Per passione non solo musica e parole...
Parafrasando Nietzsche: senza note la vita sarebbe afona
a cura del Baccelliere

Che la musica sia un insieme di “suoni organizzati” probabilmente è una definizione condivisibile. Poi ognuno avrà la sua concezione di organizzazione dei suoni, ma questo è un altro discorso.
Sulla funzione della musica o delle sue finalità esistono posizioni contrastanti. Platone nella Repubblica sostiene che la musica abbia il compito di educare l’anima. Chi pratica la musica è incline al bello, che è in stretta correlazione con il buono. Quindi la musica ha una funzione etica che l’estetica crea, ma non esaurisce. D’altronde Platone apparenta la musica al “linguaggio delle sfere”. L’armonia, la scienza che mette insieme i suoni, rappresenta una metafora dell’ordine - matematico a sua volta - che governa l’universo. Qualcosa di molto più grande del piacere dell’ascolto che siamo portati a cercare nella musica.
Ma c’è chi va oltre. Anni fa uno psicologo, che teneva un corso di formazione per l’amministrazione per la quale lavoro, vedendomi curiosare uno spartito che faceva bella mostra di sé su uno scaffale dell’aula, mi chiese se sapessi leggere la musica. Dopodiché affermò che la pratica del linguaggio musicale rende “più intelligenti”. A questo proposito bisogna intendersi sul significato di intelligenza e forse anche su quale sia la musica che si pratica. Non credo che la musica renda più intelligenti ma che alleni ad una palestra nella quale si pratica l’interazione a più livelli. Fra persone e fra elementi del discorso musicale, come il ritmo, la melodia, l’armonia. In un’orchestra sinfonica le relazioni avvengono fra quello che è scritto sullo spartito e quello che il direttore, nella sua funzione sincretica, mette insieme. Nel jazz e nella musica improvvisata c’è una spinta alla creazione istantanea, basata sull’esperienza, sulla conoscenza del materiale e dello strumento, sull’ascolto reciproco e sull’imponderabile derivato dall’ambiente, dal pubblico e da altri elementi casuali.
In questa dimensione, la pratica musicale non allena tanto l'intelligenza quanto la sensibilità. E questa sensibilità non riguarda soltanto le strutture musicali, ma il modo in cui elementi diversi entrano in risonanza e si trasformano reciprocamente.
Allora qual è la funzione della musica? Ha una funzione sociale, ha una funzione emotiva, ne ha una psicologica? Tutto questo e molto altro. Si cita spesso Nietzsche, “senza la musica la vita sarebbe un errore”, la musica non come un ornamento della vita, ma come una delle condizioni che la rendono pienamente umana. Infinite le spiegazioni che potremmo dare di questo fenomeno. Un discorso così vasto che, per quanto si cerchi di intuirlo, continua a sfuggire. La vastità di un ordine, la cui bellezza sta in frammenti, di volta in volta sempre diversi. Un mistero che ci ricorda il cielo stellato, ci riporta a qualcosa che sentiamo nostro anche se molto lontano. Queste riflessioni ci fanno pensare a Francesco Guccini, che ha compiuto gli anni recentemente, e al suo Stelle.[1]
Note











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