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Di Maio "emigrante" di lusso: l'aspetta il Golfo Persico

di Menandro


Non è mai abitudine parlare in prima persona, ma vi sono costretto dalla inabituale asprezza con cui il signor Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura, ha trattato l'uomo che ha sconfitto la povertà in Italia, al secolo Luigi Di Maio, meglio noto come Giggino. Sarò sincero, Giggino va difeso. Vuoi perché non mi piace infierire sulla fragilità di individui privi di adeguati titoli di studio, che non siano quelli della buona volontà, sia perché non mi sento di pretendere da lui il sacrificio estremo di rimanere in cerca di nuova occupazione, mentre ha in mano un assegno da 12 mila euro netti al mese.

Dopodiché, anche se non condivido la veemente reazione del critico d'arte, ne comprendo l'imbarazzo: osservare la promozione di Di Maio nel ruolo di inviato speciale dell'Unione Europea nel Golfo Persico è un rospo difficile da digerire, soprattutto se si fa parte di un governo che ha istituito il Ministero dell'Istruzione e il Merito.

E, in effetti, quando si affronta il tema dell'istruzione di Luigi Di Maio, quando si raccoglie il suo noto e variegato florilegio di congiuntivi dannati all'inferno, la tenerezza diventa meschina, la compassione si nasconde dietro lavagna, e si sprofonda in un girone di gaffes da far rodere d'invidia persino il Sommo Poeta. Peraltro, risultati migliori non sono mai stati appannaggio del nostro anche in altre materie (prerequisito per quella posizione di prestigio) come la storia e la geografia, ma almeno per quest'ultima le lacune sono in parte spiegate dalla cronica e diffusa difficoltà a incrociare latitudine e longitudine per fissare la posizione degli Stati. Tuttavia, non vi dovrebbero essere problemi per il Golfo Persico, perché a Luigi Di Maio, inventore del reddito di cittadinanza con Navigator di serie, ne è stato assegnato uno personale multilingue (forse l'unico Navigator ad aver trovato un posto di lavoro a un disoccupato).

Le vene del collo di Sgarbi però si gonfiano ulteriormente non appena entra in gioco il Merito. E qui, il critico d'arte vede rosso. Il Vittorio tutt'altro che infeltrito comincia a dilatare le froci del naso come un toro nell'arena e mano mano che dagli spalti gli arriva il grido di battaglia - "Vaffa..., vaffa..., vaffa..." - che per Luigi Di Maio è valso più un terno al lotto, la sua rabbia prende corpo contro quell'incarico di prestigio senza concorso che equivale, per l'ex vicepresidente del Consiglio nel governo gialloverde e ministro degli Esteri nel governo Conte II e nel governo Draghi, a uno stipendio ben remunerato "quando invece un archeologo guadagna diecimila all'anno per fare lavori straordinari". Come gli si può dare torto?

Ma neppure gli si può dare ragione, se l'imprimatur all'ex capo della Farnesina arriva direttamente dalle stanze di Josep Borrell i Fontelles, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue che, scrive il Corriere della Sera, lo ha raccomandato a rappresentante speciale dell’Ue nel Golfo "sulla base delle prestazioni", evidentemente superiori a quelle fornite dagli altri candidati, il cipriota Markos Kyprianou, l'ex inviato dell'Onu in Libia Jan Kubis e l'ex ministro degli Esteri greco e commissario Ue Dimitris Avramopoulos.

"È il candidato ideale", avrebbe puntualizzato urbi et orbi lo spagnolo Borrell, forse riandando ad un glorioso passato, per quanto lui militante del Partido Socialista Obrero Español, quando nei "bassi napoletani" comandava il Vicerè di Spagna. Corsi e ricorsi storici: che Giggino Di Maio abbia se non imparato, almeno incrociato a suo vantaggio storia e geografia?

Todos caballeros, olè!

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