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Diseguaglianze e debito pubblico, “attrazione fatale”

di Anna Paschero|

Ogni bambino che nasce oggi ha sulle spalle un debito pubblico di 40.000 Euro. E questa quota è destinata a crescere, non solo per la crescita del debito ma anche perché di bambini, in Italia, ne nascono sempre di meno. Siamo un paese di vecchi che non sanno guardare al futuro. Nel mentre, insieme al debito, continuano a crescere le disuguaglianze di ricchezza. In tempo di COVID gli scostamenti di bilancio hanno superato i 165 miliardi. Il debito viene alimentato dallo sbilancio tra le spese dello Stato rispetto alle entrate: un bilancio in pareggio potrebbe sottrarre risorse alle famiglie per l’accumulazione. Debito pubblico e ricchezza delle famiglie sono dunque fenomeni collegati e non è casuale che la crescita delle disuguaglianze degli ultimi anni sia anche accompagnata dalla crescita del debito pubblico. Gli effetti di questa pioggia di danaro che si sta riversando su parte dei cittadini, appare poco visibile, mentre lo sono maggiormente gli effetti dell’accumulo di danaro da parte di quel 20% più ricco della popolazione che possiede il 60% della ricchezza e che con la pandemia ha aumentato i propri averi. Il perché della “dote” ai giovani

L’accumulo di patrimoni aumenta le disuguaglianze più del reddito: per questa ragione l’OCSE ha da tempo invitato i Paesi che ancora non l’hanno fatto a prendere in considerazione un certo grado di progressività nell’applicazione della tassa di successione. L’Italia si trova sicuramente tra questi paesi perché l’imposta sulle successioni è praticamente inesistente. Ora, di fronte ad una proposta più che sensata oltre che necessaria, di aumentare il prelievo sui patrimoni superiori ai 5 milioni di Euro, applicando una tassa di successione almeno in linea con quella dei paesi dell’Unione a noi più vicini, l’immediata e vigorosa sollevazione di parte della politica non sorprende più di tanto. Il gettito sarebbe destinato, secondo il proponente Enrico Letta, a stimolare la mobilità sociale inter-generazionale e garantire una società più eguale e mobile nel divario ricchi-poveri, garantendo le stesse possibilità di crescita e di affermazione nella vita a tutti i diciottenni, a partire dagli studi fino all’avvio di una attività lavorativa. Una “dote” a favore dei giovani, che oggi sono i più poveri, attraverso un prelievo ai più anziani, nelle cui mani è concentrata oggi la maggior parte della ricchezza: una sorta di restituzione più che legittima. Mentre Salvini con dichiarazioni annuncia la “sua” riforma fiscale “con la flat tax semplice e progressiva” in Italia, con una evasione fiscale che oggi supera i 100 miliardi annui, il tema fiscale, da oltre un secolo, continua a rimanere un tabù.

La denuncia di Giovanni Giolitti

Il monregalese Giovanni Giolitti (1842-1928), prima esponente della sinistra storica, poi liberale, più volte Presidente del Consiglio e sicuramente statista di rilievo in quella fase della vita italiana, in un discorso del settembre del 1900 espresse con queste parole la sua posizione sulla questione delle tasse: “il Paese è ammalato politicamente e moralmente, ma la causa più grave di questa malattia è il fatto che le classi dirigenti spesero enormi somme a beneficio proprio quasi esclusivo e vi fecero fronte con imposte, il peso delle quali cadde in gran parte sulle classi più povere; abbiamo un gran numero di imposte sulla miseria: il sale, il lotto, la tassa sul grano, sul petrolio, il dazio di consumo, ma non ne abbiamo una sola che colpisca esclusivamente la ricchezza vera. Perfino le tasse sugli affari e le tasse giudiziarie sono progressive alla rovescia. Quando nel 1893, per stringenti necessità finanziarie, io dovetti chiedere alle classi più ricche un lieve sacrificio, sorse da una parte delle medesime una ribellione assai efficace contro il governo che quella dei poveri contadini siciliani e l’on.le Sonnino, andato al governo dopo di me, dovette provvedere alle finanze rialzando ancora il prezzo del sale e il dazio sui cereali. Io deploro quanti altri mai la lotta di classe; ma, siamo giusti, chi l’ha iniziata?”

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