Rette per i malati non autosufficienti: l'amministrazione comunale di Torino ricorre al Consiglio di Stato
- La Porta di Vetro
- 22 ore fa
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Il Comune di Torino tira dritto sull’integrazione delle rette per i malati non autosufficienti. L’avvocatura comunale ha depositato il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Piemonte che condannava la Città a utilizzare l’Isee come unico strumento di calcolo della condizione economica e delle capacità di partecipare al costo dei servizi degli utenti di cure socio-sanitarie, annullando parti rilevanti del regolamento comunale in materia, giudicato illegittimo.
Nel caso specifico, un anziano non autosufficiente ricoverato in Rsa si era visto negare l’aiuto del Comune a pagare la retta alberghiera perché proprietario di un quarto di casa in provincia di Reggio Calabria; un immobile che poco incideva sul suo Isee, ma che il regolamento del Comune di Torino (in vigore dal 2012) considera ostativo al suo intervento. Esiguo l’importo della pensione dell’anziano, poco più di 650 euro mensili che servono al ricoverato per mantenere la moglie a carico in casa di affitto. In totale, l’Isee del malato non autosufficiente è di 6mila euro, la richiesta economica della Rsa, 18mila euro all’anno. Da qui l’impossibilità di pagare la retta e, a fronte del rifiuto di intervenire del Comune, il ricorso al Tribunale amministrativo del Piemonte.
Qualche mese fa, il Tar non solo aveva dato ragione all’utente che pretendeva l’aiuto al pagamento della retta in base all’Isee, ma aveva dichiarato nulle le regole illegittime del Comune e intimato alla Giunta e al Consiglio municipali di approvare un nuovo regolamento, in linea con le regole nazionali. Adesso l’impugnazione della sentenza da parte della Città. «Un atto che giudichiamo quantomeno inopportuno da parte del Comune – commentano i referenti delle associazioni del Coordinamento sanità e assistenza, che hanno dato consulenza alla famiglia dell’anziano – Il messaggio del Comune, così, è ambiguo: aveva imboccato una strada di riforma del provvedimento, ora lo difende in secondo grado».
L’assessore al welfare, Jacopo Rosatelli, ha ribadito a più riprese che le risorse per far fronte a tutte le integrazioni previste dalla normativa Isee «non ci sono» e che «se tutti i comuni del Piemonte la dovessero applicare, costerebbe oltre 30 milioni, da chiedere al Governo, insieme alla Regione». Il Consiglio comunale di Torino ha approvato il 15 dicembre scorso una mozione di accompagnamento al bilancio che impegnava il Sindaco e la Giunta a «ad applicare la norma Isee per la compartecipazione alle quote alberghiere delle prestazioni socio sanitarie» in particolare sul valore degli immobili. Modifica, per ora, rimasta al palo.
Nella partita del ricorso al Consiglio di Stato, entra deciso in tackle (facile) l’assessore al Welfare e vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, pronto a sfidare Lo Russo nella campagna elettorale per l'elezione del sindaco di Torino (2027): «Belle le lezioncine a parole sui diritti, ma poi il welfare del Comune di Torino passa più tempo in tribunale a negare i contributi ai fragili in povertà, peraltro già finanziati dalla sanità regionale, che negli sportelli a concederli». La replica di Rosatelli è dietro l'angolo, la Regione Piemonte non è certo esente da peccati. Si tratta soltanto di aspettare. Dietro l'altro angolo, però, aspettano i meno abbienti. Sempre più numerosi.













































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