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Boualem Sansal e l’Europa sotto assedio culturale islamico

di Germana Tappero Merlo |

L’algerino Boualem Sansal (1949) è uno scrittore da sempre critico ed oppositore nei confronti dell’Islam radicale fondamentalista, di quello che, in una recente intervista, ha definito la ‘pandemia ideologica’ che si sta impadronendo dell’Europa, e di cui non esiste un vaccino. O forse sì, ma non così immediato. Si tratta di una minaccia che, stando ad un’altra intervista, a Laurent Nuñez, coordinatore dell’intelligence e dell’antiterrorismo francese, apparsa in contemporanea sul quotidiano francese Le Figaro, rischia di far tornare l’Europa come possibile teatro di stragi. Anche se non si sente più parlare dai media dello Stato islamico, o di al-Qaeda, o delle loro efferatezze che, tuttavia, vengono ancora perpetrate dai loro affiliati in regioni lontane dal vecchio continente, la minaccia rimane, si alimenta anche di quella violenza e ha numeri importanti, proprio nel cuore dell’Europa. Si tratta, infatti, secondo Nuñez, degli oltre 72mila soggetti (30mila francesi, 30mila inglesi e 12.500 tedeschi) presenti sul suolo europeo e posti sotto sorveglianza dalle rispettive autorità per la sicurezza nazionale perché vicini all’ambiente radicale islamico. “Un islamismo – afferma Sansal – che fa soffrire gli stessi musulmani che non lo denunciano a voce alta per non essere accusati di apostasia”. È un islamismo che, moderato o radicalizzato, si rafforza in Europa da oltre 30 anni, supportato anche dall’incapacità di questo continente ad affrontare con coscienza e fuori da schemi imposti dal politically correct di un intellettualismo di sinistra elitario, confuso e fortemente in crisi, l’avanzata di un’offensiva culturale che ha più la regia della Fratellanza Musulmana che l’ispirazione dai violenti esaltati dell’ISIS. “La lotta armata per il potere è fallita ovunque, in Algeria, Egitto, nel Sahel”, afferma Sensal con l’amarezza di chi ci ha creduto e si confronta ora con una visione distopica del futuro, anche algerino. È prevalsa, infatti, l’avanzata di una conquista culturale islamista più che la strategia della guerra stile al-Qaeda. Questa richiamava legittimamente alla difesa armata. Ora tutto è più subdolo, invasivo e, nel lungo periodo, decisamente più pericoloso del Jihad. Ora, infatti, il proselitismo, attraverso una dottrina radicale, esclusiva e intransigente, e il denaro, ossia i finanziamenti elargiti a piene mani da potenze quali Turchia o monarchie del Golfo, poggiano e sfruttano la debolezza intrinseca della vecchia Europa a proteggersi dall’offensiva islamica, e finiscono per alimentare ulteriormente entrambe. Un cortocircuito culturale, politico e securitario che rischia di travolgere l’Europa che, a detta di Sansal, si comporta come gli struzzi. Questa, infatti, ha concentrato l’attenzione e l’azione di contrasto all’islamismo radicale e violento sulla questione migratoria, colpevolizzandola senza risolverla compiutamente perché ha chiuso gli occhi, immergendo la sua testa, proprio come gli struzzi, nelle sabbie del Mediterraneo di fronte alle sue vere cause. Perché se il fenomeno migratorio è pressoché impossibile da fermare, la causa va ricercata nella politica europea di sostegno a dittatori e despoti, arabi, africani e – aggiungo – mediorientali, a cui l’Europa ha affidato il controllo delle sue frontiere esterne, permettendo loro di rimanere ai loro posti, se non addirittura facendo loschi affari con costoro, senza condividerne i profitti con le proprie genti. L’emigrazione non è inevitabile, quindi, perché i despota sono eliminabili e solo sostituendoli “la gente non partirà più, perché alla fine si è veramente liberi solo a casa propria”. Questo è il vero vaccino contro la pandemia ideologica, anche di quella fuorviante del politically correct europeo. Ma ciò non sembra essere musica per le orecchie della vecchia e decadente Europa: da qui la crisi e la sfiducia verso la sua tanto sbandierata democrazia, minacciata poi da più fronti, proprio al suo interno. I numeri del rischio islamista dati da Nuñez parlano, infatti, di soggetti già presenti sul territorio europeo, che includono non solo quelli in arrivo via mare sui barconi o lungo le traiettorie via terra, passando dai Balcani o dall’Est Europa. Sono elementi di seconda o terza generazione e ora in subbuglio, “come nelle banlieues parigine, ma potrebbe dilagare”. La loro rabbia, a tratti muta, rischia di esplodere. I numeri ci sono, le premesse pure, numerose, evidenti, radicate come l’ideologia che questi soggetti accolgono come liberazione, e determinati nella loro missione come gli sponsor che li sostengono.

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