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Amarcord sotto la Mole: i jukebox della Microtecnica

di Marco Travaglini

Era un mercoledì, il 22 giugno del 1927. Un giorno apparentemente come tanti altri se non fosse che proprio quel giorno vennero messi in vendita i primi Jukebox. E fu una vera e propria rivoluzione per la musica. Bastava introdurre una moneta e girare una manovella per selezionare un disco tra quelli esposti in una vetrina rettangolare. Così funzionavano i fonografi a moneta, antesignani dei jukebox moderni, che furono messi in commercio per la prima volta dalla Ami (Automated Musical Instrument Company) un’azienda già nota per la produzione di pianoforti a gettoni, la cui diffusione aveva aperto la strada ai mitici “contenitori armonici” (traduzione letterale del termine).

Le prime versioni di jukebox erano in legno e contenevano 12 dischi a 78 giri. I prodotti Ami si affermarono soprattutto in Europa, mentre negli Usa conquistarono il mercato marchi come Wurlitzer, Seeburg e Rock-Ola. Tra i primi in Italia a costruirli, su licenza della Ami, ci fu la Microtecnica di Torino, un’azienda con sede in piazza Arturo Graf, nei pressi via Madama Cristina, nel rione di San Salvario, specializzata nelle lavorazioni meccaniche di precisione.

Il palazzo della Microtecnica oggi sede della Collins Aerospace

I cari, vecchi jukebox hanno sempre esercitato un grande fascino, offrendo la colonna sonora per intere generazioni che si sono incrociate, magari nei locali sul lido di una spiaggia estiva o in un bar di uno sperduto paesino. Del jukebox i meno giovani rammentano non solo i motivi delle canzoni ma anche il rumore del gettone o della moneta, il clank clank della meccanica che si muoveva per selezionare il disco, il fruscio dei 45 giri di vinile suonati decine di volte al giorno.

In Italia il jukebox divenne celebre grazie al Festivalbar, trasmissione che premiava la canzone più gettonata nei jukebox di tutto il paese. Non si contano i film dove i jukebox accompagnano le scene, come in Grease ma non vi è dubbio che una delle figure mitiche è stata quella di Arthur Fonzarelli, il Fonzie della famosissima serie televisiva Happy Days, che faceva partire quello del ristorante di Arnold’s con un pugno, ascoltando i successi di Elvis Presley. Poi, nel tempo, sono venuti i mangiadischi (i giradischi portatili), le audio cassette da infilare nel registratore o nell’autoradio, i cd dei Walkman e infine i lettori Mp3 e chissà qual’altra diavoleria. Ma il jukebox rimane il jukebox. E nient’altro potrà prenderne il posto nella storia.


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