Il monumento a Giulia di Barolo: uno sguardo d'umanità sulle donne carcerate
- La Porta di Vetro
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È la prima statua pubblica a Torino dedicata a una donna

Domani, sabato 17 gennaio, alle 11, a Palazzo Barolo si vivrà la conclusione (in forma ristretta e privata, per la soppressione della festa liturgica laica con la scopertura, decisione che ha provocato reazioni contrastanti) di un lungo iter culturale e storico che sana una sorta di vulnus a Torino: l'assenza di una statua dedicata ad una donna. E l'opera, suggestiva, vede la luce con i lineamenti di Giulia di Barolo (1786-1864), nata Juliette Colbert di Maulévrier nella cattolicissima Vandea nel 1786.[1]
Filantropa, una vita di generoso impegno speso a favore delle carcerate, Giulia di Barolo fondò insieme con il marito Carlo Tancredi il "Distretto Sociale Barolo", con cui si realizzò il primo tentativo, superando notevoli resistenze di classe e preconcetti in una Torino in piena restaurazione, per l'accoglienza delle donne in uscita dalla condizione carceraria. Il Distretto divenne un punto di riferimento tanto più importante in quel secondo decennio dell'Ottocento in cui la capitale sabauda e l'intero Regno di Sardegna versavano in aperta crisi economica, con una congiuntura negativa che si sarebbe prolungata fino agli anni Quaranta del secolo.

L'opera è alta due metri e 30 centimetri, pesa 170 chilogrammi, sviluppa una superficie di 4 metri quadrati ed è posizionata a un'altezza di 4 metri da terra sulla facciata del seicentesco palazzo Barolo tra le vie Corte d'Appello e delle Orfane. La scultura in bronzo, realizzata in due anni di lavoro da Gabriele Garbolino Rù [2], un artista che si sta affermando in Italia e all'estero per la sua vena innovativa, con la curatela artistica di Enrico Zanellati, raffigura simbolicamente l'afflato missionario di Giulia di Barolo che tiene tra le sue braccia una carcerata.
Erede spirituale ed economico di Giulia e Carlo Tancredi è l’Opera Pia Barolo, fondata nel 1864, anno della morte della marchesa, attraverso il suo testamento, che ha reso l'istituzione sua erede universale con la gestione del patrimonio per il bene comune, "facendolo diventare generatore e promotore di benessere sociale, promuovendo cultura, educazione e, soprattutto, solidarietà verso le fasce di popolazione più bisognose di attenzione".[3]
Da domani, per tre giorni, una serie di eventi culturali tra Palazzo Barolo e il Distretto Sociale (sede di varie associazioni di volontariato), tra iniziative culturali, spettacoli musicali, visite guidate a Palazzo Barolo,[4] dove soggiornarono personaggi celebri di Storia patria risorgimentale, tra cui l'autore de Le mie prigioni Silvio Pellico, accolto proprio dai Marchesi Falletti di Barolo dopo la sua scarcerazione dallo Spielberg, dei quali il patriota divenne segretario e amico, biografo e ammiratore. Scrisse Pellico, in una lettera del 1837 a Federico Confalonieri: "Ho stretto amicizia con poche persone; i più intimi sono i Barolo, marito e moglie, anime rare, sempre occupate di vera carità e di Dio. Io sono vincolato a loro, non solo come a benefattori miei, ma come ad ingegni elevati ed amabili, ed a cuori eccellenti in ogni cosa".[5]

A quasi due secoli di distanza, la figura dei Marchesi Falletti di Barolo - per i quali è in atto un processo di beatificazione - è ricordato come un esempio di estrema continuità d'aiuto a più poveri e alle iniziative Chiesa cattolica nella Torino dei santi sociali. Un lavoro che si allargò alla sfera culturale e ad un'opera importante per la capitale del Regno: il sostegno finanziario per la costruzione del cimitero Monumentale di Torino offerto proprio dal marchese Tancredi.[6]
Il programma degli eventi si concluderà lunedì, 19 gennaio, con una messa nell'anniversario di morte della marchesa presso la chiesa di Santa Giulia, seguita da un concerto ‘Sulle note di Giulia’ nel Salone d'Onore di Palazzo Barolo.
Note
[1] La statua è un'iniziativa dell’Opera Barolo e patrocinata da Città di Torino e dall'Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, con il sostegno economico della famiglia Abbona, proprietaria dell’azienda vitivinicola "Marchesi di Barolo. Antiche Cantine in Barolo" un tempo dei marchesi, e l'intervento del Gruppo Iren, che ne ha curato l’illuminazione.
[3] L’Opera Barolo è presieduta, con un meccanismo di governance ad alternanza triennale, dal più alto magistrato e dalla più alta carica ecclesiale della Città di Torino, oggi dall'Arcivescovo di Torino, cardinale Roberto Repole.
[4] II programma e altre informazioni sono disponibili nelle pagine del sito web dell’Opera Barolo, all’indirizzo www.operabarolo.it
[6]Il feretro di Giulia di Barolo è custodito dal 1899 nella chiesa di santa Giulia, nel quartiere Vanchiglia, un luogo di culto da lei finanziato, cui presenziò alla posa della prima pietra nel 1863, un anno prima della morte. Nel 2013 è stato traslato anche il corpo del marito Tancredi.













































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