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Il taccuino politico della settimana: riflessioni sulla nascita di “Coraggio Italia”

a cura di Claudio Artusi|

In settimana si è sviluppata una iniziativa politica, che è stata opacizzata dai molti eventi italiani e stranieri che sono accaduti, ma che merita una certa attenzione sul suo potenziale sviluppo. È sorta una nuova formazione politica denominata “Coraggio Italia”. È frutto dell’iniziativa di vari parlamentari ed amministratori di area moderata e riformista, che provano disagio a vivere il crepuscolo di Silvio Berlusconi e sono lontani dai toni forti e populisti di Lega e Fratelli d’Italia. Il potenziale di questa nuova formazione non sta tanto nel numero di adesioni, che pure è stato cospicuo, quanto in una serie di fattori che vado di seguito a presentare. Innanzitutto occupa un vuoto nel quadro politico che sarebbe riduttivo definire “centro”. Vi è un cospicuo pezzo di elettorato che non si sente rappresentato dagli attuali partiti. Parliamo della forte richiesta di una Riforma dello Stato nelle sue articolazioni, di affermazione di valori che vanno dalla meritocrazia alla solidarietà, del desiderio di tornare ad essere orgogliosi di essere italiani. Che ci sia questa calamita è dimostrato in queste settimane dal consenso che sta avendo il modo di governare di Draghi: autorevole e decisionista, ma anche attento all’ascolto ed alle diversità di istanze. La diversità di idee sta tornando ad essere una ricchezza che nella sua sintesi genera valore, all’opposto della lunga stagione che abbiamo alle spalle in cui generava veti, polemiche, talvolta insulti. Draghi occuperà solo uno stagione (intendo non come persona, ma come ruolo istituzionale che essendo legato ad una emergenza non può che essere contingente), ma il suo metodo è possibile che faccia proseliti. Se è popolare Draghi, lo sarebbe anche una formazione politica che si ponga alla ricerca del bene comune allo stesso modo. E torno a Coraggio Italia, che si candida ad occupare questo vuoto, se vogliamo come era avvenuto, sia pure in un diverso momento storico, con la prima Forza Italia. Il modo ed il tempo sono favorevoli. Non si tratta di passare dalla maggioranza all’opposizione, come avvenuto in tanti altri casi che sono nati col peccato originale di un sapore trasformistico. Né si tratta di una operazione elettorale, visto che, salvo colpi di scena,si voterà fra due anni. Ha inoltre nei suoi cromosomi la cultura di un buon governo: i suoi motori sono infatti il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, entrambi reduci da un largo consenso elettorale dopo la prima legislazione amministrativa. Qui mi fermo: non vorrei che questa nota diventasse uno spot promozionale della recente iniziativa politica, perché racconto e ragionamenti hanno altri intendimenti. Tra l’altro, non si può escludere – visto i precedenti nati a sinistra e a destra – che si immiserisca e scivoli nel dimenticatoio, per poi esaurirsi in modo naturale. Al contrario, mi preme usare questa storia per mettere a fuoco le caratteristiche che dovrebbe avere un nuovo soggetto per riavvicinare alla politica il ceto medio che oggi o non vota o vota il male minore. Nel dopo pandemia e nel dopo Draghi, il quadro politico sarà radicalmente diverso: osservare qualche seme di potenziale valore, ci induce ad essere un po’ ottimisti e ve n’è molto bisogno!

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