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Cari politici “non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare v

di Menandro|

Al termine delle consultazioni al Quirinale e al netto del comizio del superbe Matteo Renzi (l’unico politico di rango che quando parla riesce ad imitarsi meglio di quanto farebbe di lui Crozza) rimane un interrogativo di fondo che si può riassumere nella famosa frase rivolta agli americani dal loro presidente JFK, John Fitzgerald Kennedy, oggi da girare al ceto politico italiano: “Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese”. Ecco siamo al dunque, a ciò che gli italiani da anni attendono di conoscere da coloro di cui si sono infatuati – è bene dirselo, per un minimo di onestà – come adolescenti al primo amore. E sono così tanti, da provare persino un certo imbarazzo a nominarli. Imbarazzo che diventa infinito, quando il foglio di carta rimane bianco, perché non sappiamo che cosa scrivere sulle intenzioni dei partiti e dei loro leader. Che cosa vogliono dare all’Italia? Che cosa sono pronti a sacrificare di sé per il bene comune e quanto della loro ambizioni sono disponibili a raffreddare per riportare la fiducia dei governati al minimo di decenza? Tutti al Quirinale, di fronte al presidente Sergio Mattarella, si sono dichiarati pronti a non mettere veti sui nomi. Infatti, com’è universalmente noto, è dai veti – o forse no? – che si va sui blocchi di partenza per costruire una politica industriale del Paese, dare soluzioni alle aziende in crisi, offrire un progetto di rilancio economico, investire su infrastrutture e ambiente, rispondere ai problemi grandi e piccoli della scuola, affrontare i temi salute, vaccini e Covid-19, insieme a curare il cancro che ci distrugge dal di dentro, cioè la mancata riforma della Giustizia. Cioè su tutto o quasi che da anni è lettera morta.

 
 
 

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