Il sacrificio del giudice Falcone: 34 anni dopo, nel ricordo continua l'impegno civile contro le mafie
- La Porta di Vetro
- 23 mag
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Aggiornamento: 23 mag

Capaci. Prima del 23 maggio 1992 era solo un attributo. Non vi era ragione, se non per i palermitani e viciniori, che fosse qualcosa di diverso. Ma nel pomeriggio di quel sabato maledetto, divenne altro. Divenne il simbolo di quella somma impressionante di emozioni, rabbia, passione, indignazione, sofferenza provocata dalla madre di tutte le esplosioni: il tritolo piazzato su un tratto autostradale che chiuse l'esistenza di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.[1]
Quelle morti, rivendicate da telefonata anonima a nome della sigla "Falange Armata", continuano a rimanere come un monito indelebile nella storia italiana, perché da quella data, la storia racconta anche altro: una sequela di stragi orchestrata da Cosa Nostra, ma non solo, con l'obiettivo di ginocchio il Paese e vanificare la lotta contro i criminali mafiosi e devitalizzare il sistema giudiziario che ha nell'articolo 41 bis una potente arma di decapitazione del potere mafioso.
Per non dimenticare.
Il 19 luglio 1992, cinquantasette giorni dopo Capaci, in via D'Amelio a Palermo, una autobomba uccideva il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta, e causava il ferimento di ventitré persone.]
Il 27 luglio 1992, un gruppo di fuoco della Famiglia di Catania eliminava a colpi di pistola l'Ispettore capo Giovanni Lizzio, omicidio fu ordinato dal potente boss Benedetto Santapaola, sodale di Totò Riina.
ll 14 settembre 1992, sul lungomare di Mazara del Vallo, un gruppo di fuoco composto da mafiosi di Corleone attenta alla vita del commissario Calogero Germanà, inviso per le sue indagini antimafia condotte insieme con Borsellino. Germanà sfugge all’attentato.
Il 17 settembre 1992, viene ucciso Ignazio Salvo, personaggio colluso con la mafia, vicino all'onorevole democristiano Salvo Lima, assassinato nel marzo precedente; entrambi ritenuti "inaffidabile" dalla cosca corleonese.
La sera del 14 maggio 1993 fallito attentato a Roma a Maurizio Costanzo. Il giornalista e uomo di spettacolo scampa per un ritardo nello schiacciamento del pulsante del telecomando. L'esplosione causa il ferimento di ventiquattro persone e gravi danni agli edifici circostanti e alle auto parcheggiate nelle vicinanze. L'azione è rivendicata ancora dalla sigla "Falange Armata".
La sera del 26 maggio 1993 una autobomba piazzata in via dei Georgofili, nei pressi della Galleria degli Uffizi a Firenze provoca il crollo dell'adiacente Torre dei Pulci, morte dei coniugi Fabrizio Nencioni e Angela Fiume con le loro figlie Nadia (nove anni) e Caterina (cinquanta giorni di vita), e dello studente universitario Dario Capolicchio (ventidue anni), nonché il ferimento di una quarantina di persone. A rivendicare l'attentato è ancora la sigla "Falange Armata".
27 luglio 1993, a Milano, un'esplosione squassa via Palestro e spezza la vita del vigile urbano Alessandro Ferrari e dei vigili del fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno, e dell'immigrato marocchino Moussafir Driss; dodici i feriti. Rivendicazione con lettere anonime a nome della sigla "Falange Armata"
28 luglio 1993, a Roma, esplodono autobombe a quattro minuti l'una dall'altra davanti a San Giorgio al Velabro e a San Giovanni in Laterano; ventidue i feriti, gravi i danneggiamenti alle due chiese.
In questo scenario di terrore, il ministro dell’Interno Mancino riunisce i questori d’Italia e non esclude la presenza di forze occulte insieme con la mafia per destabilizzare il Paese con tentativo di golpe. Il tono delle lettere firmate Falange armata giustifica la preoccupazione. In una di quelle si legge: è solo il prologo. Poi ci saranno centinaia di bombe nelle città.
Di qui nasce il capitolo delle trattative Stato-Mafia, sui rapporti intercorsi tra rappresentati delle istituzioni e i vertici di Cosa Nostra, che ha portato ad un processo durato oltre dieci anni, la cui parola fine è arrivata il 27 aprile 2023 con la sentenza della Cassazione. Ma questa è un'altra storia.
Note
[1] A Palermo è prevista nel giorno dell'anniversario della strage una manifestazione davanti al Tribunale organizzata dalla Rete per la cultura antimafia nella scuola, insieme al Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Palermo e alla sezione di Palermo dell’Associazione nazionale magistrati, terrà una manifestazione davanti al Tribunale, in piazza Vittorio Emanuele Orlando, presenti scuole palermitane e delegazioni di studenti e insegnanti provenienti da altre parti d'Italia.









































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