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I fantastici 80 anni di "Casco d'oro" E nessuno la può davvero giudicare Intramontabile Caterina Caselli

"Nessuno mi può giudicare" divenne negli anni Sessanta non soltanto il simbolo di chi rivendicava la libertà di sbagliare, ma l'ideale, anche un po' trasgressivo, di una generazione che puntava ad esplorare in modo anticonformista la vita, bruciando le tappe, esponendosi con idee messe al servizio di una società più giusta.

Quel brano, portato al Festival di Sanremo del 1966 da un cantante all'epoca già noto, l'americano Gene Pitney, da quel momento trasformò in icona una giovane cantante di Sassuolo, non ancora ventenne, e all'epoca minorenne, che oggi festeggia i suoi 80 anni: Caterina Caselli.

In quell'edizione di Sanremo, Caterina Caselli trascinò l'immaginario collettivo a battezzarla Casco d'oro, per via di un'acconciatura esplosiva in originalità e che si acconciava altrettanto al motivo della canzone e, si scoprì nel tempo, alla sua personalità. "Nessuno mi può giudicare" non poteva essere che lei, con il suo diritto di scelta in amore, e la possibilità di sbagliare, almeno una volta. E quando qualcuno citava il piccolo simpatico Gene, l'esclamazione d'ufficio era sempre la stessa: "ah, quello che cantava con Caterina Caselli". Una verità, come l'inizio della canzone, ma che non le faceva male.

La verità mi fa male, lo so

La verità mi fa male, lo sai

Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu

(La verità ti fa male, lo so)

Lo so che ho sbagliato una volta e non sbaglio più

(La verità ti fa male, lo so)

Dovresti pensare a me

E stare più attento a te

C′è già tanta gente che

Ce l'ha su con me, chi lo sa perché?

Ognuno ha il diritto di vivere come può

(La verità ti fa male, lo so)

Per questo una cosa mi piace e quell′altra no

(La verità ti fa male, lo so)

Se sono tornata a te

Ti basta sapere che

Ho visto la differenza fra lui e te ed ho scelto te...


Il successivo brano, Perdono, scritto da Mogol e Piero Soffici, fu la sua consacrazione nel mondo della musica e il trionfo al Festivalbar dello stesso anno. Un trionfo che diede la sensazione di essere il sequel di chi smorza la carica libertaria di Nessuno mi può giudicare a favore di una visione più intimistica dell'amore. E soprattutto della passione di cui si fa interprete il retro di quel 45 giri, L'uomo d'oro, che dichiara fin dalle prime strofe la volontà di avere un uomo tutto per sé, che la tenga vicino a lui e non la lasci sola, mai sola mai... Ma senza rinunciare alla propria autonomia.

Passione e amore in un legame che Caterina Caselli realizza nell'unione con il discografico Piero Sugar e nella famiglia con la nascita del figlio Filippo, cicatrizzando così i dolori dell'adolescenza per la perdita traumatica del padre.

Lunga la carrellata dei suoi successi, dal Cammino della speranza a il Carnevale, a Cento giorni, a Re di cuore, canzoni che restano per settimane e settimane nella Hit parade radiofonica, mentre comincia a manifestarsi l'altro suo grande talento: la scoperta di nomi nuovi, in una carriera, quella di produttrice discografica di alto profilo. Un'altra impronta del suo fascino combinato all'intelligenza.




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