Giuseppe Mazzini, un padre "nemo propheta in patria"
- Tullio Monti
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Religione e laicità nel suo pensiero politico
di Tullio Monti

I padri della patria – Cavour, Garibaldi, Mazzini, Cattaneo – dovendo scontrarsi con la Chiesa cattolica e con lo Stato pontificio – che ne costituivano l’ostacolo maggiore - per raggiungere l’unità nazionale, furono inevitabilmente tutti anticlericali, più o meno fortemente e per diversi motivi. A differenza degli altri, in Giuseppe “Pippo” Mazzini l’anticlericalismo era fondato su uno stampo diverso, non politico come in Cavour, o ideologico come in Garibaldi , o ancora filosofico come in Cattaneo, bensì spiritualistico: egli non combatteva lo Stato della Chiesa solo perché questo storicamente da secoli si opponeva all’unità italiana, ma la sua lotta senza quartiere aveva anche una forte valenza religiosa, in quanto dalla “Terza Roma” – quella del “Popolo”, dopo quelle dei papi e degli Imperatori – sarebbe dovuta nascere una nuova religione - di cui egli si considerava una sorta di profeta – la quale avrebbe dovuto sostituire il cristianesimo, sostituendolo nel suo ruolo universalistico.
I giudizi di contemporanei e storici
Luigi Salvatorelli, storico liberale e poi azionista, illustre giornalista antifascista e docente di storia del Cristianesimo, affine alle posizioni del Modernismo – il movimento di riforma interna del cattolicesimo sviluppatosi tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 che tentò di conciliare la dottrina cristiana con la cultura moderna, condannato come eresia da Pio X – nel 1939, riferendosi a Mazzini sostenne che “la categoria più adatta per lui è quella dello scrittore religioso, del profeta”; Gaetano Salvemini, il grande storico, giornalista, meridionalista, docente universitario e politico antifascista, anticomunista e anticlericale, capostipite della nobilissima schiatta dei socialisti eretici fiorentini, non marxisti e liberali – quella di Carlo Rosselli, Ernesto Rossi, Piero Calamandrei – nel 1905 definì Mazzini “un mistico”; Francesco De Sanctis, il sommo critico letterario, scrittore e politico napoletano, deputato della Sinistra storica liberale e ministro della Pubblica istruzione con Cavour, Bettino Ricasoli e Benedetto Cairoli, fin dal 1874 sottolineò lo spirito antireligioso antirazionalista ed anti illuminista di Mazzini, arrivando a sostenere che la Giovine Italia mazziniana fosse “innanzi tutto un sistema religioso e morale”; Michail Bakunin, il filosofo e rivoluzionario russo, uno dei massimi fondatori dell’anarchismo moderno, assieme a Proudhon e Kropotkin, definì polemicamente Mazzini non solo “un metafisico deista”, ma addirittura “fondatore della nuova chiesa in Italia”.
Mazzini, nello spiegare la sua celebre formula “Dio e Popolo”, scriveva: “Dio e il Popolo... Dio, padre ed educatore, il Popolo, interprete progressivo della sua Legge”. Per Mazzini il richiamo a dio è qualcosa di essenziale: “esiste universalmente la credenza in esso: esiste universale il bisogno di un’idea, d’un centro, d’un principio unico a cui si richiamino le norme delle azioni, i principi secondari che reggono la società”. Per Mazzini “l’ateismo…, disperazione, lo scetticismo debolezza” e poi “la disperazione e l’ateismo sono la stessa cosa” e ancora “senza religione, la scienza politica non può creare che dispotismo o anarchia” e infine “La religione e la politica sono inseparabili”.
Infatti, secondo Denis Mack Smith, lo storico britannico specializzato nel Risorgimento e nel fascismo italiani, per Mazzini “risultano complementari fede religiosa e convinzioni politiche”. Nell’ottica di Mazzini la religione avrebbe ricoperto un ruolo fondamentale nella nuova repubblica, in quanto egli rifiutava il concetto di laicità e di separazione fra stato e chiesa, mentre, al contrario, teorizzava una sorta di “teocrazia popolare”, in cui l’Assemblea costituente avrebbe ricoperto anche il ruolo di Concilio Nazionale delle Chiese.
