La strage di via D'Amelio aspetta ancora la verità
- Vice
- 17 lug 2024
- Tempo di lettura: 4 min
di Vice

Domani, 19 luglio, a partire dalle 14.15 in via D'Amelio a Palermo con le testimonianze dei famigliari delle vittime di mafia, fino alle 16,59, momento dello scoppio dell'autobomba, con un minuto di silenzio, si riporterà alla memoria il sacrificio del magistrato Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. E con il ricordo si materializzerà il mistero delle stragi di mafia: a Palermo e in Italia. Come sempre, in attesa di una novità che non pare rientrare però nelle forze attuali di questo Paese, al di là delle frasi di circostanza. Un Paese stretto da condizionamenti geopolitici e ritardi anche nell'uso di strumenti adeguati per combattere la criminalità organizzata, come ha denunciato sere fa in un programma televisivo il Procuratore capo della Procura di Napoli.
Il sacrificio di Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina
Trentadue anni dopo, non c'è nulla di nuovo che possa dipanare la coltre di bugie e omertà che continua ad avvolgere la strage di via D'Amelio, strage sulla quale si distese come una invisibile patina un ramificato depistaggio orchestrato da chi avrebbe dovuto invece investigare nell'interesse delle istituzioni. Fu "il più grave depistaggio della storia repubblicana", secondo i giudici impegnati in quattro processi. Una montagna di documenti che, come ha scritto la Corte di Cassazione nelle motivazioni depositate l'8 novembre 2021, non hanno cancellato «anomalie» non chiarite e «zone d’ombra», tra queste il percorso compiuto dalla borsa di Paolo Borsellino «ricomparsa dopo alcuni mesi», dopo la strage, «nelle mani del dottor La Barbera [all'epoca capo della squadra mobile di Palermo] che la riconsegnava alla moglie del magistrato»[1] Sulla stessa controversa questione, nel giugno scorso la Corte d'Appello di Caltanisetta ha dichiarato prescritte le accuse di calunnia aggravata dall'aver favorito la mafia contestate al funzionario di polizia Mario Bo e all'ispettore Fabrizio Mattei, investigatori del pool che condusse le indagini sulle stragi mafiose del '92. Analoga sentenza per il terzo imputato, l'agente Michele Ribaudo che, invece, in primo grado era stato assolto per mancanza di dolo. Istruiti da La Barbera, è stata la tesi dell'accusa, i tre imputati avrebbero studiato una falsa pista sull'attentato centrata sulle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino, un delinquente di piccolo cabotaggio del quartiere Guadagna, costretto a denunciare mafiosi estranei al piano dell'autobomba piazzata in Via D'Amelio, a poca distanza dall'abitazione della madre del magistrato.[2]
Nel depistaggio la presenza di "entità esterne"
Perché il depistaggio? Ed è l'unico o non rientra forse in una precisa strategia di collusione mafia e apparati dello Stato di cui rientra anche a pieno titolo la strage di Capaci del 23 maggio 1992, cinquantasette giorni prima, con il tritolo piazzato su quel tratto dell'autostrada Palermo-Mazara del Vallo per eliminare il magistrato Giovanni Falcone, attentato in cui morirono la moglie, Francesca Morvillo, magistrato a Palermo, e gli uomini deputati alla sua scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Misteri su misteri che hanno portato più magistrati a denunciare il filo che tiene insieme e collega le morti per mano di Cosa Nostra dei due magistrati, amici fraterni e la presenza di "entità esterne", nazionali (Gladio) e straniere. Due le circostanze inoppugnabili che si ricorderanno per il trentaduesimo anno consecutivo: la cancellazione delle annotazioni contenute nel computer di Falcone e la scomparsa [ricordata sopra] dell'agenda di Borsellino. Né l'una, né l'altra, infatti, possono ragionevolmente essere attribuite ai corleonesi.[3]
Note
[3] In Stefania Limiti, Doppio livello, Milano, 2020, p. 410
definirono "il più grave depistaggio della storia repubblicana". per poi calarsi nel e nell. e cui inchieste subir massacrole tragica,
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