L'Editoriale della Domenica. Possiamo evitare l'Apocalisse, ma è necessario volerlo
- La Porta di Vetro
- 10 ore fa
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Alle 3 di stanotte, ore italiana, le sei nella capitale pakistana di Islamabad, i negoziati per un accordo tra Iran e Stati Uniti hanno subito una battuta d'arresto. In una frase del vicepresidente Usa e capo delegazione ai colloqui, J. D. Vance , c'è la sintesi dell'abissale distanza tra i due paesi in guerra, paesi che non si parlavano allo stesso tavolo dal 1979: «Gli Stati Uniti non hanno raggiunto un accordo con l’Iran». La ragione è specificata dal commento successivo, riportato dai più importanti quotidiani americani, del vicepresidente, già ripartito per Washington: «non c’è la promessa da parte dell’Iran di abbandonare definitivamente l’arma nucleare».
A Islamabad la speranza non è ancora morta. E si deve rifiutare il pessimismo di maniera. Però, non si può negare ad un tempo che l'annuncio di Vance abbia ridato visibilità e voce a tutti quegli aspetti "collaterali" che l'improvvida decisione del presidente Trump - che non ha ricevuto il consenso sperato tra i suoi concittadini - ha accresciuto con le armi rivolte all'Iran, violando un diritto internazionale fragile e reso impalpabile della debolezza di cui sono vittima e preda le istituzioni sovranazionali. Parliamo di una escalation militare incontrollata che sarebbe sbagliato circoscrivere al solo Medio Oriente, cui sembra votata, avvicinandosi pericolosamente al punto di non ritorno, la Nazione più potente del mondo.
Trump, che quotidianamente straccia il senso della convivenza civile anche nel suo Paese, ora si ritrova ingabbiato, se non addirittura invischiato, come da mesi si ripete, in quella dinamica politica che è la cifra del suo principale alleato, il primo ministro israeliano Netanyahu: guerreggiare ad oltranza per sopravvivere e, di conseguenza, imporre e anteporre i propri interessi a quelli generali, usando la democrazia come scudo privato e la causa democratica per giustificare le proprie azioni di qualunque tipo esse siano.
Gli attacchi di Usa e Israele all'Iran, che si sono susseguiti dal 28 febbraio scorso, hanno aperto il classico vaso di Pandora non limitato però alla sola diffusione dei mali, quanto esteso a una sempre più rapida diffusione della logica del dominio tra le superpotenze. Un esempio su tutti: Cina e Russia, notizia fornita dalla Cnn, che riporta indiscrezioni dell'intelligence americana, sarebbero oramai a pieno titolo dentro lo scontro Usa-Iran, con un sostegno militare - sofisticati sistemi d'arma di contrasto alle operazioni aeree - che hanno provocato l'immediato reazione del presidente Trump, prossimo a una visita a Pechino, e l'altrettanta e rapida minaccia di "farla pagare" ai cinesi. Il che equivale, pur prendendo le misure alla proverbiale logorrea del presidente Usa, a mettere la Cina allo stesso livello di Venezuela e Iran, gli ultimi stati su cui il comandante in capo delle forze armate americane ha scatenato l'imponente arsenale bellico. Forse Trump non lo pensa davvero, ma lo dice e ripetutamente, compiacendosi delle morti e delle distruzioni arrecate, singolare comportamento che per chi aspirava al Nobel per la Pace.
Forse, non lo pensa neppure Xi Jinping, che ha ridato smalto alla diplomazia riaprendo i canali di comunicazione con Taiwan, e con lui altri capi di stato. Ma le parole viaggiano nel mondo e velocemente, intasano le menti che a loro volta costruiscono labirinti da cui si rischia di non uscire se non con il ricorso alla violenza che è figlia della paura e figliastra di chi dalle guerre trae vantaggi e ricchezze. Meccanismo noto che dall'apparire dell'umanità agisce in automatico se lo si coltiva come unica soluzione e se non lo si contrasta con il coraggio della mobilitazione civile e civica, che rimane la forma più alta a distinguere la nostra democrazia da altre forme di regime. Immagine che Trump dal suo ritorno alla Casa Bianca sta progressivamente offuscando e deteriorando.
Altrimenti, si entrerà nel ventre dell'Apocalisse che da secoli ama farsi strada nel mondo delegando il lavoro sporco e propedeutico ai suoi migliori agenti, procuratori e propagandisti sul campo: diffidenza, maldicenza, immoralità, amoralità, stupidità, disonestà, falsità, cattiverie e odio. Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Tocca a noi rifiutare e rimettere i mali nel vaso di Pandora, e sigillarne il coperchio.













































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