Ritengo che si possa correttamente affermare che la politica mazziniana consista in una “religione civile”, una religione che non comporta l’esigenza di alcuna chiesa – con i propri dogmi e le proprie gerarchie di clero verso cui tutti debbono ubbidienza: anzi, il popolo, unico vero protagonista del progresso storico, è formato dalla totalità dei cittadini, senza differenze di credo, di sesso, di censo, di casta, di classe. Una religione, quella mazziniana, che non si pone prospettive metafisiche o ultraterrene, perché si fonda sui principi del “progresso indefinito” e “progresso significa negazione d’ogni autorità che sancisca l’immobilità dello spirito”.
D’altra parte occorre non dimenticare che Mazzini, pur ripetutamente sollecitato a farlo e pur essendo ad essa vicino per molti versi, rifiutò sempre di iscriversi formalmente alla massoneria – sia in Italia, che in Inghilterra, dove visse a lungo in esilio – convinto com’era di dover rispettare un unico giuramento d’obbedienza, quello di rendere l’Italia “una, libera, indipendente e repubblicana”.

I suoi "avversari": papato e materialismo
Due furono gli avversari mortali che Mazzini non smetterà mai di combattere: da una parte il papato con l’intera gerarchia cattolica, “una Chiesa senza missione, senza virtù, senza amore del popolo, senza culto di progresso e di vero”; dall’altra parte l’ateismo ed il materialismo. D’altronde egli scrisse: “Il Dio dei Cristiani non è il mio”, anche se poi altrove affermò “Conviene non obliare che il Cristianesimo ha proferito per primo la parola eguaglianza, madre della libertà”. In realtà Mazzini apprezzava il cristianesimo, riconoscendogli il merito di aver contribuito, con la sua morale, al progresso ed alla libertà delle persone; tuttavia riteneva che ogni fede religiosa fosse sottoposta alla legge del progresso e che stesse per giungere un’epoca in cui una nuova fede avrebbe trionfato nel mondo.
La sua fede religiosa restava tuttavia vaga ed indeterminata e, pur riprendendo molti concetti ed idee della visione cristiana, presentava anche caratteristiche radicalmente differenti: secondo Mazzini infatti dio non manifestava il suo messaggio una volta per tutte, ma in ogni epoca faceva conoscere la sua dottrina attraverso una rivelazione progressiva; inoltre Cristo veniva ricondotto ad una figura di semplice “rivelatore”, perdendo ogni connotazione divina e l’idea del peccato scompariva, mentre la redenzione assumeva un accento terreno attraverso la liberazione dei popoli; infine Mazzini credeva nella reincarnazione e nel progressivo avvicinarsi a dio attraverso le esistenze successive. Lo stesso obiettivo politico di costruire un’Italia repubblicana, unita ed indipendente, egli lo considerava un’opera religiosa, in quanto dio aveva assegnato ad ogni nazione una missione da compiere ed il compito dell’Italia sarebbe stato quello di far da guida agli altri popoli europei nella lotta per l’emancipazione, secondo il principio di nazionalità.
Nella sua lunga attività cospirativa Mazzini non riuscì ad attuare i suoi propositi religiosi, anche perché non ricoprì mai incarichi politici, fatta eccezione per la breve parentesi di Triumviro (assieme a Carlo Armellini e ad Aurelio Saffi, ma in realtà ne fu il vero “capo”) della Repubblica Romana del 1849 – che durò 5 soli mesi, da febbraio a giugno, nascendo con la fuga a Gaeta di Pio IX e morendo con l’invasione di Roma da parte dei francesi del presidente Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro imperatore Napoleone III – nella quale tuttavia non ebbe l’occasione di attuare la sua riforma religiosa e, anzi, con l’articolo 2 della Dichiarazione all’Assemblea Costituente Romana stabiliva che “il Pontefice Romano avrà tutte le guarentigie necessarie per la indipendenza nell’esercizio della sua potestà spirituale”.

