SETTIMANA FINANZIARIA. Le coraggiose parole di Antonio Filosa per uscire dal buco nero di Stellantis
- a cura di Stefano E. Rossi
- 19 ore fa
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a cura di Stefano E. Rossi

Se si dice ponte, pensi a Brooklyn o allo stretto di Messina. Invece, oggi viene da pensare ad Antonio Filosa, da undici mesi a capo di Stellantis. A ben vedere, nessuno più di lui poteva prodursi in un esercizio che, per qualche ora, ha fisicamente riunito le due opposte sponde dell’Atlantico. Il vecchio e il nuovo continente vivono accomunati da una profonda crisi della manifattura tradizionale. L’automotive ne risulta al culmine. Poi, come un cacciavite nell’ingranaggio, c’è anche Trump, e mai come adesso Europa e Usa sono stati tanto geopoliticamente distanti. Ma Filosa ha anche altri e forse peggiori grattacapi. La società conta 260 mila dipendenti, dei quali 50 mila negli Usa, poco meno di 40 mila in Francia e quasi altrettanti in Italia. Proviene da recenti crolli di borsa, che non hanno precedenti.
Dal primo gennaio il titolo Stellantis ha perso il -30,61%. La precedente gestione, dell’ex A.D. Carlos Tavares, aveva lasciato più ombre che luci sul futuro del gruppo. L’attuale Amministratore Delegato l’ha ulteriormente aggravata, svalutando gli investimenti sulla transizione all’elettrico di 25,2 miliardi di euro, generando nel 2025 una perdita d’esercizio monstre di 22,3 miliardi di euro. Oltre a questo, è l’indebitamento uno dei punti di maggior preoccupazione per gli analisti, specialmente se mancano le risorse per farvi fronte. Manco a farlo apposta, nel 2025 il flusso di cassa è stato negativo per 4,5 miliardi di euro. Anche i volumi delle vendite e l’ammontare del fatturato erano avari. Fino alla scorsa estate, le quote di mercato avevano continuato a scendere, fino al minimo del 16,3% in Europa e del 7,6% negli Usa. Per correre ai ripari, il Consiglio d’Amministrazione ha approvato la sospensione del dividendo e un'emissione obbligazionaria da 5 miliardi di euro.
In queste condizioni sarebbe difficile solo prendere la parola, ma a Filosa il coraggio non manca. L’ha nuovamente dimostrato all’appuntamento venerdì all’Investors Day di Stellantis, a Detroit (Michigan), nell’ex quartier generale di Chrysler, dove ha rilanciato, forte di un secondo semestre 2025 tutto in ripresa, tutto ascrivibile a lui. E così si arriva al 22 maggio. È la giornata del tanto atteso piano industriale, fonte di tante perplessità e dubbi per un’uscita ritardata di parecchi mesi, rispetto all’irrequietezza dei mercati. Ma l’attesa pare essere stata ben ripagata: 60 miliardi d’investimenti, 60 nuovi modelli, nessuna chiusura di stabilimenti in Europa e in Italia, crescita dei ricavi a 190 miliardi di euro entro il 2030 (nel 2025: 154 miliardi) e 6 miliardi di taglio dei costi nel prossimo biennio.
Ed ecco l’effetto ponte tra le sponde dell’Atlantico.
In America c'è l'obiettivo di una crescita del fatturato del 25%. È lui a spiegarci che il Nord America rappresenta la più grande opportunità di crescita per la nostra redditività. Stellantis entrerà in 5 nuovi segmenti, con vetture e van più piccoli. Per i prossimi 5 anni sono in programma 23 lanci.
Infine, per l’Europa, il Piano Italia, che è stato presentato dal nostro presidente (John Elkann) quando aveva anche le funzioni di amministratore delegato dell'azienda, è tutto a posto, e stiamo raddoppiando, fondamentalmente ad Atessa con grandi investimenti, con un'ulteriore Alfa Romeo e a Pomigliano con il progetto e-car, un’auto elettrica a basso costo. Abbiamo riportato una produzione di massa a Mirafiori con la Fiat 500 ibrida che sta avendo una salita produttiva. Inoltre, il più grande investimento in un nuovo prodotto, un nuovo veicolo commerciale, sarà ad Atessa.
In un mondo quasi totalmente orientato alla speculazione finanziaria, speriamo di vedere presto quanto ancora si può recuperare all’antico, sano primato dell’industria.
La Fed ha cambiato nocchiero
In America, venerdì s’è visto il giuramento ufficiale di Kevin Warsh, il nuovo Chairman (titolare) della più prestigiosa istituzione finanziaria mondiale: la Federal Reserve. La maggior parte dei commentatori economici danno per indiscutibile il mantenimento dell’indipendenza della FED. Il 16 e 17 giugno il nuovo governatore della banca centrale Usa riunirà, per la prima volta in questo suo mandato, il FOMC (il comitato operativo). Sarà il suo primo banco di prova. Sono tutti concordi non sul se, ma sul quando arriveranno le pressioni del presidente Trump per indurlo ad una improbabile, quanto dannosa riduzione del tasso ufficiale.
Da noi, in Europa, la BCE dovrebbe addirittura aumentarli i tassi. È previsto per giugno e sarà in misura del +0,25%. Inoltre, c’è attesa per due ulteriori aumenti di pari portata entro la fine dell’anno.
Per il resto, c’è calma piatta. Il dollaro, quasi fermo, resta a 1,16 verso l’euro. L’ oro è leggermente in discesa, a 4.517 dollari l’oncia (125 euro il grammo). Pure il petrolio scende, sia a New York (future greggio WTI: 96 dollari al barile), che a Londra (spot Brent: 101 dollari al barile). Si spegne anche il gas ad Amsterdam (48 euro il MWh, -3%).
Uno sguardo a Wall Street
In questi giorni sta per partire la più grande tornata di nuove quotazioni che abbia mai visto la borsa di New York. Coinvolgerà le tre più prestigiose società tecnologiche del mondo: Open AI, proprietaria di chat GPT, Space X, la società aerospaziale di Elon Musk, e Anthropic, la costola dell’intelligenza generativa di Google. Siamo davanti a una situazione che, per le sue dimensioni, non si era ancora realizzata nella storia della finanza. Le valutazioni alle quali puntano di arrivare nel primo giorno d’ingresso nei mercati regolamentati sono, rispettivamente, di almeno mille, duemila e cinquecento miliardi di dollari. Cifre lontane dalla nostra comprensione, come lo sono i business che stanno sviluppando.
Piazza Affari in settimana non si allontana da uno zero virgola. Ma qualche sorpresa c’è sempre.
È l’azione Avio a prendere letteralmente il volo. Lo fa spinta dal clamore destato dall’imminente quotazione di Space X. Per questa, ha sviluppato il vettore Vega C, già impiegato dalla società di Elon Musk in cinque missioni spaziali.
Saipem è sulle montagne russe. Ad ogni salita entra come in una trappola, fa inversione e scende bruscamente. Dopo le ultime cinque sedute chiude a -9,19%. Risultato: ogni giorno cambia tutto, per non cambiare niente (o quasi) rispetto alla quotazione d’inizio del mese (+0,12%). Il titolo è apprezzato dagli analisti e l’azienda è solida, con ottimi fondamentali operativi e crescita degli investimenti. Ma chi gioca in borsa, dimentica tutto e guarda ad altro.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.
I Tori: Avio +18,78%, STMicro +9,29%,
Gli Orsi: Saipem -9,19%, Nexi -8,52%.
FTSE MIB: +0,80% (valore indice: 49.510)
I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.













































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