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L'ignoranza, "razza sovrana"

di Rocco Artifoni


Ascoltandoli, sorge spontanea la domanda: ma dove hanno studiato? Ci riferiamo alle parole del senatore leghista Claudio Borghi, classe 1970, e della presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni in occasione della festa della Repubblica del 2 giugno.

L’esponente del Carroccio ha criticato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, scrivendo: "È la Festa della Repubblica Italiana e si consacra la sovranità della nostra nazione. Se il Presidente pensa davvero che la sovranità sia dell'Unione Europea invece dell'Italia, per coerenza dovrebbe dimettersi, perché la sua funzione non avrebbe più senso".

Al senatore Borghi bisognerebbe spiegare che la Repubblica si è dotata di una Costituzione, nella quale ci sono vari articoli relativi alla questione della sovranità.

Anzitutto “la sovranità appartiene al popolo” (art. 1) e non alla nazione, “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Inoltre “l'Italia (…) consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo” (art. 11). Pertanto, “l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute” (art. 10). Non solo: nell’articolo 97 (relativo alla pubblica amministrazione) e nell’art. 119 (relativo all’autonomia degli enti locali) si fa riferimento alla “coerenza” e al “rispetto” dell’ordinamento dell’Unione europea.

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni è intervenuta in modo meno diretto, dicendo: “La festa del 2 giugno ci ricorda anche la prima idea di Europa, che era un'idea di Europa che immaginava che la sua forza, la forza della sua unione, fosse anche la forza e la specificità degli Stati nazionali. Forse dovremmo tornare quell'embrione di idea europea e di sogno europeo".

Peccato che nel manifesto di Ventotene, universalmente riconosciuto come la prima pietra per la costruzione dell’Europa, ci sia scritto: “Il problema che in primo luogo va risolto e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani”.

In realtà, il sogno dei confinati a Ventotene andava oltre non solo gli stati nazionali ma, persino l’unione europea: “E quando, superando l’orizzonte del vecchio continente, si abbraccino in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l’umanità, bisogna pur riconoscere che la Federazione Europea è l’unica concepibile garanzia che i rapporti con i popoli asiatici e americani si possano svolgere su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo”.

Come scriveva Johann Wolfgang Goethe: “Non c’è niente di più terribile di un’ignoranza in azione”.

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