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Il patriarca Pizzaballa e il martirio della Terra Santa

Aggiornamento: 6 mag

di Luca Rolandi


Nelle due giornate torinesi il patriarca dei Latini di Gerusalemme il francescano e bergamasco cardinale Pierbattista Pizzaballa non teme di dire la verità. Una verità che fa male tra i presenti sabato sera, 4 maggio, alla Basilica della Consolata. Quanto sta avvenendo in Terra Santa è una tragedia senza precedenti”, esordisce Pizzaballa. “Oltre alla gravità del contesto militare e politico, sempre più deteriorato, si sta deteriorando anche il contesto religioso e sociale. Per Israele era la fine della inviolabilità nazionale per i palestinesi una ulteriore prova di un conflitto che è sempre presente da oltre ottant’anni”. “Il solco di divisione tra comunità, i pochi ma importanti contesti di convivenza interreligiosa e civile si stanno poco alla volta disgregando, con un atteggiamento di sfiducia che invece cresce ogni giorno di più. Un panorama desolante”. Il porporato spiega che elementi di speranza non mancano ma che si deve “realisticamente riconoscere che si tratta di realtà di nicchia e che il quadro generale resta molto preoccupante”. Il termine pace “sembra essere oggi una parola lontana, utopica e vuota di contenuto, se non oggetto di strumentalizzazione senza fine”, sottolinea Pizzaballa. Sia in ebraico che in arabo esprime “pienezza di vita”, un approccio integrale.


La debolezza degli Stati Uniti

“È oggettivamente una situazione intollerabile. Abbiamo sempre avuto tantissimi problemi di ogni tipo, anche la situazione economico-finanziaria è sempre stata molto fragile, ma la fame non c’è mai stata. È la prima volta che dobbiamo fare i conti con la fame. Questo è intollerabile”. “Tutti, comunità religiose, politiche e sociali, - afferma il card. Pizzaballa - devono fare il possibile per rompere questa situazione”. “La debolezza degli Stati Uniti – ha detto il patriarca latino – crea un grande dilemma perché fino adesso c’è sempre stato qualcuno che metteva le cose a posto. Adesso tutto questo non esiste più, dobbiamo farlo da qui. Non so se, come e quando si potrà fare”.

“È oggettivamente una situazione intollerabile. Abbiamo sempre avuto tantissimi problemi di ogni tipo, anche la situazione economico-finanziaria è sempre stata molto fragile ma la fame non c’è mai stata. È la prima volta che dobbiamo fare i conti con la fame. Questo è intollerabile”. La debolezza degli Stati Uniti, la crisi profonda delle Istituzioni internazionali, il fallimento della diplomazia, dopo il 7 ottobre - sottolinea il card. Pizzaballa - hanno creato un grande dilemma perché fino adesso c’è sempre stato qualcuno che metteva le cose a posto.


"Venite a Gerusalemme"

Adesso tutto questo non esiste più, dobbiamo farlo da qui. Non so se, come e quando si potrà fare”. Per la pace si deve rischiare, sempre. Si deve essere disposti a perdere l’onore, a morire come Gesù”. Ammettendo che la pace in Terra santa sarà sempre un work in progress, il Patriarca rammenta che per la “Chiesa di Terra Santa, calata in un contesto di società plurireligiosa e pluriculturale, ricca di tante diversità ma anche di divisioni, la «pace di Gerusalemme», di cui parla il salmo 121, non è soppressione delle differenze, annullamento delle distanze ma nemmeno tregua o patto di non belligeranza garantito da patti e da muri”.  Nel giorno della festa della Sindone, il Patriarca fa un richiamo alla responsabilità internazionale e riporta il grido di dolore di una territorio vasto, ma non rinuncia ad invitare i credenti del mondo libero e in pace a riprendere i pellegrinaggi:  “Venite in Terra Santa,  ci sono itinerari sicuri tra  Gerusalemme e Nazareth, sarebbe un segnale di speranza, una forma di solidarietà e di vicinanza alla nostra gente riportando lavoro, un barlume di normalità”.

 


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