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Il fascino ritrovato: "Les rencontres de la photographie"/3

Aggiornamento: 4 set 2022


di Tiziana Bonomo


Conoscere è un imperativo indispensabile che ben si associa a curiosità! E quindi all’”Espace Van Gogh” per conoscere meglio la storia di Lee Miller modella, fotografa di moda, fotografa di guerra che si scopre in “Lee Miller. Fotografa professionista (1932-1945)”. Nonostante il mio occhio sia allenato a immagini sulla guerra e pure la mia mente a leggere sui conflitti il mio cuore non si allena mai. Una morsa improvvisa violenta diretta al mio stomaco per le immagini nei campi di concentramento di Buchenwald et Dachau nel 1945 (nella foto in alto).


La II guerra mondiale negli scatti di Lee Miller


Lee Miller è famosa per l’autoscatto nella vasca da bagno di Hitler, ma il suo reportage, come corrispondente di guerra accreditato dall'esercito degli Stati Uniti per la versione inglese della rivista Vogue alla fine del 1942, è molto toccante.



Le immagini – all’interno degli articoli dell’epoca e in piccoli formati dentro a bacheche in vetro – scandiscono le conseguenze del conflitto in Europa: in Germania, in Francia, in Inghilterra. Meglio guardare le fotografie dentro alle bacheche per non strapparle per l’orrore, per l’infinita tristezza verso l’assenza umana di pietà, etica, fede, ideali, amore verso i propri simili.

La paura cresce pensando a quanto avviene in uno Stato così vicino a noi e insieme alle lacrime l’impeto di fuggire aumenta per non riuscire a capire, per non riuscire ad accettare.

Quindi impossibile non vedere “Un mondo in guerra. 160 anni di fotografia attraverso le collezioni della Croce Rossa” anche se nuovamente troppe immagini, troppe didascalie, troppe citazioni.




La buonista Croce Rossa che fa guardare il passato dimenticando il presente. Ahimè l’arte alcune volte è una terribile trappola esibizionistica che nasconde dietro alla cultura pesanti fardelli politici e sociali. Notevole comunque la collezione di cui non conoscevo l’esistenza: grandi gruppi, grandi archivi, grande denaro.


Per mantenere la promessa ad un grande fotografo

(nella foto in basso a sinistra), presente alla mostra Strappi di Torino, sono andata a vedere i due fantastici ritratti di Patti Smith nella galleria

del suo amico Dominique “SpeedBird”. Ecco da collezionista non me li sarei lasciati sfuggire!



L'India secondo Mitch Epstein


In mezzo alle mostre c’è da perdersi nella scelta delle conferenze, degli “incontri”, dibattiti, film, vendite all’asta, letture portfolio, presentazioni di libri (sezione ricca e complessa). Rimane fantastico il fatto che poi, spesso, la selezione di una mostra da vedere rispetto ad un’altra dipenda oltre che dal nome del fotografo, dal soggetto delle immagini anche dal luogo.

Così mi sono ritrovata nella suggestiva “Abbazia di Montmajour” ad ammirare, nelle arcate dell’undicesimo secolo i grandi formati di Mitch Epstein “In India. 1978-1989” e parte dei suoi film in proiezione nella stessa aulica sala. Epstein, un maestro della fotografia nato a Holyoke negli Stati Uniti dichiara:” Mi è impossibile riassumere in poche parole tutto ciò che mi ha dato l’India ma direi che la mia vita laggiù mi ha fatto guadagnare in umiltà, quando il mio status di uomo bianco della classe media americana nato dopo la guerra non mi aveva predisposto ad esserlo. L'ho acquisita attraverso la fotografia ed i miei incontri in questo immenso paese, ma anche lavorando con gli indiani. Nel 2020, in un momento di calma imposto dalla pandemia, ho rivisto i miei provini. Mi è stato necessario ritornare in America dopo diversi decenni per vedere veramente l’India che avevo fotografato” (nella foto in basso).


Con l’India negli occhi e il suono delle cicale che si perde in un cielo azzurro che sembra dipinto da Van Gogh mi allontano da Arles pensando che al di là di tutte le mie personali suggestioni, critiche, commenti, innamoramenti questo è un Festival da vedere. Sempre!





Con questo articolo si conclude il reportage da Arles di Tiziana Bonomo


I precedenti

Prima puntata

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Seconda puntata

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