Conviene rammentare che la Costituzione della Repubblica Romana, pur così profondamente influenzata dal pensiero mazziniano, fu in realtà la prima ed unica costituzione italiana compiutamente e coerentemente laica e separatista fra lo stato e le chiese, per una totale libertà religiosa, ben più anche della Costituzione della Repubblica Italiana del 1948, che porta con sé il vulnus gravissimo dell’articolo 7, che inserisce il Concordato clerico-fascista del 1929 nel cuore della carta nata dalla Resistenza antifascista.
Per concludere, utilizzando l’efficace definizione di Arturo Colombo, storico, giornalista e docente universitario, uno dei massimi studiosi del pensiero di Mazzini, possiamo affermare: “Laicismo di Mazzini? No. Laicità di Mazzini? Neppure. Anticlericalismo di Mazzini? Sì. Anti-papismo di Mazzini? Sì. Anticattolicesimo di Mazzini? Sì, ma non anticristianesimo”.
Lo scontro con i marxisti
Dal punto di vista politico, occorre ricordare che l’Associazione Internazionale dei Lavoratori, la cosiddetta Prima Internazionale, fondata a Londra nel 1864 e che operò fino al 1876, vide tra i suoi fondatori Karl Marx (il principale promotore, che rappresentava i socialisti marxisti), i socialisti non marxisti (fra i quali l’italiano Giuseppe Garibaldi: “Il socialismo è il sole dell’avvenire”), Michail Bakunin che rappresentava gli anarchici e Mazzini (anche se egli non partecipò mai ai suoi lavori), in rappresentanza dei mazziniani italiani. Egemonizzata dai marxisti, nel 1871 vennero dapprima espulsi dall’Internazionale i mazziniani, con l’accordo tra socialisti ed anarchici, in quanto essi rifiutavano la logica della lotta di classe, poi, ad opera dei marxisti, gli anarchici seguaci di Proudhon ed infine gli anarchici seguaci di Bakunin. Nel 1889 venne poi fondata a Parigi la Seconda Internazionale (socialista marxista), che operò fino al 1916, poco dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, che fece implodere l’internazionalismo socialista. Nel 1923 venne poi fondata ad Amburgo l’Internazionale Operaia Socialista, costituita dai partiti socialisti e socialdemocratici riformisti, sciolta di fatto dallo scoppio della Seconda guerra mondiale scatenata dai nazisti e sulle cui ceneri rinacque poi, nel 1951 a Francoforte, l’attuale Internazionale Socialista.
Il movimento politico del Repubblicanesimo prenderà le mosse dal pensiero mazziniano e, dalla Giovine Italia (fondata nel 1831) e dal Partito d’Azione (fondato da Mazzini nel 1853 e da lui sciolto nel 1867), si trasmetterà poi al Partito Repubblicano, fondato nel 1895, erede della Sinistra storica liberale, nella sua connotazione più estrema, radicale e rivoluzionaria all’interno del cosiddetto partito democratico tra fine ‘800 ed inizio ‘900 (che si ispira alle idee di Mazzini, di Carlo Pisacane, di Aurelio Saffi e del primo Garibaldi), con la propria originalità di sinistra non marxista, ma di liberalismo sociale aperto ai ceti lavoratori. I repubblicani fondarono in Italia le prime organizzazioni del movimento operaio, prima ancora dei socialisti: associazioni operaie, casse mutue, cooperative, scuole popolari.
Dal rapporto Censis del 2024 emerge come il 20 per cento degli italiani (ben uno su cinque), non abbia idea di chi sia Giuseppe Mazzini. Ciò peraltro contrasta nettamente col fatto che Mazzini sia, dopo Giordano Bruno e prima di Antonio Gramsci, il pensatore italiano più conosciuto all’estero (soprattutto in Gran Bretagna e nel mondo anglosassone, ma anche in India – il Mahatma Ghandi ne conosceva perfettamente il pensiero). A dimostrazione della ben nota massima per cui “nemo propheta in patria”.













































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