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Zelensky e la Patente di iettatore

Aggiornamento: 6 ott 2023

di Menandro

Di Volodymyr Zelensky attore non si conosce il livello di conoscenza del teatro italiano, né si ricorda notizie o interviste specifiche e neppure generiche sull'argomento. Né, se mi si consente una digressione personale, sono al corrente di interpretazioni dei miei testi che risalgono alla fine del IV secolo a.C., testi fedeli all'osservazione dell'uomo nel suo quotidiano ad Atene, per i quali l'avrei pagato a peso d'oro, arciconvinto delle sue capacità camaleontiche d'adattarsi a qualunque situazione.

Del resto, ritornando alla frase d'inizio, nessuno potrà mai rimproverare all'attore se per i suoi doveri e compiti di presidente ucraino abbia privilegiato il moschetto al libro nel difendere il suo Paese dall'invasione russa e, per effetto di trascinamento, come ripete con ossessione catilinaria dal 24 febbraio del 2022, porsi a baluardo dei sacri confini dell'Unione Europea. Peraltro, sua convinzione strettamente personale che notoriamente stride, e di parecchio, e senza scomodare la storia, con il senso delle proporzioni e della realtà: il Vecchio Continente che nel suo perimetro conta oltre 500 milioni di abitanti (l'Ucraina, 42 milioni, prima della guerra), i cui Stati - alcuni dei quali potenze economiche mondiali - Germania, Francia, Italia - sono parte attiva e integrante dell'Alleanza Atlantica. Ovvero la Nato, un blocco politico-militare-industriale al comando dell'esercito più potente del mondo, gli Stati Uniti, che ha come luogotenente il 51° Stato dell'Unione a stelle e strisce, cioè la Gran Bretagna. Parliamo, cioè, di Stati che da circa 20 mesi "difendono" con aiuti militari l'Ucraina. Quella stessa Ucraina che si è "offerta", e non è la prima volta nella sua storia, per affrontare in questo caso una sanguinosa guerra per delega contro la Russia, di cui non si riesce a intravvedere lo sbocco finale.

Confini europei che, detto per inciso, non sono sconquassati da guerre dall'8 maggio del 1945, cioè dalla resa senza condizioni firmata dal Terzo Reich sconfitto dagli angloamericani, anche con l'elevato contributo di mezzi e vite umane dell'Unione Sovietica del dittatore Stalin, mentre i territori ucraini, invasi e passati al servizio del regime hitleriano, pur di liberarsi del gioco staliniano, avevano aderito con entusiastico fervore al nuovo corso, fino a "offrire" il maggiore numero in assoluto di bambini, donne e uomini con ascendenze ebraiche da spedire nei campi di concentramento. Del resto, come insegna la storia della Seconda guerra mondiale, nei paesi occupati dalla Wermacht tedesca, tra cui Francia, Belgio, Olanda, Norvegia, Italia con la Repubblica di Salò, nella ricerca di favori dai nuovi padroni, delitti e crimini non erano più un optional, ma una costante.

Ma, per non perdere il filo iniziale, è bene ritornare all'attore Zelensky nei panni di presidente, o al presidente Zelensky in quelli di attore, tanto non fa differenza alcuna: per dirla con il teatro di Luigi Pirandello, lui è colui che si vuole credere. In effetti, deve aver così bene appreso la lezione del premio Nobel per la letteratura per l'anno 1934, XII dell'era fascista, che ne sta interpretando il personaggio più gustoso della sterminata produzione pirandelliana (Novelle per un anno), quel Rosario Chiàrchiaro, uomo alla ricerca della "patente" di iettatore per ripagare l'umanità della cattiveria che gli è stata rovesciata addosso.

Così nella testa dell'attore Zelensky, aperta parentesi, che deve ragionare da presidente Zelensky, ma che per essere convincente deve diventare anche attore-presidente e all'occorrenza presidente-attore per rispettare accordi pregressi (parentesi della parentesi, segreti) e recitare copioni diversi su più palcoscenici internazionali e teatri di posa indossando sempre e comunque con quella maglia mimetica color verde alligatore del Mississippi, si è imposta una personalissima equazione: la guerra sta agli scongiuri (aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corna, bicorna, capa r’alice e capa r’aglio, per usare il lessico del grande Peppino De Filippo-Pappagone), come la superstizione sta all'invio di armi.

Senonché, e qui si arriva alla produzione pirandelliana che Zelensky (in odore di premio Nobel per la Pace, prima della consacrazione all'attivista iraniana per i diritti della donne Narges Mohammadi) non deve più portare in scena, tanto la calca nella vita, l'Occidente da mesi ha preso a recalcitrare come quei muli che sono più saggi di chi li guida sui sentieri di montagna. Finora sono stati piccoli, intermittenti, comunque chiari segnali di cedimento all'idea di sostegno armato illimitato. Non ultimo, quello del ministro della Difesa Guido Crosetto che con buon margine di assennatezza si è dichiarato preoccupato di una eventuale contro-contro-offensiva russa e di qui un consistente aumento dei livelli di escalation della tensione, oltre che del sacrificio e delle sofferenze del popolo ucraino, vittima sacrificale dei giochi di potere più grandi di tutti noi.

Su questo sfondo di comprensibile preoccupazione, Zelensky-Chiàrchiaro si è giocato alla grande la sua posizione di neopatentato iettatore. Dopo l'Ucraina toccherà al mondo intero, ha tuonato ieri nel vertice della Comunità europea a Granada, in Spagna, prendendo motu proprio anche le deleghe di Cina e India, cioè due potenze nucleari e con una popolazione nettamente superiore al miliardo di essere umani.

Al che, tutti i presenti sono esplosi in gesti scaramantici contro il malocchio più o meno nascosti agli sguardi; alcuni hanno persino cercato di toccare ferro nella speranza di una resurrezione corporale, ma nel complesso a nessuno è piaciuta il dixit di Zelensky secondo cui la Russia, nel congelare e adattarsi alla situazione, "entro il 2028 avrà ripristinato il potenziale militare che abbiamo distrutto e sarà abbastanza forte da attaccare i Paesi al centro della sua espansione. Oltre all'Ucraina, si tratta sicuramente degli Stati baltici e di altri Paesi in cui sono presenti contingenti russi. I nostri dati di intelligence sono chiari. Sta imparando dai propri errori e si sta preparando ad andare avanti".

Dove avanti, esattamente Zelensky-Chiàrchiaro non l'ha ancora precisato. A quanto pare, i dati di intelligence non sono ancora sicuri che lui sarà ancora al suo non invidiabile posto. Anche i menagramo meritano giustizia.










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