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Conto alla rovescia per la Riforma fiscale

di Anna Paschero|

In risposta alle raccomandazioni e solleciti provenienti dalle Istituzioni europee Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede la riforma di alcune componenti del sistema tributario italiano: in particolare, occorre che l’Italia proceda ad una revisione complessiva della tassazione per ridurre il cuneo fiscale sul lavoro trasferendo su altre basi imponibili l’onere fiscale. La riforma del sistema fiscale italiano rappresenta, dunque, una sorta di conditio sine qua non per l’accesso alle risorse finanziarie concesse al nostro Paese con il Recovery Fund e all’inizio del corrente anno è stato avviato un programma di lavoro che ha impegnato i membri delle Commissioni Finanze e Tesoro di Camera e Senato, in sezioni congiunte, per svolgere una indagine conoscitiva sullo stato del sistema fiscale italiano e proporre indicazioni utili all’Esecutivo per poter operare la riforma. Ci sono voluti sei mesi di lavoro e 61 audizioni svolte dalle suddette Commissioni per poter scrivere il documento conclusivo di 21 pagine – ancora in bozza – di indirizzo politico al Governo affinché l’esecutivo possa presentare, in linea con i tempi previsti dalla Commissione Europea e secondo gli impegni assunti, ovvero il 31 luglio prossimo, la legge delega sulla riforma fiscale. La bozza dovrà diventare documento definitivo entro il 30 giugno. Mancano quindi solo tre giorni durante i quali la maggioranza – o meglio le sue due principali componenti – dovrà sciogliere i nodi politici emersi durante la discussione del documento, come quelli relativi al regime forfettario sul lavoro autonomo (flat – tax, cedolari) e alla tassazione patrimoniale tra cui l’imposta di successione. Questi due punti, citati solo come titolo e seguiti dall’annotazione: “nodo politico da chiarire”, non sono sviluppati nel documento, ad indicare che una sintesi non è stata ancora raggiunta e permane una situazione di stallo tra le forse politiche, destinata tuttavia a trovare un possibile punto di incontro nelle prossime ore. In mancanza di quanto sopra la riforma proseguirà sulle sole parti rispetto alle quali è intervenuto un accordo tra tutte le forze politiche come, a quanto sembra, sulla ridefinizione della struttura dell’IRPEF , in accordo con l’obiettivo generale di semplificazione e stimolo alla crescita. Nello specifico le Commissioni concordano sull’abbassamento dell’aliquota media effettiva IRPEF da applicare ai contribuenti che si trovano nella fascia di reddito tra i 28 e i 55 mila Euro, con la finalità di eliminare le discontinuità più evidenti e solo in subordine, prevedono il ricorso al cosiddetto sistema di aliquote continue alla tedesca. La misura dovrebbe assorbire anche gli interventi adottati nel 2014 e nel 2020 sul lavoro dipendente (i cosiddetti “bonus”). Una successiva proposta riguarda l’introduzione di un minimo esente senza obbligo di dichiarazione per i contribuenti che si trovano sotto tale soglia. Una sorta di maxi deduzione che dovrebbe riguardare l’intera platea dei contribuenti e che dovrà comportare un probabile adeguamento di tutte le aliquote. Queste misure, insieme al “superamento” dell’IRAP da riassorbire nei tributi attualmente esistenti “preservando la manovrabilità da parte degli enti territoriali e il livello di finanziamento del servizio sanitario nazionale” e a poche altre misure, come la cancellazione dei tributi minori, costituiscono il corpo delle proposte contenute in questa prima “bozza” di lavoro. Colpisce, ma è augurabile una successiva integrazione del documento, la totale mancanza di riferimenti ai costi di una riforma così suggerita. Non è noto sapere come la rimodulazione dell’attuale terza aliquota, che riguarderà circa 7 milioni di contribuenti, né l’introduzione dell’esenzione di parte della base imponibile impatteranno in termini finanziari sulla riforma. Il fondo per interventi di riforma del sistema fiscale istituito con la legge di bilancio 2021 di 8 miliardi di Euro per l’esercizio 2022 e 7 miliardi di Euro a decorrere dal 2023, fatte salve ulteriori risorse stimate come maggiori entrate permanenti derivanti dal ​miglioramento dell’adempimento spontaneo, è già stato destinato per 5/6 miliardi all’assegno universale e ai servizi alla famiglia. Ma, ciò che resta del fondo sarà sufficiente a finanziare la riduzione del gettito dell’IRPEF? Inoltre, poiché di tale riduzione, nel caso di intervento solo sull’aliquota, beneficeranno anche i contribuenti con redditi superiori alla fascia considerata (28/55 mila Euro), è stata prevista una rimodulazione delle aliquote successive per compensare il minor gettito? Interrogativi ai quali, allo stato attuale dell’arte, non è possibile rispondere. Nell’attesa che venga alla luce nelle prossime ore il documento definitivo delle Commissioni è prevedibile che, anche questa volta, ci troveremo di fronte ad un progetto di riforma fiscale che non renderà la giustizia e l’equità da molti sperata.

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