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Il taccuino della settimana: usiamo il PNRR per dare sicurezza sul lavoro

a cura di Claudio Artusi |

A Torino hanno trovato la morte tre “gruisti” in un incidente sul lavoro, causato dal crollo del macchinario su cui stavano operando in una delle strade fra le più affollate della città, tant’è che nel dolore e nel cordoglio ha trovato spazio anche la considerazione che solo un miracolo ha evitato che vi fossero vittime fra i passanti. La Porta di Vetro ha riportato e commentato il giorno stesso l’accaduto, tornando sull’argomento poco dopo con un articolo che ha fornito il panorama di un fenomeno che anno dopo anno ha numeri di vittime da guerra o ora si potrebbe dire da Covid. Riparto anch’io, con questa nota, dall’episodio luttuoso, non solo per la sensibilità che mi accomuna a molti amici che operano in cantieri di vario genere, ma soprattutto per sottolineare che queste disgrazie trovano terreno fertile anche nelle politiche di investimenti che vengono indirizzate e sviluppate senza una visione organica di politica industriale. Le considerazioni che seguono sono più che un j’accuse su passato e presente, piuttosto una forte sollecitazione per il futuro, possibilmente immediato. Da qualche anno si procede in edilizia, ma non solo, con la politica degli incentivi. È senz’altro una leva appropriata per indirizzare la ripresa degli investimenti, soprattutto privati, in settori quali il risparmio energetico, la rigenerazione urbana, il risanamento ambientale. Purtroppo è sbagliato il modo con cui questa politica viene realizzata. Innanzi tutto è estemporanea: all’improvviso si stimola la domanda, presumendo che l’offerta sia talmente elastica da dare una risposta in tempo reale. Senza citare il caso della penuria di terre rare e di semiconduttori, si pensi banalmente ai ponteggi: il bonus facciate ne ha fatto merce introvabile, gli imprenditori sono pronti ad accettare prezzi da usura e a cercarli presso fornitori anche stranieri, dei quali non si ha esperienza. Ancor più è da citare la mano d’opera specializzata, che dopo quindici, venti anni di stagnazione del mercato, in parte è invecchiata senza ricambi, in parte ha cambiato lavoro. Tutto questo va a scapito dei costi, della qualità, perché no anche della sicurezza. Né si può tacere il mancato adeguamento delle istituzioni locali e nazionali a fornire documenti e informazioni necessari, ed a strutturarsi con funzioni di verifica e controllo adeguati al nuovo scenario. Le buone pratiche, non solo dei paesi virtuosi, ma anche del nostro Paese quando si faceva politica industriale, presuppongono che si facciano i piani, si articolino con le azioni occorrenti, si invitino tutti gli attori ad adeguarvisi con i tempi occorrenti alla complessità del processo. Mi pare proprio che di questo non vi sia l’ombra. Ma oltre che estemporanea, questa politica è a scadenza! La durata del provvedimento legislativo è solitamente più breve del ciclo produttivo, e pochi giorni prima della scadenza inizia una specie di lotteria: arriva o non arriva una proroga? Ecco dunque come i benefici di interventi virtuosi generano comportamenti potenzialmente dannosi per chi li promuove, per chi vi opera, per chi ne usufruisce. Siamo agli inizi di un piano di opere finanziate dal PNRR di enorme portata, per dimensioni, per multidisciplinarietà, per dislocazione geografica. È lecito aspettarsi un master plan che indirizzi e governi, ed una strutturazione di controlli preventivi che in primis salvaguardino la sicurezza. Mi si consenta una chiosa: i sindacati con lo sciopero nazionale appena effettuato hanno inteso affermare un loro ruolo. Bene, prendano in considerazione di potenziare il loro ruolo anche e soprattutto sul benessere e sulla salute di chi lavora.

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