suoi personaggi non “in cerca d’autore”, ma semplicemente senza contenuti; commedia che si reggeva su un compromesso tra i 5S, partito artificioso costruito su banalità da social-web, e il PD, partito in cerca dell’identità smarrita. Il sipario si è chiuso e si deve ora aprire su un’altra rappresentazione, che è quella della ricerca del bene comune, a partire dal problema della difesa della salute durante questa terribile vicenda della Covid-19. Serve una discussione profonda, senza censure, su come agire e che cosa fare, mentre intanto si procede in direzioni il più sicure e consolidate possibile, ma con apertura e ampiezza di confronto. Rimando per questo a un articolo del prof. Pescarmona5 su “Coronavirus, l’economia e la malinconia della scienza”. Finita la commedia, il sipario si riapre su un ruolo speciale del presidente del consiglio, che non è quello del superamento dell’emergenza a un passo dal default, affidato a Monti, che inevitabilmente ne ha patito le conseguenze. Il ruolo di Draghi è quello della ricostruzione, come dopo una grande guerra. Certo non ha la bacchetta magica e non è un’azione che si compie in qualche mese o in un anno o anche due, ma le case si costruiscono dalle fondamenta e abbiamo bisogno di ricominciare da quelle. Draghi ha una visione politica, non partitica, ed è quella che ci serve. Quando i ragazzi romani occuparono via Nazionale nel 2011, Draghi – ancora Governatore della nostra Banca centrale – reagì da vero uomo di Stato, da grande servitore delle istituzioni. I giovani “indignati” bloccavano la strada di fronte alla Banca d’Italia e si proclamavano “draghi ribelli”. Dichiarò di capirli, ma non giustificò le violenze che stavano avvenendo fuori d’Italia, mentre a Roma più saggiamente ci si limitava a esibire draghi di gomma gonfiabili: “Se siamo arrabbiati noi adulti … Se la prendono con la finanza come capro espiatorio. Ma li capisco: hanno aspettato tanto… Noi, all’età loro, non lo abbiamo fatto”. Sono certo che il presidente del consiglio Draghi si ricorderà dei giovani e dei loro gravissimi problemi. _______

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