Cinema. Ottobre Alessandrino, ora è il momento dei premi
- Alberto Ballerino
- 6 ott 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 7 ott 2025
di Alberto Ballerino

Per Ottobre Alessandrino è il momento di raccogliere attorno a sé famosi registi, attori e scrittori da tutta Italia. Questo però è solo il punto d’arrivo di una lunga tradizione che affonda le proprie radici nel secolo scorso. Nel 1978 nasce il Premio Adelio Ferrero per dare voce alla giovane critica e da questa iniziativa si sviluppa a partire dal 2002 su iniziativa di Anna Tripodi Ring! Festival della critica cinematografica che, tenuto a battesimo da Nanni Moretti, riscuoterà un notevole interesse a livello nazionale fino alla nona edizione del 2010, non andando oltre nel tempo per la chiusura del Teatro Comunale. Il Premio Ferrero però non muore grazie al circolo Ferrero e all’Associazione Cultura e Sviluppo che lo rilanciano nel 2015 con le Giornate del Premio Adelio Ferrero, a partire dal 2017 diventato Festival Adelio Ferrero. L’anno scorso dalla fusione tra questa manifestazione e l’Alessandria Film Festival è nato l’attuale Ottobre Alessandrino, vera e propria festa del cinema e della cultura.
Al suo interno rimane il Premio Adelio Ferrero che, non solo ha mantenuto le sue tradizioni, ma si è aggiornato alle nuove tecnologie, acquistando una dimensione sempre più internazionale. La sezione dedicata ai video saggio sta infatti riscuotendo successo e partecipazione sotto questo punto di vista. “Anche quest'anno – dice il professore universitario Saverio Zumbo, suo ideatore - i video saggi ci sono arrivati dai quattro angoli del mondo. Il livello qualitativo è stato molto alto, tanto che ci siamo visti costretti a ‘inflazionare’ le menzioni d'onore dandone otto. Tra i partecipanti ci sono stati alcuni tra i maggiori nomi del circuito dei video saggisti, filmaker di un certo rilievo e notorietà, accademici da tutto il mondo. Il primo e il secondo posto sono andati quest’anno negli USA, a persone che si sono però occupate di cinema di ricerca proveniente da altre zone geografiche”.
Premiato Our Morals and Theirs
Quella che è la parte più moderna del Premio ha curiosamente privilegiato film di mezzo secolo fa. La vincitrice Salomé Aguilera Skvirsky con Our Morals and Theirs analizza una pietra miliare del nuovo cinema sudamericano degli anni Sessanta come ‘Lo sciacallo di Nahuletoro’ (1969) del cileno Miguel Lìttin. Sadia Shepard è seconda con ‘Shadow Self: On Agnès Varda's Documenteur’ (https://vimeo.com/954934729), che esplora la produzione documentaristica della grande regista della Nouvelle Vague francese Agnès Varda. Menzioni d’onore a Kenneth Russo, Evelyn Krzer, Philip Józef Brubaker, Matthew Lancit, Cristina Álvarez López e Adrian Martin, Colleen Laird, Elsie Walker e Ben Porro.
Nella categoria recensioni, primo posto nel segno di Cronenberg con “The Shrouds” di Emanuele Antolini, che ha appena finito il tirocinio presso il settimanale FilmTv. “Mi sono occupato – dice - dell’ultimo film di David Cronenberg, ho cercato di analizzarlo seguendo il nucleo tematico che da sempre ha caratterizzato le sue opere, però aggiornandolo all’idea di cinema contemporaneo che più interessa a me: come le immagini oggi riescono a parlare del mondo in cui viviamo. Un premio importantissimo perché oggi la critica è un mestiere vetusto, difficile da fare e con cui è difficile vivere. Avere un riconoscimento culturale da parte di una giuria così mi dà speranza per il futuro”.
Secondo posto a Mario Vannoni con “Joker: Folie à Deux”, segnalazioni di qualità per Luca Sottimano, Federica Pizzo, Giulio Cavatorta ed Enrico Montatugi.
Nei saggi, il vincitore Giuseppe Fiorenza ricorda Massimo Troisi con “Ricomincio da tre” mentre al secondo posto si piazza Giulio Cavatorta con “Horror-ad, House e l'estetica pubblicitaria giapponese”. Segnalazioni di qualità per Enrico Nicolosi, Alessandro Fiesoli, Matilde Callegari, Francesco Testi ed Emanuele Antolini.
Ieri sera, in occasione della serata delle premiazioni, si è fatto rivivere Ring!, lo storico festival di inizio secolo, con un confronto tra i registi Luca Ribuoli e Davide Ferrario, arbitrato da Alberto Barbera, reduce dall’ultima Mostra internazionale del cinema di Venezia.

Alberto Barbera e Davide Ferrario: “Critica ridotta ai minimi termini"
“Ring – dice Barbera – è stata un’esperienza straordinaria, unica nel suo genere: il solo festival di critica cinematografica mai esistito al mondo, aveva una grande partecipazione da parte dei critici che avevano una grande voglia di mettersi in gioco in questi confronti diretti davanti al pubblico molto interessato e divertito. Erano davvero discussioni molto articolate, elaborate, coinvolgenti e appassionate. Insomma, ricordo quel periodo con grandissimo piacere anche perché non c’era l’ansia che caratterizza la competizione di un grande festival. C’era un ambiente quasi familiare che univa pubblico, spettatori e critica, accomunati dalla passione per il cinema e dalla voglia di discutere dei film che si vedevano o si ricordavano. Qualcosa oggi irripetibile in un momento in cui la critica sembra ridotta ai minimi termini, ignorata dai grandi giornali e in parte anche dal pubblico”.
Sulla crisi della critica interviene anche il regista Davide Ferrario, premiato ieri sera dagli organizzatori del Festival. “Il problema – spiega - sta nel fatto che è cambiata la funzione della critica, ammesso che ci sia ancora in quel senso. Una volta era importante per il successo di un film ma soprattutto esprimeva un punto di vista da parte di chi scriveva. Oggi mi sembra che ci sia al massimo un po’ di gusto di tendenza senza avere un pensiero sul cinema. C’era uno scambio molto forte tra autori e critici negli anni Ottanta e Novanta, ci si parlava anche a volte in maniera molto dura ma era importante. Ora non è più così”.













































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