Vicini all'esempio di Giorgio Frassati negli anni Cinquanta
- Adriano Serafino e Ezio Perardi
- 4 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Prossimi alla Canonizzazione. L'esperienza nella colonia a San Pietro Val Lemina
di Adriano Serafino e Ezio Perardi

Domenica, 7 settembre, alle 10, sul sagrato della Basilica di San Pietro in Vaticano, il Santo Padre Leone XIV presiederà la Celebrazione eucaristica e il Rito della Canonizzazione dei beati Pier Giorgio Frassati (1901-1925) e Carlo Acutis (1991-2006).
La Canonizzazione sarà preceduta sempre a Roma domani, 6 settembre, da due appuntamenti tra cultura e spiritualità che propone il Comitato per il Centenario di Pier Giorgio Frassati: alle 17, presso la Libera Università di Maria SS Assunta (LUMSA), in Borgo Sant’Angelo 13, è previsto un incontro pubblico sulla figura del beato (in diretta streaming sul canale YouTube dell’Azione Cattolica italiana); alle 20.30, presso la Basilica di San Giovanni dei Fiorentini in via Acciaioli 2, veglia di preghiera in preparazione alla canonizzazione.
Indirettamente legata alla figura di Pier Giorgio Frassati, pubblichiamo una testimonianza di Adriano Serafino ed Ezio Perardi.
Siamo due ultraottantenni e ben ricordiamo un'esperienza significativa della nostra gioventù, negli anni ’50, che ha inciso per la nostra identità, nella colonia Pier Giorgio Frassati sulla collina pinerolese, a 700 metri d'altezza, nel Comune di San Pietro Val Lemina.[1]
Quella colonia estiva era nata, ancora in epoca fascista, negli anni Trenta, per iniziativa di don Silvio Murzone, un parroco di un comune del Torinese, poi sorretta dalla Fondazione Ottolini, e fin dall’inizio riuscì ad operare con una certa autonomia lontana dalla disciplina fascista. Era attiva nell’estate con due turni che ospitavano per tre settimane circa 50 ragazzi selezionati dalle parrocchie tra le famiglie più povere. Operava in collegamento con la Diocesi e la Giac. Si avvaleva di assistenti laici e giovani sacerdoti. Alla cucina, alla pulizia e assistenza domenica e sanitaria provvedevano le suore.
Nel tempo quella cascina - “la casa dei due pini”, come la ricordava una canzone dei coloni - è passata alla Diocesi, per un certo periodo è stata collegata alla Casa Alpina di Mompellato, poi è stata venduta ed ora è stata ristrutturata in un bel moderno agriturismo.
Temiamo che il patrimonio storico - la collezione delle fotografie dei coloni che hanno transitato, il materiale didattico, le canzoni, il diario delle gite al lontano Freideur e ai Tre Denti di Cumiana - sia smarrito o perso. Sarebbe un vero peccato. Pensiamo che la vita della Colonia Frassati, con i suoi straordinari metodi educativi e la vivacità dei giochi, sia stata per decenni un’esperienza unica nel Torinese, formando su principi etici e di solidarietà alcune migliaia di giovani.
Nel tempo, in tarda età, don Silvio Murzone di Airasca fu nominato Canonico. Ora, temiamo che si disperda la memoria di quella storia che abbiamo ancora salda nei nostri cuori e nelle nostre menti. Allora, quando abbiamo conosciuto il pensiero di Pier Giorgio si cantava “...di Pier Giorgio noi siamo i coloni, di virtù lo scegliemmo a modello, o Pier Giorgio magnifico e bello, dacci forza e virtù…”.
Il Canonico don Silvio Murzone è stato davvero un santo minore con la sua piccola e grande opera. Dei vecchi coloni non molti saranno ancora rintracciabili, ma sarebbe bello recuperare un po’ di memoria storica orale, oltre a quanto sarà possibile da archivio, se da qualche parte esiste ancora.
Note
[1]A destra in alto, una cartolina postale del 1963.













































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